Molti degli interventi medici a cui i prematuri devono essere sottoposti per far fronte ai limiti di sviluppo di molti organi e apparati, concorrono all'indebolimento delle loro difese immunitarie. Fra gli interventi invasivi, i più comuni sono rappresentati dall’inserimento di cateteri venosi centrali - indispensabili per assicurare l’apporto di farmaci o di adeguate quantità di liquidi non assumibili per bocca - e dall’utilizzo di cannule tracheali per intubazione, grazie alle quali è possibile una corretta respirazione in soggetti con inadeguato sviluppo dei polmoni.
Novità: i probiotici
La scarsa possibilità di prevenire le infezioni tramite i classici mezzi farmacologici, in un settore nel quale il rischio infettivo va progressivamente aumentando, ha stimolato in questi ultimi anni la ricerca, nella speranza di trovare soluzioni efficaci e con ridotto rischio di eventi avversi di rilievo. Partendo dalla considerazione che gran parte delle infezioni del prematuro è dovuta alla flora enterica, si è cercato di intervenire sull’apparato gastroenterico, sia fornendo alimenti estremamente utili a mantenere la flora enterica il meno potenzialmente lesiva possibile, come ad esempio il latte materno, sia somministrando preparati capaci di modificare la stessa flora enterica in modo da rendere meno pesante la presenza di patogeni, il tutto senza ricorrere ad antibiotici. Alcuni probiotici, un tempo chiamati più semplicemente fermenti lattici, si sono rivelati, sia in alcuni studi sugli animali, sia in alcuni sperimentazioni sul neonato prematuro, capaci di limitare il rischio infettivo e hanno aperto una nuova prospettiva di prevenzione. Tra i probiotici i dati più significativi si sono avuti con il Lactobacillus rhamnosus GG, che sembra sia in grado di contenere tanto il rischio di sviluppo di enterite necrotizzante, quanto il rischio di colonizzazione intestinale con funghi. I probiotici agirebbero sia localmente a livello intestinale, sia espletando un potenziamento delle difese immunitarie sistemiche, con riflessi positivi anche nella prevenzione delle patologie infettive batteriche di provenienza diversa da quella intestinale. In ogni caso, è chiaro che altri studi sono necessari perché queste interessanti possibili misure di profilassi vengano codificate come realmente efficaci, sicure ed indispensabili. Fino a quando ciò non sarà dimostrato, il modo migliore di prevenire le infezione nel prematuro è quello di assicurargli la permanenza in locali adeguati e un’assistenza fornita da un personale ben attento alle più accurate misure igieniche.









