Con l’arrivo della bella stagione compaiono i primi problemi legati alla circolazione venosa degli arti inferiori, che si manifestano con dolori, fastidi e antipatici inestetismi più o meno evidenti. È proprio questo il momento ideale per effettuare i trattamenti termali terapeutici e insieme preventivi per combatterle, prima che il caldo aggravi i sintomi.
“Sia a livello di chinesiterapia che in associazione a protocolli farmacologici e/o chirurgici, la terapia termale costituisce un ottimo presidio. L’acqua sulfureo salsobromoiodica come quella di Terme di Sirmione è ideale per il trattamento delle flebopatie: riduce i gonfiori e ha un’efficace azione antinfiammatoria e antidolorifica” commenta il dott. Valerio Boschi, medico idrologo e direttore sanitario di Terme di Sirmione.
Il protocollo terapeutico di Terme di Sirmione per problemi di circolazione venosa è composto dalla balneoterapia, sotto forma di idromassaggio termale in vasca singola, che sfrutta la pressione esercitata dai getti di acqua termale per favorire la circolazione venosa, e il percorso vascolare, che utilizza l’alternanza di acqua calda e fredda (34°C-24°C) per stimolare la dilatazione e la contrazione della microcircolazione arteriosa e venosa. Completano la terapia termale il massaggio manuale di scarico e/o linfodrenaggio.
“Le cure termali vanno effettuate in periodi di quiescenza sintomatologica e in ogni caso mai durante la fase acuta della malattia” ricorda il dott. Boschi.
FLEBOPATIE: “Ne soffrono soprattutto le donne, con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini, e in generale ben 1 adulto su 2 dopo i 50 anni di età” afferma il dott. Giampaolo Bertoloni, Specialista in Chirurgia Generale presso la III Chirurgia Generale degli Spedali Civili di Brescia.
Si tratta però di una malattia spesso trascurata, in particolare nelle fasi iniziali, “soprattutto perché non se ne conoscono a sufficienza le complicanze che, seppur tardive, possono essere molto debilitanti. Per rallentarne la progressione è quindi di fondamentale importanza un’adeguata prevenzione e il trattamento tempestivo dei primi stadi della patologia” continua il dott. Bertoloni.
I soggetti più a rischio sono coloro che svolgono attività che costringono a lunghe ore in piedi, come commesse, hostess, parrucchieri, fornai; a queste si deve aggiungere chi in generale svolge vita sedentaria, gli obesi e le donne in gravidanza. Fumo e farmaci estro progestinici sono ulteriori aggravanti. Da non sottovalutare, infine, la predisposizione familiare al problema che rappresenta il principale fattore di rischio.









