Con l’introduzione del farmacista di dipartimento in tutti i reparti di oncologia italiani (oltre 300) sarebbe possibile risparmiare fino al 40% delle risorse ogni anno. La cifra si ricava dai risultati di un progetto pilota, avviato nel marzo 2010 e terminato nel giugno 2011, condotto dalla SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) in collaborazione con il Ministero della Salute in 5 ospedali (Torino, Padova, Ancona, Bari, Taormina).
“Se non si individuano risorse - afferma la dott.ssa Piera Polidori, direttore scientifico SIFO –, ad esempio promuovendo l’utilizzo degli equivalenti e dei biosimilari ed intervenendo sulle sacche di inappropriatezza, l’accesso all’innovazione diventa difficile”.
“Per combattere lo spreco di risorse pubbliche – continua la dott.ssa Polidori - e contrastare la crescita della spesa farmaceutica la soluzione, a nostro avviso, non può essere la distribuzione nelle farmacie private di medicinali costosi a carico del sistema sanitario nazionale. È pretestuoso pensare che in questo modo si ridurrebbero gli sprechi. Questi medicinali, infatti, nelle Aziende Sanitarie sono acquistati ad un prezzo scontato rispetto al prezzo al pubblico stabilito dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), la loro gestione è attentamente tracciata e monitorata e l’erogazione ai pazienti non implica costi aggiuntivi perché non c’è nessun margine di guadagno come richiesto, invece, dagli esercizi privati”. In sanità, tra vincoli di bilancio, tetti di spesa e domanda crescente, diventa sempre più difficile assumere decisioni sui prodotti innovativi, spesso molto costosi e per i quali si dispone di risultati di efficacia non conclusivi o, quantomeno, di benefici aggiuntivi per il paziente solo di lieve entità. “Il farmacista ospedaliero – spiega la dott.ssa Marisa Dell’Aera, Presidente del Comitato scientifico del Congresso - ha strumenti come l’allestimento centralizzato dei medicinali ad alto costo che permette di contenere gli sprechi. Ad esempio, non disperdere nemmeno una minima quantità di una fiala di una terapia oncologica che, in alcuni casi, costa anche 3.000 euro, è fondamentale per garantire un risparmio al servizio sanitario nazionale”. Il recente Decreto Balduzzi stabilisce l’immediata disponibilità dei farmaci innovativi in tutte le Regioni dopo il giudizio positivo (sul requisito della innovatività terapeutica di particolare rilevanza) da parte della Commissione consultiva tecnico-scientifica dell’AIFA. Non si dovrà quindi più attendere l’approvazione delle singole commissioni regionali e provinciali ed il successivo inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali. “Ma è necessario – sottolinea la dott.ssa Fabrizio - che i metodi adottati per definire la reale innovatività di un prodotto siano appropriati ed in questo senso sarà fondamentale il contributo dell’AIFA. Ricordiamo che i farmaci che veramente hanno cambiato la vita dei pazienti e i protocolli terapeutici negli ultimi cinque anni sono stati meno di dieci. Quando si parla di innovazione in campo farmacologico il concetto più importante è legato al vantaggio terapeutico in termini di costo-efficacia offerto dal trattamento rispetto a quelli già esistenti. Inoltre riteniamo che i nuovi strumenti di rimborso stabiliti per i farmaci oncologici che chiamano in causa anche le aziende produttrici per condividere il rischio di fallimento terapeutico dovrebbero essere applicati a tutti i prodotti innovativi”. “Se vogliamo lavorare in base alla logica di sistema che ispira il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 – concludono i presidenti del Congresso, dott. Michele Lattarulo e dott.ssa Mara Garzone -, la disponibilità dei dati (epidemiologici, di efficacia, di prescrizione, di spesa ecc) diventa fondamentale perché le decisioni sull’innovazione siano informate e consapevoli. L’obiettivo a cui puntare deve essere rappresentato non solo dall’efficacia delle terapie, ma anche dalla loro sostenibilità economica”.









