Un miliardo di prestazioni ogni anno, 3.000 strutture sanitarie sul territorio, oltre 50.000 operatori specializzati: è il patrimonio specialistico, strumentale e professionale della rete di Laboratori di Analisi Cliniche Convenzionati, che rischia di essere mandato in fumo dai tagli imposti dal Decreto 95, meglio noto come Spending Review.
La riduzione dei servizi dei laboratori di analisi ospedalieri e territoriali farà venire meno il diritto costituzionale di ogni cittadino di scegliere la struttura sanitaria presso la quale farsi curare, compromettendo il diritto universale alla salute. “I pazienti oncologici, ad esempio” – aggiunge Giancarlo Sforza, Presidente ANISAP Lazio – “non potranno eseguire agevolmente l’esame per valutare gli elementi del sangue (emocromo) indispensabile per la chemioterapia, o le donne in gravidanza dovranno sopportare i disagi di lunghe file; i soggetti economicamente fragili rinunceranno a curarsi”. Mettere in crisi la Sanità Privata Accreditata sarebbe un errore anche a livello economico: la rete dei Laboratori di Analisi Cliniche è alla base del 70% delle diagnosi; depotenziarla ritarderebbe diagnosi e cure comportando ricadute sociali gravissime e notevoli aumenti della spesa socio-sanitaria. “I risparmi che si propone il Governo si realizzano con l’abolizione di prestazioni inutili e non con la chiusura dei servizi” – spiega Panarella – “in tempi brevi è possibile studiare soluzioni alternative a saldi invariati, con il contributo di Professionisti e Società Scientifiche. ANISAP è pronta a collaborare alla individuazione di soluzioni razionali, eque ed efficaci, incontrando gli Organi Competenti per avviare un tavolo di confronto. La chiusura dei Laboratori di Analisi Cliniche Convenzionati sul territorio nazionale va scongiurata per garantire il diritto alla salute dei cittadini e il diritto alla libera scelta dei servizi sanitari così come previsti dal Patto della Salute”.









