Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, si passa dall’ora legale a quella solare. Dovremo, pertanto, riportare le lancette dei nostri orologi un’ora indietro. Un’ora in più di sonno, dunque, per un’ora di luce in meno. E, soprattutto, un lunedì mattina che potrà contare meno infarti.
«L’infarto», continua il medico, «ha la sua massima incidenza nel primo giorno della settimana perché il lunedì si sommano 3 dei fattori di rischio determinanti per l’insorgenza di patologie cardiovascolari. Il dormire meno, il dormire in orari non consoni rispetto a quanto richiesto dal nostro naturale orologio crono-biologico e lo stress caratteristico dell’inizio settimana». «E’ dimostrato», conclude Barbanti, «che il mix di questi fattori riassunti nell’oramai inflazionato concetto di “jetlag sociale” ci rende più suscettibili ad eventi di carattere cardiovascolare, a causa dell’attivazione del sistema nervoso simpatico e della produzione di citochine».
Quanto riferito dal prof. Barbanti è avallato da un noto studio pubblicato sul “The New England Journal of Medicine” , la rivista più importante e prestigiosa al mondo in campo medico. Secondo la ricerca dal titolo “Shifts to and from Daylight Saving Time and Incidence of acute myocardial Infarction” del Karolinska Institute di Stoccolma, il lunedì successivo all’introduzione dell’ora solare, che ci regala un’ora di sonno in più, sono attesi meno infarti perché, pur rimanendo invariati i fattori di rischio legati ad orari non consoni e stress da inizio settimana, si riduce il fattore legato al “dormire meno”.









