Lo studio, condotto dalla SIGG in collaborazione con Datanalysis, ha coinvolto 1500 cittadini con più di 75 anni intervistati telefonicamente nel luglio scorso attraverso un questionario concordato con i geriatri SIGG. Gli anziani del campione, rappresentativi della popolazione italiana, in sei casi su dieci soffrivano di due o più malattie e si potevano perciò considerare fruitori “assidui” di prestazioni sanitarie. “Il primo dato che emerge con evidenza è che appena un over 75 su dieci si rivolgerebbe a un medico di un'organizzazione privata, in caso di necessità – racconta Giuseppe Paolisso, presidente SIGG e Ordinario di Medicina Interna e Geriatria, Seconda Università di Napoli– La maggioranza preferisce affidarsi ai medici del servizio pubblico e il 55 % ritiene che le prestazioni offerte dal SSN siano adeguate ai propri bisogni, anche in caso di emergenza: solo il 35% non ritiene sufficienti i servizi pubblici, ed evidentemente anche questa quota di pazienti in caso di bisogno finisce comunque per rivolgersi alla sanità pubblica. Tanto che infatti il 65% degli intervistati afferma che in caso di necessità preferirebbe un ricovero presso una struttura del SSN piuttosto che un'assistenza domiciliare incompleta.
La maggioranza si affida completamente alla sanità pubblica, spesso per la scarsa capacità di spesa personale. E con la crisi economica, infatti, arrivano le paure: “L'85 % pensa che l'attuale congiuntura negativa possa compromettere la propria salute, riducendo qualità e quantità delle prestazioni offerte agli anziani – riferisce Paolisso – Le scarse risorse economiche fanno sì che pochissimi abbiano pensato a forme di assicurazione sanitaria che mettano al riparo dalle “falle” del SSN: secondo i dati raccolti, solo il 5% ha un'assicurazione privata sulla salute, sebbene il 20 % ci abbia almeno pensato” riferisce Paolisso. E resta “vecchio stile” anche il rapporto con i servizi sanitari: appena 300.000 over 75 usa internet per la prenotazione e la gestione delle prestazioni sanitarie, uno su quattro delega a familiari che sappiano navigare sul web, il 20 % si reca personalmente alle ASL per usufruire delle prestazioni e addirittura uno su due chiede a familiari o amici di recarsi alla ASL al posto proprio per le prenotazioni e il ritiro dei referti.
L'indagine sottolinea inoltre che meno di un anziano su dieci sceglierebbe una RSA privata: la maggioranza preferisce strutture pubbliche anche in questo caso. “Il profilo degli ospiti delle RSA è peraltro in continua evoluzione – spiega Paolisso – I dati più recenti indicano che si tratta di soggetti sempre più anziani e dipendenti, accompagnati da più problemi clinici contemporaneamente: le persone dimesse dagli ospedali sono sempre più fragili e non autonome e questo fa sì che nelle strutture residenziali vi siano sempre più anziani che diventano disabili per un progressivo cedimento di organi ed apparati che, nella concomitanza degli eventi, delineano un quadro di incapacità e dipendenza. La propensione della popolazione a scegliere RSA pubbliche deve perciò farci riflettere: in risposta alle nuove esigenze non potremo soltanto aumentare il numero di RSA pubbliche, ma anche migliorare qualitativamente l'offerta assistenziale” .









