Federalismo ancora in transizione, appropriatezza prescrittiva, innovazione in sanità. E poi scarso livello di collaborazione tra i diversi attori istituzionali responsabili delle politiche del farmaco e il mondo delle aziende farmaceutiche, dei rappresentanti dei pazienti e del mondo accademico.
La realtà è che il nostro SSN continua ad avere un orientamento sull’offerta, piuttosto che sulla domanda. La politica del farmaco in Italia ha scarsa capacità di andare a cercare l’impatto sui cittadini a cui è erogato il servizio”. Riguardo al federalismo, è sicuramente una sensibilità comune a tutti i rappresentanti istituzionali quella di volere un federalismo ordinato, prosegue Spandonaro “E’ chiaro però che il federalismo delle politiche del farmaco nel nostro paese è ancora in transizione e non ha trovato applicazione omogenea in tutte le regioni, infatti ci sono opinioni molto diverse sulle proporzioni delle responsabilità tra governo centrale e locali. Tuttavia le regioni del nord appaiono consapevoli di essere più avanti nell’attuazione delle politiche sanitarie ma di avere ancora molto da fare. Quelle del sud invece sono più indietro nel percorso”
All’ultimo posto delle priorità ci sono sperimentazione clinica e ticket. L’altro aspetto importante è quello della scarsa collaborazione tra mondo politico e quelle delle farmacie convenzionate, delle aziende farmaceutiche, delle associazioni pazienti e anche del mondo accademico “E’ necessario trovare una mediazione di interessi, credo che in un momento di crisi questo la partnership sia indispensabile, fa parte della soluzione.Negli ultimi 5 anni il gap di PIL rispetto agli altri Paesi Europei si è enormemente ampliato, pertanto la prima preoccupazione deve essere la crescita del sistema. Come vogliamo fare ricrescere il PIL? Uno dei pochi settori economici ancora protetti dalla competizione globale è quello delle alte tecnologie, e fra queste la sanità, ma deve essere supportata dalla politica”. Il Stefano De Lillo, Membro della 12ª Commissione permanente Igiene e sanità del Senato ha commentato: “Nell’ambito degli 800 miliardi della nostra spesa pubblica, il fondo sanitario è una parte significativa. L’ultimo Documento di Programmazione Economico Finanziaria del Governo prevede tuttavia un incremento del fondo pari al 2% annuo. Nessuna compressione, anzi un leggero incremento per la sanità. Riguardo alla crescita, nel nostro paese quasi l’80% della ricerca scientifica è rappresentato dalla ricerca farmaceutica che è quindi un mondo rispetto al quale dobbiamo essere attenti, non solo attraverso i fondi ma anche nel garantire libertà di espressione”.
“Le soluzioni per la crescita del nostro sistema sanitario sono liberare risorse, fare un patto per investire queste risorse in ricerca e sviluppo e agire in un sistema di libero mercato in cui tutti gli attori rispondano alle regole, incluso i medici” ha spiegato Loredano Giorni, Responsabile Politiche del Farmaco della Regione Toscana. Luciana Pedoto, Componente XII Commissione Affari Sociale Camera dei Deputati ha dichiarato: “Sono consapevole di quanto le Regioni siano deluse dal comportamento del Governo. Sappiamo che ci sono delle questioni chiave per l’immediato futuro e dobbiamo trovare delle soluzioni condivise: le decisioni su dove e come tagliare devono essere prese insieme al Parlamento dopo aver ascoltato le Regioni. La spending review avrà un senso solo se sarà un atto ragionato che terrà conto delle realtà locali. Oggi il Governo ha un altro problema, ovvero essere poco ascoltato. Credo che si debba fare un atto di umiltà, porsi in condizione di ascolto perché solo ponendosi in atteggiamento di ascolto sarà possibile risolvere i problemi”. Hanno partecipato alla tavola rotonda Giovanni Monchiero Presidente FIASO, Andrea Messori per il Comitato Prezzi e Rimborso AIFA, Piero Ciccarelli per Federsanità









