La vecchiaia inizia a 70 anni. La soglia dei 65 non è più considerata un indicatore sufficiente: oggi un 70enne sano ha un’aspettativa di vita di 18 anni (se uomo) e di 21 (se donna). Ma, quando sono colpiti da tumore, gli anziani arrivano alla diagnosi troppo tardi, con la conseguenza che sopravvivono molto meno, talvolta solo pochi mesi, rispetto agli adulti di mezza età (55-69).
Se nel biennio 1990-’92 una donna anziana con cancro al seno aveva il 40% di rischio di morire in più rispetto ad una adulta di mezza età, nel 2005-2007 questo svantaggio è salito e l’anziana ha più del doppio di probabilità di morte. L’obiettivo dell’Osservatorio è migliorare i percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per il paziente oncologico anziano, valorizzando le risorse disponibili e contenendo gli sprechi. “Nel periodo di crisi economica che stiamo attraversando – afferma il sen. Antonio Tomassini, presidente della Commissione ‘Igiene e Sanità’ del Senato - diventa prioritario individuare strumenti concreti che sappiano coniugare l’appropriatezza delle cure e la riduzione dei costi. L’Osservatorio porterà benefici concreti ai pazienti anziani e alle loro famiglie con un miglior coordinamento delle prestazioni sanitarie destinate a questi malati e individuando percorsi assistenziali dedicati”. Il maggior numero dei circa 420.000 nuovi casi di cancro ogni anno (pari al 50% del totale) viene diagnosticato negli over 70. “Deve essere superata - continua il prof. Trabucchi - l’attuale preoccupante mancanza di dialogo tra le due discipline implicate nella cura, Oncologia e Geriatria. Nel board dell’Osservatorio sono rappresentate entrambe le specialità, perché la condivisione delle conoscenze è fondamentale, a esclusivo vantaggio del paziente”.
Tra gli uomini anziani il tumore della prostata è al primo posto (21%), seguito da quello al polmone (17%), al colonretto (15%), alla vescica (11%) e allo stomaco (6%). Tra le donne il cancro al seno è il più frequentemente diagnosticato (20%), seguito da quello al colonretto (17%), al polmone (7%), allo stomaco (6%) e al pancreas (5%).
Il ritardo diagnostico, spesso molto avanzato, non permette di somministrare terapie con intento curativo, al punto che un’alta percentuale di questi pazienti è destinata a morire entro pochi mesi dalla scoperta della malattia. Inoltre, a causa della ripetuta esclusione degli anziani dagli studi clinici, i miglioramenti ottenuti in oncologia negli ultimi venti anni hanno riguardato solo marginalmente questa popolazione. I principali fruitori delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale sono gli anziani: in Italia il 33% dei ricoveri ospedalieri ed il 44% dei giorni di degenza sono rivolti agli over 70. Ogni anno circa il 25% della degenza è rappresentato da ricoveri impropri e/o da cure che possono essere erogate in regime di Day Hospital o sul territorio, con un esborso incongruo di 11 miliardi di euro. “Vogliamo realizzare un nuovo modello di cura che tenga conto della disponibilità reale di risorse – continua il prof. Lazzaro Repetto, Direttore dell’Oncologia Medica della ASL 1 Imperiese all’Ospedale di Sanremo -. Ci troviamo di fronte spesso a ‘pazienti complessi’ perché, oltre alla patologia oncologica, presentano comorbidità e disabilità. La complessità del quadro clinico impone un maggiore coordinamento tra ospedale e territorio, che inevitabilmente si traduce in una diversa e più pesante richiesta assistenziale per il Servizio Sanitario Nazionale. La mancanza di un coordinamento centrale si traduce, spesso, in richieste assistenziali incongrue e prestazioni inappropriate con ulteriore aggravio dei costi”. Il 39% degli italiani (quasi 900mila persone) che convive con una precedente diagnosi di tumore ha un’età compresa tra 60 e 74 anni e il 34% (oltre 750mila individui) più di 75. Si calcola che un anziano abbia un rischio di morire di cancro 18 volte più alto di una persona più giovane negli uomini e 13 volte più alto nelle donne. Ma oggi sono pochi gli studi clinici condotti con farmaci antitumorali negli anziani.
“Le sperimentazioni – conclude il prof. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN) - sono condotte normalmente nei maschi, giovani-adulti, con una sola patologia. La realtà clinica è invece molto spesso costituita da donne, anziane, con numerose patologie. In particolare per i farmaci biologici, che sono oggi utilizzati specialmente nel trattamento di tumori molto frequenti come quelli della mammella, del polmone e del colon-retto, non vi è esperienza clinica adeguata condotta negli anziani, che, invece, in alcuni casi, potrebbero ottenere risultati addirittura migliori rispetto ai più giovani. Nel nostro Istituto dal 2007 è attiva una clinica dell’anziano, un poliambulatorio a cui afferiscono tutti i pazienti oncologici di età superiore a 70 anni e che vengono trattati con protocolli specifici per l’anziano da oncologi e geriatri insieme. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in Italia e ad oggi oltre 500 pazienti affetti da tumore della mammella, del polmone, della testa-collo, del rene e da linfomi sono stati trattati anche con farmaci biologici nella clinica dell’anziano del nostro Istituto”.









