
L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e l’Istituto Dermatologico San Gallicano, avvia la fase due della sperimentazione per testare una nuova terapia di vaccinazione nei pazienti operati per metastasi da melanoma.
“Dopo una prima fase pilota dello studio di questi vaccini combinati con chemioterapia o interferon alfa, che aveva indicato chiaramente l’opportunità di proseguire le ricerche in questa direzione, abbiamo deciso di avviare la fase due della sperimentazione prevedendo l’arruolamento di 50 pazienti con melanoma metastatico – spiega Enrico Garaci, presidente dell’ISS – Si tratta, per noi, di uno studio strategico che mostra come il risultato di una ricerca di base svolta in ISS da più di vent’anni possa essere trasferito nella la pratica clinica. Questo studio – prosegue Garaci – di cui abbiamo già testato la sicurezza e la tollerabilità e nel quale abbiamo investito un milione di euro potrà dare risultati in tempi abbastanza brevi e costituisce un’opportunità terapeutica enorme per quei pazienti che non hanno alternative terapeutiche. L’utilizzo della chemioterapia come immunomodulante, che vent’anni fa rappresentava un’eresia nella comunità scientifica, è oggi infatti una vera e propria realtà che può diventare un’arma straordinaria proprio nei casi di tumori come questo, dove i protocolli classici hanno fallito poiché non sono in grado di bloccare la recidiva della malattia tumorale. Qualora questo vaccino terapeutico si rivelasse efficace potremmo inoltre applicarlo come prevenzione nei casi in cui il tumore primitivo è ad alto rischio di recidiva”. In caso di melanoma recidivo dopo chirurgia, i trattamenti medici non risultano molto efficaci, come spiega Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Regina Elena: “Infatti, nonostante gli importanti studi condotti in pazienti ad alto rischio di recidiva ai quali sia stata asportata la lesione primitiva, i risultati fino ad oggi ottenuti con la terapia sistemica (chemioterapia e/o terapie biologiche) nel melanoma sono stati deludenti, senza aumenti significativi in termini di sopravvivenza globale. Del tutto recentemente, però un anticorpo monoclonale (ipilimumab, la cui azione è quella di “sbloccare” l’inibizione del sistema immunitario) ha dimostrato di possedere una buona attività in alcune centinaia di pazienti complessivamente trattati per malattia avanzata in circa 20 trials clinici nel mondo. Tale farmaco è attualmente, presso la nostra Divisione, in corso di studio in pazienti che abbiano ricevuto una resezione completa di melanoma ma ad alto rischio.
Lo studio che prende avvio oggi invece è volto a valutare l’efficacia clinica, in termini di prevenzione delle ricadute e aumento della sopravvivenza, di un vaccino ad antigeni peptidici preceduto o meno da un chemioterapico chiamato dacarbazina. Nel nostro Istituto quindi a pazienti sottoposti all’asportazione di melanoma ad alto rischio di recidiva vengono offerti due opzioni di trattamento clinico legate all’espressione o meno dell’antigene di istocompatibilità e alla scelta del paziente”. Si tratta di una terapia innovativa e basata sulla rilevazione di alcuni parametri biologici specifici come spiega la dott.ssa Virginia Ferraresi, dell’Oncologia Medica dell’IRE “I criteri di eleggibilità per partecipare al protocollo sono molto precisi – spiega la Ferraresi - si tratta di pazienti con melanoma ad alto rischio di ricaduta che non presentano alcuna metastasi né da un punto di vista clinico né radiologico. Il vaccino – precisa l’esperta - sarà somministrato solo a coloro che risultano positivi per l’espressione dell’antigene di istocompatibilità HLA-A*0201 presente in circa il 45% della popolazione italiana”.
L’arruolamento allo studio, dunque, prevede, determinate caratteristiche di malattia oltre che l’individuazione di un profilo biologico individuale del paziente, ma la strategia terapeutica globale potrà essere applicata in futuro anche ad altre patologie tumorali.
