In Italia, ad oggi, si stima che siano 12 milioni i cittadini con livelli di colesterolo elevato (1 ogni 5): il numero di soggetti affetti da dislipidemie genetiche propriamente dette (ipercolesterolemia monogenica e combinata) supera i 500.000 ma se comprendiamo anche la poligenica comune la cifra è molto più alta (circa 1 soggetto ogni 50 potrebbe essere interessato). L’Iperlipidemia Familiare combinata è piuttosto comune (1 soggetto ogni 100-200), altre forme sono più rare, come l’Abetalipoproteinemia, di cui si contano circa 50-100 malati nel nostro paese.
Fino all’età fertile la donna è “protetta” dal suo equilibrio ormonale, poi, con la menopausa, acquisisce un rischio simile al maschio. Tuttavia, lo stile di vita non corretto (fumo, vita sedentaria, obesità) predispone all’insorgenza di altri fattori di rischio (ipertensione, diabete) che tutti insieme aumentano il rischio di avere un evento precoce anche nella donna, evenienza oggi sempre più comune.
L’ipercolesterolemia non dà sintomi. Nel tempo può dare invece i segni del danno d’organo subclinico, ad es.: formazione di placche ateromatose a livello carotideo o femorale (con conseguenti soffi all’auscultazione e affaticamento e dolore che insorgono durante il cammino) o a livello coronarico (con conseguente angina o addirittura infarto se l’ostruzione dell’arteria diventa molto grave)
Non esiste una correlazione diretta tra livelli di colesterolemia (che variano significativamente nel tempo) e grado di ostruzione delle arterie, ma è importante sottolineare che più è alto il colesterolo (e/o più fattori di rischio sono presenti) tanto più rapida può essere l'evoluzione della malattia.









