Diabetici italiani “indisciplinati” a tavola. Difficile rinunciare a un pizza, a un bel piatto di pasta o magari a una bibita zuccherata ben fredda, ideale per scacciare la calura. E così sette diabetici su dieci non resistono alle tentazioni e proprio loro, che hanno certamente un buon motivo per seguire un'alimentazione bilanciata e attenta, commettono errori che li portano a dover prendere più farmaci per tenere sotto controllo la glicemia o anche il colesterolo e i trigliceridi.
Il Progetto TOSCA della SID, promosso allo scopo di valutare gli effetti di alcune combinazioni di farmaci sugli eventi cardiovascolari nei diabetici, ha finora arruolato oltre 2000 pazienti che hanno risposto a un questionario per esaminare le abitudini alimentari nell'ultimo anno. L'analisi dei primi 700 questionari raccolti consente di avere un quadro molto preciso della dieta seguita dai diabetici italiani, scoprendo che la maggioranza dei pazienti è decisamente indisciplinata.
“Abbiamo osservato nei diabetici di Regioni diverse le stesse differenze nell'alimentazione che sono attese e si riscontrano nei soggetti sani – osserva Gabriele Riccardi, presidente SID - Questo significa che i pazienti non stanno seguendo una dieta adatta alla loro condizione, perché questa è naturalmente la stessa ovunque, ma sono molto influenzati dalle tradizioni culinarie del luogo dove vivono e di fatto vi si adeguano”. Così, ecco che a parità di calorie ingerite, al Sud si esagera con carboidrati dall'alto indice glicemico come pane e pizza: i diabetici di Napoli e Palermo mangiano in media 90 grammi di pane al giorno, 20 di più dei pazienti del Nord, e la pizza almeno una volta alla settimana, mentre al nord si va in pizzeria una volta ogni dieci giorni. Non che in queste Regioni i diabetici siano molto più virtuosi: a Milano o Venezia eccedono infatti con formaggi e insaccati, che consumano in maggior quantità, e con le bevande zuccherate a cui cedono quasi ogni giorno, due volte più spesso rispetto al Sud. “Il fatto che i diabetici non riescano a seguire correttamente una dieta bilanciata per tenere sotto controllo zuccheri e grassi nel sangue non è senza conseguenze – osserva ancora Riccardi - Alcuni sono costretti a controllare questi parametri di rischio cardiovascolare con i farmaci anche se potrebbero farne a meno, pazienti che devono comunque prendere medicinali finiscono per assumerli in maggior quantità rispetto a quello che sarebbe necessario se l'alimentazione fosse più sana. Avere un peggior compenso del diabete perché la dieta non è adeguata significa perciò esporsi a un maggior carico di medicine e quindi di possibili effetti collaterali”.
I motivi che impediscono ai diabetici di stare più attenti a tavola sono molteplici: molti ritengono che le loro limitazioni siano di intralcio a una normale vita sociale anche se non è così, perché si può uscire a cena con gli amici e mangiare sano pure essendo diabetici” spiega Olga Vaccaro, professore Associato di Nutrizione Umana all’Università Federico II di Napoli – “ Tanti non seguono la dieta perché non accettano fino in fondo la malattia giacché li fa sentire “diversi”. Inoltre spesso non c'è sufficiente supporto pratico da parte di personale qualificato come dietisti o nutrizionisti che possano dare i consigli giusti, perché non in tutti i centri vi sono queste figure e a loro di rado ci si rivolge se si è seguiti solo dal medico di base. Infine, il problema più grande di tutti: la maggioranza dei pazienti non sa e non crede che la dieta sia un intervento terapeutico a tutti gli effetti, come è in realtà”.
Gli errori dei diabetici non finiscono a tavola: secondo un'indagine presentata al congresso di Torino e condotta su 345 diabetici in cura presso l'ambulatorio diabetologico dell'Azienda Sanitaria di Parma, in un caso su due i pazienti con diabete che praticano terapia insulinica (la totalità dei diabetici di tipo uno, circa il 20 per cento di chi ha il diabete di tipo due) fanno errori di somministrazione, ad esempio utilizzando sempre la stessa sede di iniezione o nella tecnica iniettiva, usando aghi troppo lunghi. Anche con gli altri medicinali gli errori non mancano: in generale, il 23 per cento sbaglia i dosaggi e un altro 20 per cento non conserva correttamente i farmaci, inoltre il 10 per cento “trucca” i dati del diario glicemico. Da tutto questo consegue una maggior probabilità di effetti collaterali e anche di ipoglicemia, che infatti si è manifestata ripetutamente nel 60 per cento dei diabetici del campione. “Una prescrizione terapeutica apparentemente semplice per il medico è spesso poco chiara per il paziente, che non nota gli errori né percepisce i rischi connessi – dice Riccardi - I diabetici commettono errori terapeutici soprattutto se seguono trattamenti multipli o devono prendere insuline a diversa durata d'azione. Tutto questo può compromettere la qualità della cura e il compenso della malattia, perciò è essenziale che periodicamente la persona con diabete si rechi a controllo presso i centri di diabetologia dove l’equipe specialistica non solo potrà “rinfrescare” le informazioni su come praticare in modo corretto la terapia nutrizionale e farmacologica ma sarà in grado di affrontare con competenza e chiarezza tutti i dubbi del paziente”, conclude Riccardi.









