E’ entrato nelle sale operatorie e ha rivoluzionato l’anestesia generale. In appena due, tre minuti consente il recupero completo della funzione muscolare e respiratoria indipendentemente dalla durata dell’anestesia e dalla quantità di miorilassante somministrato. E’ l’antidoto immediato della curarizzazione. Non è un supereroe ma è il primo e unico farmaco in grado fare tutto questo, l’alternativa è un’attesa di ore e il rischio di complicanze.
La presa di posizione della SIAARTI e lo stato dell’arte dell’anestesia in Italia sono stati al centro di una conferenza stampa a Roma alla vigilia dell’ importante incontro scientifico “Networks in Anaesthesiology – NIA” che si tiene nella Capitale dal 7 all’8 febbraio all’Hotel Marriott. Chi impedisce all’anestesista di usare questo farmaco è responsabile dei rischi che corre il paziente. Parla Antonio Corcione «La Società Italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva – dice Antonio Corcione, Presidente Designato della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e Direttore UOC Anestesia e TIPO AO dei Colli, V. Monaldi di Napoli– ha sentito il dovere di prendere una posizione netta con il Position Paper sull’uso del sugammadex. Il sugammadex, nonostante sia stato approvato nel nostro Paese, in molte sale operatorie non può essere utilizzato e questo perché a livello regionale o della singola struttura ospedaliera si crede che sia questa la strada per risparmiare. Ma non è così. I pazienti hanno il diritto di veder garantita la scelta anestesiologica più sicura. E per ottenere ciò l’anestesista ha il diritto di poter utilizzare i migliori strumenti a sua disposizione. E nessuno avanzi obiezioni di carattere economico: ad esempio l’utilizzo del sugammadex riduce i tempi di recupero neuromuscolare, ottimizzandone il profilo di sicurezza e il turnover di interventi in sala operatoria. Nel documento si afferma – avvalorando tutto con prove scientifiche - che in tutti quei pazienti nei quali l’anestesista decide di utilizzare i curari steroidei si deve poter utilizzare il sugammadex. E’ una posizione chiara e netta. Questo significa che non ci sono più alibi. Un Direttore di Anestesia può fare richiesta d’uso di sugammadex in sala operatoria avvalorandola con il Position Paper della SIAARTI. In caso di risposta negativa, la struttura ospedaliera si assumerà tutte le responsabilità di carattere medico-legale nei confronti del paziente. Il sugammadex rappresenta un’evoluzione in anestesia, la SIAARTI con questo documento ha chiarito ulteriormente le idee relativamente all’approccio al problema. Chi nega il farmaco per motivi economici se ne dovrà anche assumere la responsabilità. Ritengo sia dovere dell’anestesista avvisare il paziente che in quella struttura non è possibile avere la scelta anestesiologica più sicura. Bisogna garantire al paziente di avere la possibilità di scegliere. Anche se questo è, per l’ospedale, un danno apparentemente “considerevole” in termini di risparmio: è un circolo vizioso che bisogna interrompere».
