In occasione della giornata Mondiale contro il cancro, ACTO onlus lancia un allarme per denunciare la grave situazione in cui versano le donne colpite da tumore ovarico in Italia, dove trattamenti già disponibili in molti Paesi Europei tardano ad arrivare.
In Italia ogni anno si verificano 5000 nuovi casi di carcinoma all’ovaio, una malattia subdola che aggredisce in silenzio e si scopre quindi spesso troppo tardi: circa il 70% viene infatti diagnosticato in fase avanzata (metastasi).
"È una battaglia che stiamo perdendo tre volte!" - afferma Flavia Bideri, fondatrice e presidente di ACTO onlus, Alleanza Contro il Tumore Ovarico, nata tre anni fa su iniziativa di pazienti che si sono trovate a combattere con questa malattia.
"La prima ragione è legata alla difficoltà di diagnosticare la patologia, la seconda ad una ricerca che stenta a trovare armi pienamente efficaci e la terza ad una inspiegabile inerzia del sistema salute del nostro Paese che rischia di vanificare anche quanto ad oggi potrebbe essere reso disponibile.
Sulla prima causa - prosegue Flavia Bideri - stiamo lavorando, insieme ai medici, per sensibilizzare le donne sull’importanza di ascoltare il proprio corpo e non sottovalutare alcuni segni importanti. Sulla seconda e sulla terza ci sentiamo impotenti. La ricerca non ha il supporto e il riconoscimento che dovrebbero incentivarla: sono pochi gli studi focalizzati sul tumore ovarico e poche le opzioni terapeutiche.
Ma quello che non si può accettare - sostiene con forza Flavia Bideri - è che, dopo 15 anni di mancanza di novità terapeutiche, un farmaco già disponibile negli Stati Uniti e in tutta Europa da oltre un anno (e anche nel nostro Paese in altre indicazioni) non sia ancora utilizzabile in Italia per trattare il carcinoma ovarico.
In Europa questo farmaco ha ottenuto addirittura la seconda indicazione in questa patologia. Da noi tutto tace, nonostante nel 2011 i parlamentari abbiano firmato una mozione. Siamo all’inizio del 2013 e le pazienti italiane ogni giorno ci chiedono come mai non hanno diritto di curarsi come le donne tedesche fanno dal dicembre 2011, così come quelle francesi, danesi e norvegesi.
Stiamo ancora aspettando una risposta dal Ministro Balduzzi e dal professor Pecorelli (Aifa) ai quali abbiamo scritto - spiega Flavia Bideri - per capire perché da noi è ancora tutto fermo. Ci rendiamo conto delle difficoltà del momento storico e politico che stiamo vivendo, ma abbiamo chiesto alle istituzioni di non abbandonare le migliaia e migliaia di donne italiane che lottano contro questo terribile nemico. In questo contesto è necessario che ognuno - politici, autorità, ricercatori, clinici, aziende - si assuma le proprie responsabilità facendo la propria parte, in una vera alleanza per dare alle malate di tumore ovarico le stesse opportunità che le donne di altri Paesi già hanno. Per queste donne il tempo è vita e - conclude Flavia Bideri - auspichiamo che adesso, dopo tante parole, arrivino risultati concreti".









