Per la prima vengono confrontati in uno studio testa a testa due farmaci biologici per il trattamento dell’artrite reumatoide. AMPLE, che ha coinvolto 646 pazienti, ha dimostrato che abatacept (somministrato per via sottocutanea) e adalimumab, entrambi in combinazione con metotressato, hanno un’efficacia nel controllo dei sintomi e nell’inibizione della progressione radiografica della malattia sovrapponibile nel corso di un anno.
“Finora sono stati pochi gli studi basati su un confronto diretto nel trattamento dell’artrite reumatoide – spiega il prof. Michael Schiff dell’Università del Colorado, principal investigator di AMPLE –. E, fino a oggi, non ci sono stati studi randomizzati e controllati che hanno comparato l’efficacia e la sicurezza di diversi farmaci antireumatici biologici modificanti la malattia, usati in combinazione con metotressato, che costituisce la terapia più utilizzata nell’artrite da moderata a severa. Questo studio rappresenta un progresso significativo per i clinici e i pazienti, perché dimostra che esiste un’altra opzione terapeutica efficace e sicura quanto adalimumab. I dati di AMPLE evidenziano importanti informazioni nel confronto dell’efficacia fra abatacept e adalimumab, compresa la risposta cinetica”. “AMPLE – afferma Désirée van der Heijde, della Leiden University Medical Center - è il primo studio testa a testa tra due farmaci biologici che include la progressione radiografica della malattia e dati importanti sul controllo del danno articolare in pazienti trattati con abatacept e adalimumab, entrambi associati a metotressato”. L’artrite reumatoide colpisce l’1% della popolazione mondiale, 2,9 milioni di persone in Europa. In Italia si stimano circa 300mila casi e le donne (in particolare in età fertile, tra i 35 e i 40 anni) sono maggiormente colpite con un rapporto di 4:1. L’impatto della malattia è purtroppo alto, perché il dolore alle articolazioni, la rigidità mattutina, la stanchezza, la fatica di affrontare la giornata con l’eventualità di una disabilità permanente possono comportare cambiamenti significativi nello stile di vita. A ciò si accompagna il rischio di perdere l’occupazione. Entro 10 anni dalla comparsa dei sintomi, la metà dei pazienti non è più in grado di svolgere un lavoro a tempo pieno.
Abatacept
Abatacept, farmaco biologico sviluppato nei laboratori di Bristol-Myers Squibb, è la prima e unica proteina di fusione umana che blocca l’attivazione dei linfociti T. È in grado di “normalizzare” il processo infiammatorio associato alla malattia e di tenerla sotto controllo nel tempo. È indicato, in combinazione con metotressato, per il trattamento dell’artrite reumatoide da moderata a grave, nei pazienti adulti con una risposta insufficiente ad altri farmaci antireumatici modificanti la malattia, incluso almeno un inibitore del fattore di necrosi tumorale (TNF). Abatacept inoltre è indicato per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile poliarticolare (cioè con il coinvolgimento di 5 o più articolazioni), da moderata a grave, in pazienti pediatrici di età superiore a sei anni, con una risposta insufficiente ad altri farmaci antireumatici modificanti la malattia, incluso almeno un inibitore del fattore di necrosi tumorale.