«Volendo semplificare al massimo potremmo dire che il sugammadex è l’antidoto immediato della curarizzazione poiché agisce in pochissimi minuti – spiega Giorgio Della Rocca, Direttore della Clinica Anestesia e Rianimazione e Direttore della Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione all’ Università degli Studi di Udine - In modo più selettivo, è un antagonista del miorilassante steroideo in grado di agire in tempi rapidissimi – entro due, tre minuti appunto - consentendo la rapida e completa ripresa della funzione muscolare e respiratoria indipendentemente dalla durata dell’anestesia e dalla quantità di miorilassante steroideo somministrato durante l’intervento chirurgico. E vorrei sottolineare gli aggettivi rapida e completa, perché non si tratta di dettagli ma di elementi di grande importanza per la sicurezza del paziente. Il sugammadex è l’unico antagonista dei miorilassanti steroidei in grado di assicurare questo, l’alternativa è un’attesa di ore prima che il paziente recuperi la sua completa funzionalità muscolare e quindi respiratoria. Ma non solo, anche a distanza di tempo dalla fine dell’intervento se l’anestesia non è stata completamente eliminata può insorgere un danno respiratorio legato alla curarizzazione residua. L’anestesia generale avviene grazie alla somministrazione di tre farmaci: un ipnoinduttore, un oppioide e un curaro. E’ quest’ultimo ad avere la funzione miorilassante. Affinché si possa utilizzare come antagonista o meglio come “antidoto” il sugammadex è necessario scegliere un curaro steroideo come rocuronio o vecuronio due farmaci comunemente impiegati nell’anestesia generale. Il sugammadex, infatti, appena somministrato al paziente si lega immediatamente alle molecole del miorilassante, le incapsula e le rende inattive. Grazie alla sua azione selettiva, quindi mirata, riconosce e incapsula tutte le molecole del miorilassante: ecco perché è in grado in brevissimo tempo – due o tre minuti - di ripristinare completamente, e sottolineo ancora completamente, la funzione muscolare. Gli antagonisti ‘tradizionali’ dei miorilassanti più usati in sala operatoria, come la neostigmina ad esempio, non hanno un’azione mirata e selettiva ma agiscono in maniera indiretta ed è per questo che ci vuole molto più tempo affinché tutte le molecole di curaro vengano eliminate dall’organismo attraverso fegato e reni. In sintesi: con il sugammadex abbiamo una ripresa della funzione muscolare rapida e completa, con gli altri antagonisti più lenta e non sempre totalmente appropriata». Riduce i rischi per il paziente che dell’anestesia generale ha sempre paura. Parla Carlo Ori «I pazienti si dividono in due grandi categorie: quelli che ti chiedono ‘tanta’ anestesia perché hanno paura del dolore e quelli che ti chiedono ‘poca’ anestesia perché ne hanno paura – spiega Carlo Ori dell’Università degli Studi di Padova - In ogni caso tutti parlano del risveglio. Oggi grazie a tutte le strategie che mettiamo in atto in sala operatoria il rischio è veramente molto basso. Quello che fa preoccupare di più possono essere le complicanze post operatorie legate all’anestesia. Ecco perché l’introduzione di un farmaco rivoluzionario come il sugammadex che nel giro di due, tre minuti riporta il paziente alla sua completa funzione muscolare e respiratoria scongiurando ogni complicanza da curarizzazione è da considerarsi veramente importante. E rassicurante sia per l’anestesista, che per il chirurgo che ancor di più per il paziente. Chiunque si sia sottoposto ad anestesia generale ricorda la fase post operatoria gravata da una grande pesantezza, la sensazione di avere il corpo pesante come un macigno, impossibile da muovere se non con uno sforzo immenso. E poi la difficoltà a respirare e il senso di stanchezza. Un paziente al quale in sala operatoria è stato somministrato il sugammadex invece dei tradizionali farmaci per la risoluzione del blocco neuromuscolare (gli anticolinesterasici) non avrà nessuna di questa sensazione perché nel giro di due, tre minuti riacquisterà completamente la funzione muscolare. Non si tratta solo di non avere sensazioni ‘spiacevoli’. Forse non tutti sanno che il corpo pesante e l’incapacità di muoversi è legata al fatto che durante l’intervento chirurgico per garantire la completa immobilità – anche quella involontaria – tra i farmaci somministrati dall’anestesista ci sono anche i miorilassanti che bloccano completamente la funzione muscolare. Per questo un paziente non è in grado di respirare autonomamente e viene intubato e ventilato. Ecco perché dopo un intervento chirurgico possono presentarsi complicanze respiratorie, perché in circolo ci sono ancora quantità di miorilassanti attivi e in grado di interferire con la respirazione. Il sugammadex cattura ogni singola molecola, la incapsula e la rende inattiva. Così nel giro di qualche minuto la funzione muscolare riprende completamente perché non c’è più nemmeno una molecola di farmaco in azione. Al contrario, gli antagonisti ‘tradizionali’ dei miorilassanti sono in grado al massimo di facilitare mediante l’aumento della concentrazione dell’antagonista naturale (l’acetilcolina) a livello della placca neuromuscolare e le funzione muscolare ritorna normale solo dopo un tempo variabile, ma comunque prolungato».









