Allattamento esclusivo al seno sino a 6 mesi; no all’eccesso di proteine nei primi due anni di
vita; controllare l’accrescimento del lattante con visite periodiche dal pediatra tenendo
presente che un’eccessiva velocità di crescita è un fattore di rischio per l’obesità in età
adulta; non trascurare l’importanza del sonno (sono necessarie 14-16 ore nell’arco della
giornata per il lattante;
12-14 ore da 1 a 3 anni; 11-12 ore nell’infanzia e 9-10 adolescenza); no alla
televisione prima dei 2 anni, e dopo limitare il tempo passato davanti allo schermo (TV e
computer che sia) al massimo a 2 ore al giorno e mai in camera da letto. E dai 5 anni in poi
attività fisica (compreso camminare, andare a scuola a piedi ecc.) per 60 minuti al giorno.
Sono le azioni per prevenire sovrappeso e obesità da mettere in atto nella prima età della
vita (0-4 anni) raccomandate dalla Società Italiana di Pediatria in occasione degli Stati
Generali della Pediatria che si sono tenuti sabato 17 novembre 2012 in contemporanea
in 12 regioni italiane. Tema comune a tutte manifestazioni è stato “Nutrizione e Salute dal
bambino all’adulto”. Un’iniziativa, organizzata in occasione della Giornata mondiale del
bambino e dell’adolescente e giunta alla seconda edizione, con cui i pediatri chiamano a
confronto rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola, delle associazioni, dei
genitori, dell’industria alimentare, dei media per realizzare azioni comuni di prevenzione.
Partner dell’iniziativa Slow Food, con cui la SIP stringe un’alleanza per promuovere corretti
stili alimentari sin dalla prima infanzia.
I numeri sono allarmanti: nel mondo circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni di età sono in
sovrappeso. In Europa, dove la prevalenza di obesità è triplicata dagli anni Ottanta, è
mediamente in sovrappeso un bambino su cinque, uno su tre nella fascia 6-9
anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obesità è in Europa è responsabile
del 2-8% dei costi sanitari e del 10-13% dei decessi. L’Italia conta oltre un milione di
bambini in sovrappeso (di cui 400 mila obesi) quindi a rischio di andare incontro in età
adulta a diabete, malattie cardiovascolari e addirittura tumori.
“L’obesità è diventato un problema di salute pubblica” afferma il Presidente della Società
Italiana di Pediatria Alberto G. Ugazio. “Non possiamo
pensare di fermarla con
provvedimenti isolati e frammentari come la tassa sulle bibite gassate e similari. Serve
invece un impegno comune tra tutti coloro che si occupano di indirizzi nutrizionali e di stili
di vita del bambino, un impegno che parta da quello che sta via via emergendo dalla
letteratura scientifica, cioè l’origine nell’infanzia, addirittura nella gravidanza, delle
patologie che si sviluppano nella vita adulta. Ecco perché diventa fondamentale la
prevenzione in età prescolare, da 0 a 4 anni. Agire sulla nutrizione “pre” e “post” natale, in
quel periodo sensibile della vita in cui il bambino matura la capacità di regolare il
metabolismo sia a breve sia a lungo termine, è la prima e più efficace arma per prevenire
non solo sovrappeso e obesità ma diabete, ipertensione, malattie cardioischemiche,
allergie ed osteoporosi”.
