“Oggi si vive più a lungo ma l’osteoporosi colpisce prima e in maniera più diffusa. Ginocchio, anca e colonna vertebrale a rischio dai 50 anni”.
Lo afferma il Prof. Sandro Rossetti, Primario dellla Divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Camillo di Roma, in vista della Giornata Mondiale dell'Osteoporosi.
“Ormai si può parlare di epidemia silente, causa nel mondo una frattura ogni tre secondi. In Italia, una donna su tre ed un uomo su dieci con età superiore ai cinquant’anni soffre di osteoporosi. La sintomatologia premonitrice è scarsissima o addirittura assente” aggiunge Rossetti, anche Medico dello Sport.
“Il ginocchio è certamente una delle zone del corpo più colpite dall’osteoporosi perché è un'articolazione che supporta il peso del nostro organismo nella sua totalità - afferma l’esperto - Quando questa articolazione viene colpita dall'osteoporosi il dolore che ne deriva è intenso, il gonfiore appare progressivamente crescente e il rossore è ingravescente”.
Secondo Rossetti “i disturbi al ginocchio appaiono in genere dopo i sessanta anni. Ma già a 50 anni, soprattutto una donna, può cominciare a lamentare disturbi dovuti al sovrapporsi di artrosi e osteoporosi. Con l'allungarsi della vita media aumenta il benessere dei pazienti, aumenta perciò la vita sportiva delle persone. Sicuramente lo sport fa bene alla salute ma usura la cartilagine producendo una deambulazione anormale, perché dolorosa. Tutto ciò produce un accentuarsi dell'artrosi e della osteoporosi”
“La protezione e la prevenzione del nostro ginocchio sono affidate al buon tono muscolare - dice l’esperto - perché questo rappresenta un buon appoggio e fa in modo che ci sia una corretta distribuzione del peso sugli arti inferiori. Quando il dolore arriva, è necessario rivolgersi subito al proprio ortopedico di fiducia. La terapia è basata su una corretta diagnosi. La terapia può essere medica, fisioterapica e in alcuni casi anche chirurgica”.
Secondo il Prof Rossetti “oggi però grazie alla chirurgia artroscopica è tutto più facile e più rapido nella soluzione che per lo più è ambulatoriale. Nei casi più complessi la chirurgia diventa protesica, ma anche questa ha fatto passi da gigante ed il recupero è rapido”









