Conoscere meglio gli interferenti endocrini, approfondire il loro possibile ruolo come fattori di rischio in importanti patologie umane e trasferire queste conoscenze in una sorta di "prevenzione traslazionale". Così facendo si contribuisce a garantire la sicurezza alimentare e quella degli ambienti di vita, favorendo allo stesso tempo una felice e proficua integrazione fra ricerca, regolamentazione ed intervento.
"Gli interferenti endocrini sono un gruppo eterogeneo di contaminanti caratterizzati dalla capacità di alterare l’equilibrio ormonale, principalmente (ma non solo) degli ormoni estrogeni, androgeni e tiroidei - spiega Mantovani - Essi comprendono diversi gruppi di pesticidi e antiparassitari, sostanze impiegate nelle plastiche, contenitori per alimenti ed oggetti di uso domestico, ma anche sostanze persistenti nell'ambiente (elementi tossici come l'arsenico, PCB, diossine, etc.) e sostanze "naturali" (i c.d. fitoestrogeni) i cui effetti, benefici o avversi, vanno ancora pienamente valutati. Gli interferenti endocrini rimangono l'esempio paradigmatico di "contaminanti", sui quali è indispensabile l'incremento della conoscenze e il loro trasferimento nelle attività di controllo, prevenzione e promozione della salute".
Le caratteristiche che rendono di attualità un'azione mirata e complessiva nei confronti degli interferenti endocrini sono legate al possibile ruolo come fattori di rischio in importanti patologie umane (dall’infertilità ai disturbi neuro-comportamentali, dal diabete ad alcuni tipi di cancro dei tessuti riproduttivi), nella suscettibilità del feto e del bambino e alla vasta diffusione anche con possibili effetti cocktail fra sostanze diverse ma con analoga azione. Per questo gli interferenti endocrini sono fra le priorità del programma europeo REACH sulla revisione e rivalutazione di tutte le sostanze chimiche utilizzate in Europa, cui l’ISS partecipa con il Centro Nazionale Sostanze Chimiche. Inoltre, l’ISS dedica a tali sostanze - oltre a consistenti attività di ricerca e valutazione- anche un’area tematica dedicata nel sito. Un vero e proprio repertorio aggiornato della ricerca italiana sugli interferenti endocrini, dalla biologia molecolare alla tossicologia sperimentale fino all’epidemiologia, per favorire lo sviluppo di collaborazioni interdisciplinari e interventi su aspetti di estrema attualità, quali il possibile ruolo degli interferenti endocrini nella patogenesi della sindrome metabolica e le metodologie per la decontaminazione di ambienti ed organismi. L’ISS ha poi sviluppato EDID, la prima base di dati open-access sulle interazioni fra interferenti endocrini e nutrienti, un argomento "caldo" per la sicurezza alimentare che spazia dall’effetto protettivo di vitamine ed oligoelementi al possibile effetto antagonista nei loro confronti di taluni contaminanti.
L’ISS inoltre porta le sue esperienze sullo studio dei contaminanti persistenti (PCB, diossine) su patologie femminili come l’endometriosi, sul biomonitoraggio dell’arsenico assunto tramite gli alimenti nel Lazio e soprattutto con il progetto PREVIENI - in collaborazione con Università e strutture del SSN- ha guardato l’esposizione a interferenti endocrini tuttora non inclusi in programmi di controllo di ambiente ed alimenti (ftalati, perfluorati, bisfenolo A), evidenziando la necessità di una sorveglianza attiva dell’esposizione umana e la possibile correlazione con il rischio di infertilità.
Infine, anche la ricerca sperimentale dell’ISS intende portare lo studio sui meccanismi a modelli e risultati capaci di contribuire ad una più aggiornata valutazione del rischio negli ambiti internazionali, quali REACH ed EFSA. Ne sono esempio sono gli studi per valutare aspetti insufficiente indagati: gli effetti sulla prostata o sull’asse cervello-ormoni, l’azione cocktail di contaminanti come i PCB o l’uso di biosensori per evidenziare segnali biochimici di contaminazione negli alimenti. Approcci e sistemi che hanno il merito di tener conto dell’esigenza internazionale di contenere l’uso di animali da laboratorio.