“Il disegno dello studio si basa – spiega Filippo Belardelli Direttore del Dipartimento Biologia cellulare e Neuroscienze dell’ISS – su un insieme di conoscenze generate in più di vent’anni di ricerca condotta in ISS per comprendere i meccanismi di azione di interferon-a e di agenti chemioterapici, prima in modelli animali e poi nell’uomo. Entrambi questi farmaci vengono utilizzati con modalità nuove rispetto al loro uso corrente in modo da sfruttare la loro capacità immunostimolante e in grado di potenziare la risposta a vaccini antitumorali. La peculiarità di questo studio, che potrebbe avere anche ricadute per altri tipi di tumore, consiste nel rigenerare e potenziare la risposta naturale antitumorale del sistema immunitario soppressa dalla presenza del tumore stesso combinando la vaccinazione con la somministrazione di interferon alfa in associazione con il chemioterapico.”
Questa terapia è indicata quando il numero di cellule tumorali presenti nel nostro organismo è stato drasticamente ridotto (malattia residua minima).
“In questa fase – spiega Enrico Proietti, direttore del Reparto di Applicazioni Cliniche delle Terapie Biologiche e ideatore del nuovo utilizzo del chemioterapico come immunostimolante di vaccini antitumorali - il tumore è particolarmente suscettibile ad un attacco da parte delle cellule del sistema immunitario e per questo motivo i trattamenti applicati possono essere meno aggressivi e meglio tollerati rispetto a quelli classici (chemio e radioterapia) utilizzati contro la malattia conclamata. I pazienti riceveranno un trattamento ambulatoriale che gli permetterà, inoltre, di tornare immediatamente alle loro abituali occupazioni ”.
A rendere ancora più efficace e innovativo questo approccio terapeutico è lo studio dei parametri biologici individuali del paziente.
“Sappiamo infatti – aggiunge Paola Nisticò, ricercatrice del Laboratorio di Immunologia delI’IRE che conduce insieme ai ricercatori dell’ISS il monitoraggio immunologico – che la qualità del sistema immunitario del paziente è determinante nella risposta terapeutica, anche nel trattamento chemioterapico. E’ per noi quindi rilevante definire biomarcatori della risposta immunitaria in grado di predire la risposta terapeutica. Il monitoraggio della risposta immunitaria dei pazienti vaccinati è di primaria importanza per identificare i meccanismi con i quali i loro linfociti T riescono ad essere attivati e “rieducati” a riconoscere efficacemente cellule tumorali per sconfiggere la neoplasia”.
Il successo di questo studio, infatti, segnerebbe una tappa importante nella lotta al melanoma poiché questo tumore è in costante aumento come spiega Caterina Catricalà, Direttore del Dipartimento Clinico Sperimentale di Dermatologia Oncologica e della Melanoma Unit del San Gallicano. “Il melanoma che fino a 20 anni fa era considerato una patologia rara è oggi invece molto più diffuso: si stima che nell’ultimo decennio tale tumore abbia superato nel mondo i 100.000 nuovi casi l’ anno ed in Italia si ammalano circa 13 persone su centomila abitanti ogni anno. Negli ultimi 20 anni è aumentato il numero dei casi diagnosticati in fase precoce, con conseguente miglioramento della sopravvivenza. L’esito di questo trial potrebbe essere strategico nella terapia di quei melanomi che hanno avuto una recidiva dopo l’asportazione chirurgica e potrebbero presentare una ripresa di malattia in circa il 50 per cento dei casi”
“Le modalità di svolgimento e di cooperazione che hanno caratterizzato questo studio, confermano l’importanza della collaborazione tra i nostri Istituti di ricerca specializzati in oncologia e dermatologia – sottolinea Francesco Bevere, Direttore Generale Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano – e l’Istituto Superiore di Sanità, principale riferimento tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale. I nostri ricercatori, insieme, hanno fornito un reale contributo alla ricerca traslazionale, consentendo il trasferimento dei risultati dell’attività di ricerca, dai laboratori ai pazienti, veri protagonisti di questa fase dello studio, verso i quali è rivolta la nostra principale attenzione”.
L’Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti Regina Elena e San Gallicano hanno attivato un sito all’indirizzo www.iss.it/tria per spiegare cosa siano questi i vaccini, lo stato dell’arte degli studi in corso con una sezione dedicata ai pazienti e un link “contattaci” a cui i pazienti possono rivolgersi per avere informazioni più specifiche sul trial.