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Lo studio europeo EARNEST (2005-20010) finanziato dall’Unione Europea (coordinato
dall’Università di Monaco ed al quale hanno partecipato 40 centri di Ricerca, di cui 5
italiani, di 16 Paesi europei) individua 5 fattori di rischio per l’obesità e la salute a lungo
termine: fumo e uso di sostanze tossiche per il feto in gravidanza; limitazioni
all’allattamento materno; eccesso proteico ed esagerata introduzione di zuccheri nelle
prime età della vita. “In particolare – spiega il prof. Claudio Maffeis, direttore dell’Unità di
Diabetologia, Nutrizione Clinica e Obesità in Età Pediatrica dell’ULSS 20 e Università di
Verona - l’allattamento materno nei primi mesi di vita riduce il rischio di obesità in età
scolare del 16-28%. Inoltre occorre tener presente che in gravidanza eccessi o carenze
nutrizionali, condizioni metaboliche alterate (obesità, diabete, ipertensione) ed età
avanzata della madre aumentano il rischio per il nascituro di avere un basso (meno di 2,5
kg) o elevato peso (oltre 4,5 kg) alla nascita rispetto all’età gestazionale: entrambi fattori
di rischio per lo sviluppo dell’obesità nelle età successive”.
Se da un lato occorre agire sugli aspetti nutrizionali la Società Italiana di Pediatria
sottolinea anche la necessità di tenere alta l’attenzione sul ruolo di fattori non
nutrizionali che possono interferire con l’insorgenza di sovrappeso e obesità:
Attenzione al sonno Il sonno insufficiente nell’infanzia, nella preadolescenza e
nell’adolescenza è un fattore di rischio. Secondo uno studio americano, condotto
dall’Università di Washington, i bambini che da 0 a 4 anni dormono meno di quanto
avrebbero bisogno hanno un rischio quasi doppio di sviluppare sovrappeso o
obesità nelle età successive della vita (Bell JF. Zimmerman FJ, Arch Pediatr
Adoloscent Med 2010 sept), mentre a 10 anni un’ora di sonno in meno a notte
vuol dire un rischio doppio di obesità a 13 anni (Seegers, V, Petit D, Falissard B,
Vitaro F , Trembaly RE, Montplasir J, Touchette E, Am J Epidemiol, Mar 2011). E
come rileva un’indagine dell’Università della Murcia su 3331 adolescenti tra 12 e 17
anni condotta in 10 paesi Europei (Austria, Belgio, Francia Germania, Grecia,
Ungheria, Italia, Spagna e Svizzera) chi dorme meno di otto ore per notte ha un
maggior rischio di sovrappeso: ciò vale soprattutto per il sesso femminile e sembra
essere correlato al fatto che chi dorme meno conduce una vita più sedentaria e
mangia di più (Garaulet M, Int J Obes, 2011 oct).
No a troppa TV Autorevoli studi dimostrano una correlazione tra eccesso di tv e
sovrappeso e obesità. Un recente studio olandese (International Journal of Obesity,
2011) condotto su 4072 bambini dimostra che da 4 anni a 8 chi guarda la tv più
di un’ora e mezza al giorno ha il 75% di rischio in più di diventare obeso rispetto a
chi la guarda meno di 1 ora. Il tempo passato davanti alla tv aumenta del 37% se
la famiglia ha 2 tv in casa, del 138% se ne ha più di 2, del 60% se il bimbo ha tv
in camera da letto; del 65% se i genitori abbandonano i bambini davanti allo
schermo. Ed ancora, secondo un noto studio inglese, ogni ora di tv aggiuntiva
guardata nel fine settimana a 5 anni fa aumentare del 7% il rischio di obesità in età
adulta, così come avere la tv in camera lo fa aumentare del 30 pc. Le ragioni di
questa correlazione sono quattro: il tempo passato davanti allo schermo può
spostare da occupazioni più attive; la pubblicità di cibo spazzatura e fast food
induce richieste dei bambini per quei particolari cibi e prodotti; il numero di
spuntini aumenta mentre si guarda la TV; stare davanti alla tv fino a tarda notte
può interferire con il sonno che è un noto fattore di rischio per l'obesità. Uno studio
longitudinale sugli adolescenti di New York ha rilevato che vedere più di 3 ore al
giorno la tv raddoppia la difficoltà ad addormentarsi rispetto agli adolescenti che la
guardano meno di 1 ora/ giorno.
Maternità dopo i 35 anni, più rischio besità