
Presentanti durante la 59^ Sessione Scientifica Annuale dell’American College of Cardiology nuovi dati che dimostrano una maggior riduzione dei casi di ictus tra pazienti con fibrillazione atriale (FA) trattati con dabigatran etexilato* rispetto all’attuale standard terapeutico, warfarin, indipendentemente dal profilo di rischio di ictus del paziente.1 La nuova analisi dei sotto gruppi dello studio di riferimento RE-LY® ** ha valutato la percentuale di ictus e di embolia sistemica tra pazienti definiti a rischio basso (n=5.775), moderato (n=6.455) ed elevato (n=5.882) di tali eventi tramite il punteggio validato di stratificazione del rischio di ictus, CHADS2.1,2
L’analisi dei sotto gruppi di RE-LY® ha dimostrato che dabigatran etexilato alla dose 150mg bid ha ridotto la percentuale di ictus e di embolia sistemica rispetto a warfarin ben controllato, indipendentemente dal rischio di ictus del paziente. Dabigatran etexilato alla dose 110mg bid ha dimostrato riduzioni analoghe a warfarin ben controllato. Entrambe le dosi sono risultate associate a minori sanguinamenti maggiori tra i pazienti a basso rischio di ictus.1
Nel dettaglio, i risultati hanno dimostrato quanto segue:1
- Dabigatran etexilato alla dose di 150mg bid ha ridotto la percentuale di ictus e di embolia sistemica rispetto a warfarin ben controllato nei diversi gruppi di rischio di ictus con un rischio relativo (RR) pari a 0.62 (0.38−1.02) tra i pazienti a basso rischio, 0.61 (0.40−0.92) tra i pazienti a rischio moderato, e 0.70 (0.52−0.95) tra i pazienti ad alto rischio.
- Dabigatran etexilato alla dose di 110mg bid ha mostrato riduzioni analoghe nella percentuale di ictus e di embolia sistemica rispetto a warfarin ben controllato, con un RR pari a 1.00 (0.65−1.55) per i pazienti a basso rischio, 1.04 (0.73−1.49) per i pazienti a rischio moderato e 0.79 (0.59−1.06) per i pazienti ad alto rischio.
- Entrambe le dosi di dabigatran etexilato sono risultate associate a frequenze più basse di emorragia maggiore rispetto a warfarin ben controllato tra i pazienti a basso rischio (D110mg RR: 0.67 (0.49−0.90), D150mg RR: 0.73 (0.54−0.98).
- In accordo con i risultati di RE-LY entrambe le dosi di dabigatran etexilato sono risultate associate a una sostanziali riduzioni delle emorragie endocraniche in tutti i gruppi di rischio.
L’autore principale, il Dr Jonas Oldgren, Uppsala University Hospital, Svezia, ha dichiarato: “Per gli specialisti che hanno in cura pazienti con fibrillazione atriale a rischio di ictus e di embolia sistemica, quest’analisi dei sotto gruppi appare molto incoraggiante poiché dimostra che dabigatran etexilato al dosaggio 150mg è il primo trattamento in grado di ridurre i casi di ictus in misura superiore a warfarin con FA in tutte le categorie a rischio di ictus.”
I punteggi di stratificazione del rischio di ictus come il CHADS2 sono stati messi a punto per orientare all’impiego corretto della terapia anticoagulante tra pazienti con FA ed ottenere il massimo beneficio.2 Nei pazienti con un rischio di ictus moderato o alto, la riduzione del rischio di ictus con gli antagonisti della vitamina K (VKA), come warfarin, è probabilmente superiore al rischio di sanguinamento.3 Nei pazienti con un punteggio di rischio CHADS2 basso, si presume invece che i benefici dei VKA non siano così chiari: è per questo che oggi molti pazienti assumono solo Aspirina, che è tuttavia meno efficace di warfarin nel ridurre il rischio di ictus, e pertanto lascia i pazienti senza una sufficiente protezione dal rischio di ictus severi e altamente debilitanti.4-7
Il Dr Jonas Oldgren ha aggiunto: “Medici e pazienti attendono da tempo un trattamento in grado di prevenire l’ictus a prescindere dal livello di rischio. Abbiamo dimostrato che Dabigatran etexilato offre maggiori benefici in termini di riduzione dell’ictus per tutti i pazienti a rischio basso, medio ed alto, oltre a meno casi di sanguinamento rispetto a warfarin nei pazienti a basso rischio. Si tratta di evidenze importanti che attestano il netto beneficio che questo nuovo anticoagulante orale può fornire rispetto al trattamento attuale con gli antagonisti della vitamina K, quali warfarin.”
“Finalmente, dopo oltre 50 anni e tante delusioni abbiamo un’alternativa efficace, sicura e di semplice gestione rispetto alla terapia anticoagulante orale, che comporterà un miglioramento della qualità di vita per molti pazienti con fibrillazione atriale” dichiara il Dottor Giuseppe Di Pasquale, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia e Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
“L’auspicio dei cardiologi” conclude Di Pasquale “è che il processo di autorizzazione da parte delle Agenzie Regolatorie abbia tempi brevi per poter rendere disponibile una protezione dall’ictus ai molti pazienti con fibrillazione atriale, che oggi non ricevono la terapia anticoagulante”.
Nel mondo fino a 3 milioni di persone ogni anno vengono colpite da ictus in conseguenza alla fibrillazione atriale,8-10 che si rivela, in questa popolazione, particolarmente grave e disabilitante,8 con la metà dei pazienti che muoiono entro un anno dall’evento.11
Bibliografia
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