«Il vero spread che preoccupa -spiega Antonio Craxì in occasione dell'incontro HIV & HCV di questa mattina a Roma- è quello tra il numero dei pazienti che continua a salire e l’aumento dei costi delle terapie. Saremo costretti a fare i conti prima di trattare un paziente. L’HIV ci insegna che una terapia appropriata e ben gestita può dare grandi risultati. Nel caso dell’HIV la cronicizzazione, nel caso dell’HCV addirittura l’eradicazione e, quindi, la guarigione.
Un paziente guarito costa meno alla collettività. Quindi, alla fine il costo nell’immediato diventa un risparmio nel medio-lungo termine. Mi piace pensare alla lotta all’epatite C come ad una scala fatta di gradini molto alti, faticosa da salire. Ogni gradino rappresenta un problema: quello dei costi, quello dell’efficacia, quello delle coscienze, e così via. Ne abbiamo saliti tanti e ogni volta il gradino è un po’ meno alto e la cima sembra più vicina. Possiamo veramente dire di aver voltato pagina. Questa guerra si può vincere. Le armi ci sono. Saremmo a buon punto se ci fosse più consapevolezza della malattia. E’ paradossale: sappiamo come combattere il virus, abbiamo a disposizione terapie che si sono dimostrate efficaci, possiamo addirittura confidare nella guarigione del paziente ma ci vediamo costretti a parlare di ‘emergenza Epatite C’ perché manca la consapevolezza nella collettività che questa malattia esiste ed è spietata».
«La storia della lotta all’HIV insegna – dice Pierluigi Antonelli - che una Partnership virtuosa tra pubblico e privato è l’unica strada per raggiungere risultati significativi. Ma oggi è ancora possibile? L’attuale contesto sociale ed economico parrebbe suggerire il contrario, ma la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato non solo è possibile, ma anche auspicabile. Proprio quando le risorse sono limitate l’industria ha bisogno di condividere strategie di sviluppo con gli attori istituzionali a beneficio di un sistema sostenibile. Il settore privato deve continuare a fare la sua parte ma è altrettanto necessario che chi ci governa capisca che si tratta di un percorso lungo, oneroso e non privo di rischi. L’Industria e la comunità scientifica devono poter fornire risposte e soluzioni a problemi complessi. Nessuno può pensare di far tutto da solo, è necessario che le responsabilità siano condivise. Chi oggi fa Ricerca sperimenta tempi e costi sempre più lunghi ed un’alea crescente. Lo sviluppo di un farmaco richiede oggi, mediamente, tra i 10 e i 13 anni con investimenti che sfiorano i due miliardi di dollari, il doppio rispetto a quanto fosse necessario solo dieci anni fa. Non solo, una volta immessi in commercio solo il 20 per cento dei farmaci è in grado di recuperare gli investimenti sostenuti, senza contare che il sistema farmaceutico, particolarmente quello italiano, non è certo premiante nei confronti dell’innovazione. Dubito che questi presupposti siano terreno fertile per replicare il modello HIV. In questo caso abbiamo potuto contare su risorse economiche ed umane ingenti, su un impegno condiviso e su iter registrativi accelerati che hanno consentito ai pazienti che ne avevano maggiormente bisogno di avere accesso ai farmaci, anzi spesso in anticipo rispetto alla loro effettiva immissione in commercio grazie a progetti sperimentali di Ricerca. In questo proprio l’Istituto Superiore di Sanità è stato pioniere».
HIV - Una persona su 180 nel mondo convive con l’HIV: in tutto 34 milioni. E’ come se ne fosse colpita tutta la popolazione del Canada. Sul pianeta 7400 persone al giorno vengono infettate dall’HIV. I bambini sono oltre mille. Ogni persona 30 secondi una persona muore di AIDS. In Italia si stima che siano 170/180 mila le persone affette da HIV e circa 40mila quelle con Aids. Nel nostro Paese un sieropositivo su 4 non sa di esserlo. Le nuove infezioni in un anno sono circa quattromila, 11 ogni giorno.
HCV – Una persona su 40 nel mondo convive con l’infezione cronica da virus C. Il 2-3% della popolazione italiana è venuta a contatto con il virus e circa un milione e 700mila sono i pazienti portatori cronici del virus. Ogni anno si verificano circa mille nuovi casi di epatite C. Secondo l’OMS l’Epatite C causa il maggior numero di decessi tra le malattie infettive trasmissibili ed è la prima causa di trapianto di fegato al mondo.









