In amore disincantati, alla ricerca della passione, poco inclini al sacrificio, vivono il presente in un rapporto “perché domani chissà”. Poco disposti a rinunciare ai propri interessi per il bene della coppia “perché prima viene il mio di bene”. Anche se all’inizio vorrebbero amarsi per tutta la vita. Ma poi davanti alla prima crisi tutto finisce con un grande senso di delusione.
Ecco l’atteggiamento di uomini e donne italiani con un’età tra i 30 e i 45 anni in tema di amore e su come oggi si vive un rapporto.
L’ Eurodap, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico ha realizzato un sondaggio on line al quale hanno risposto 700 persone.
“L’intento era quello di capire – spiega la Dottoressa Paola Vinciguerra, presidente dell’Eurodap – in quale direzione andasse la coppia, considerando il momento buio che il nostro Paese sta vivendo ormai da qualche anno dal punto di vista economico con una serie di problematiche che a cascata influenzano la vita sociale in tutti i suoi vari aspetti”.
“Oggi la coppia vive grandi passioni, si parte nei rapporti con sprint – dice l’esperta anche responsabile dell’Uiap, Unità Italiana Attacchi di Panico, presso la Clinica Paideia di Roma – E con l’idea che sarà per tutta la vita, dedicandosi all’altro/a fino in fondo. Ma nell'epoca del fast food anche le relazioni durano sempre di meno. Il diminuire nel tempo della carica delle endorfine, che si scatenano nel periodo dell’innamoramento, fa percepire un senso di abitudine, stanchezza, ripetitività che porta i partner ad allontanarsi”.
Secondo la Vinciguerra “per rendere durevole un rapporto è necessario fare un passaggio psicologico tra il momento iniziale dell'eccitazione, che sicuramente crea una sensazione emotiva evidente, ad una sensazione emozionale meno scintillante ma sicuramente più piena e riempiente. Scambiare questo per la fine di un amore è determinato da un nostro bisogno di vivere sempre sopra le righe per sentirci euforici”
“Oggi ci sono moltissimi single, una condizione nella maggior parte dei casi determinata, da una negazione della crescita, che viene percepita come rinuncia”, conclude l’esperta.









