Si chiama “PISA/IIT SoftHand”, ed è la nuova mano robotica sviluppata dal Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa e dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. I finanziamenti sono arrivati dalla Comunità Europea, con il progetto di Robotica Cognitiva “THE Hand Embodied”(Pisa) e con il grant ERC “SoftHands” (IIT). Lo scorso venerdì è stata premiata dalla comunità scientifica internazionale come “Migliore articolo” alla conferenza internazionale Humanoids 2012, ad Osaka, in Giappone – ovvero, nella patria della robotica più avanzata.
Si tratta del secondo riconoscimento consecutivo conferito quest’anno al progetto dell’arto robotico, che aveva già ottenuto un premio analogo alla conferenza mondiale di Robotica e Sistemi Intelligenti (IROS 2012) a Ottobre in Portogallo.
Non solo perché al costo di alcune centinaia di dollari e con un solo motore la mano è in grado di compiere tutte le prese che sa fare una mano umana. Non solo per l’estrema versatilità che la rende utilizzabile sia come mano robotica che come protesi in modo molto semplice. Ma soprattutto per la robustezza ed affidabilità che la rendono unica nel panorama delle mani robotiche fino ad ora sviluppate.
Le dita si possono piegare, tirare, distorcere, disarticolare, e ritornano a posto senza danno: davanti allo stupito uditorio della conferenza la mano è stata sbattuta violentemente (anche contro una lastra di ghisa), uscendone intatta.
“Tutto questo” spiega Antonio Bicchi, coordinatore del Gruppo di Robotica al Centro Piaggio e Senior Scientist all’IIT di Genova, “grazie al fatto che la mano ha un design rivoluzionario. Non ha giunti con cuscinetti a sfere, ma le falangi rotolano l'una sull'altra come le articolazioni del corpo umano. Non ha vincoli rigidi tra le dita, ma legamenti che le conferiscono elasticità. E ovviamente non ha ruote dentate, ma tendini. Questi elementi di base sono applicati non copiando pedissequamente la
struttura della mano umana, ma cercando di capire quali sono le parti della struttura della mano che le consentono di svolgere determinate funzioni, per poi sviluppare una struttura artificiale in grado di svolgere la stessa funzione”. Le funzioni stesse sono progettate e realizzate sulla base di una delle teorie più avanzate delle neuroscienze moderne, quella delle sinergie motorie.
La collaborazione tra il Centro “E. Piaggio” di Pisa, tradizionale eccellenza nello studio della mano e del tatto, e l’IIT di Genova, istituto di ricerca che ha l’obiettivo di trasformare la qualità scientifica della scienza e tecnologia italiana, e in particolare della robotica, in applicazioni utili per la società, è stata resa possibile dal prestigioso premio assegnato dal Consiglio Europeo delle Ricerche ERC Grant al progetto SoftHands, che ha portato un finanziamento di 2.5 milioni di Euro della Comunità Europea al gruppo guidato dal Prof. Antonio Bicchi.
La mano robotica è già di fatto pronta per essere usata come protesi: è stato infatti sviluppato un avambraccio artificiale a cui la mano può essere agganciata e mossa con una sola leva, collegata all’unico motore della mano, che la rende in grado di fare praticamente tutte le prese comuni sugli oggetti quotidiani, come una tazza, uno spruzzatore, un telefono, la maniglia di una valigia o di una porta.









