
Uno studio recente, condotto alla University of Wisconsin e in corso di pubblicazione sulla rivista Psychological Science, rinforza l’ipotesi del feedback facciale a lungo sostenuta dagli psicologi: quando il nostro viso esprime un’emozione noi siamo in grado di provare quell’emozione intensamente1. Secondo questo studio le persone sottoposte ad iniezioni di tossina botulinica per attenuare le rughe provavano difficoltà non solo a mostrarsi accigliate (i muscoli corrugatori naturalmente erano stati rilasciati per effetto del farmaco), ma impiegavano anche più tempo a cogliere la valenza negativa di frasi negative o ostili, mentre non mutavano la capacità di cogliere l’allegria nei messaggi positivi. “Quando siamo tesi o sotto stress la tensione muscolare aumenta e il maggior tono sia della muscolatura locomotrice che della mimica contribuisce ulteriormente a renderci reattivi e irrequieti” spiega il Professor Massimo Signorini, chirurgo plastico responsabile della sezione di chirurgia dell’Istituto Dermatologico Europeo (IDE).
Nell’organismo infatti la tensione psichica induce il rilascio di ormoni dello stress, come l’adrenalina, che intervengono in natura nelle situazioni di pericolo. La tensione infatti è, dal punto di vista della sopravvivenza, utile perché predispone a meglio combattere o fuggire. Questo tuttavia innesca un meccanismo che si autoalimenta. Il cervello percepisce infatti che i muscoli periferici sono in tensione e si mette ulteriormente all’erta. È un tipico caso di quello che viene definito ‘feedback positivo’. Se la muscolatura è rilassata, al contrario, si può intuire come al cervello arrivi un messaggio di calma. Dopo il trattamento con tossina botulinica le persone hanno un’espressione più distesa perché la loro capacità di reclutare i muscoli della corrugazione è parzialmente disattivata. “Per molto tempo i neuro-scienziati si sono chiesti se le emozioni si formassero nel cervello e si trasmettessero al volto o anche viceversa” spiega Signorini. “Oggi sappiamo che le ipotesi sono entrambe valide. Il corpo, i muscoli che contribuiscono alla mimica, partecipano alla formazione delle emozioni. E i due sistemi si influenzano reciprocamente”. L’espressione facciale è quindi intimamente legata anche alla capacità di sentire fortemente e intensamente.
Gli artisti avevano intuito questo legame fin dal periodo rinascimentale: basti pensare al David di Michelangelo, all’Estasi di Santa Teresa del Bernini, ai visi enigmatici di Modigliani fino all’urlo straziante di Munch: ritratti con sopracciglia aggrottate, occhi profondi e fronte corrugata esprimono animi ed emozioni forti. Insieme a Eric Finzi, che ha condotto un piccolo studio su donne affette da depressione, anche Robert Zajonc, della Stanford University, ritiene che i muscoli facciali abbassino la temperatura del flusso sanguigno verso il cervello, con un meccanismo simile a quello di yoga e thai-chi che, rilassando il corpo, mandano un segnale positivo alla mente. Dello stesso parere è il famoso Paul Ekman, Professore Emerito di Psicologia all’Università della California, che ha trascorso gli ultimi decenni a studiare proprio la relazione tra emozioni ed espressioni del volto. In sostanza le persone che si sono sottoposte ad un trattamento con botulino mostrano minori sintomi depressivi e maggiore benessere emotivo2. “Se inizialmente si riteneva che questo fosse attribuibile al vedere il proprio aspetto più gradevole e meno invecchiato, ora sappiamo che questo non è l’unico motivo. Il farmaco non ‘cura’ certo la depressione che è una patologia molto seria, ma di certo migliora l’umore generale. Il timore che la tossina botulinica cancelli l’espressività è infondato: se il trattamento è corretto non c’è alcun pericolo e il risultato è estremamente naturale, tanto che le più importanti attrici italiane e straniere ne fanno uso senza che ciò pregiudichi la loro capacità espressiva. I numeri parlano chiaro: in Italia nel 2009 si stima siano state impiegate a fini estetici oltre 150 mila fiale di tossina botulinica, nel mondo i trattamenti sono stati oltre 20 milioni. Inoltre parliamo di un farmaco che ha un collaudo sia estetico che clinico di oltre 20 anni. È evidente che se un numero tanto elevato di persone si sottopone da anni e periodicamente al trattamento è perché il risultato viene apprezzato, e si intende mantenerlo. Naturalezza, charme, espressività, sentimenti ed emozioni più che mai visibili soprattutto se emanano gioia di vivere, contentezza, benessere, armonia e pace con se stessi e con gli altri: ecco cosa chiedono oggi uomini e donne alla medicina e chirurgia estetica. I tratti del viso, le rughe, i segni del tempo, vengono solo “modulati”.
“L’uso moderno del botulino è proprio questo”, dice Signorini, “ addolcire con armonia, e non di certo congelare la mimica”. “A volte un intervento di chirurgia estetica può risolvere importanti problemi psicologici”, prosegue il Professor Signorini. “Se ci si vede meglio, ci si sente meglio – continua – i tratti depressivi si attenuano, si ha un miglior rapporto con gli altri, l’autostima si rafforza e cresce la considerazione di se stessi.” Nessuno vorrebbe arrivare a 40 anni con uno sguardo malinconico e stanco che spesso non rappresenta veramente noi stessi e come ci sentiamo. Ma l’immagine che ci guarda nello specchio ci condiziona negativamente, ci influenza. Un viso perfetto non è sempre il più affascinante e l’imperfezione anche lieve dona ad un individuo personalità e spessore estetico oltre che umano, è questo l’aspetto più difficile della chirurgia: scegliere cosa cancellare e cosa tenere.
Note: 1 D. Havas (University of Wisconsin), in press on Psychological Science, 26/02/2010.
2 E. Finzi, Treatment of depression with botulinum toxin A: a case series. Dermatol Surg May 2006.










