Le italiane con figli sono più attente a fare una spesa sana. Il 75% delle donne chiede educazione alimentare in tv e a scuola e solo il 10% si sente poco informata sul tema anche se ancora una su quattro non legge gli ingredienti sulle confezioni degli articoli acquistati. Sono questi i dati principali emersi dalla ricerca effettuata su 500 donne, tra i 30 e i 60 anni, dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, con il supporto del Pastificio Rana, e presentata a Milano grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Salute del Comune.
Secondo gli esperti, un’alimentazione sana ed equilibrata riduce il rischio di molte patologie. “La relazione tra alimentazione e stato di salute – ha ricordato l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – è riconosciuta fin dalla preistoria. Oggi si sa che modificare il regime alimentare è una delle strategie preventive più efficaci e che corretti stili di vita permettono di combattere obesità e malattie. L’alimentazione insomma ha un ruolo molto importante nel controllo della propria salute. I disturbi alimentari sono tuttavia in aumento e per contrastarli bisogna iniziare dai più piccoli diffondendo principi e abitudini alimentari che nel tempo si consolidano in abitudini e stili di vita salutari, prima forma di prevenzione di molte patologie".
Il 60% delle donne risulta consapevole che un’alimentazione sana ed equilibrata è uno strumento cardine per la tutela e la prevenzione della salute per sé e i propri cari. Il concetto si scontra spesso, però, con impedimenti culturali e sociali molto forti: il poco tempo a disposizione, i pasti fuori casa (in particolare per le donne lavoratrici e single), i limiti culturali (una donna su 4 non legge la lista degli ingredienti) e, in modo particolare, il prezzo dei cibi. “Il 40% dei lombardi è in sovrappeso – ha aggiunto Landi – e ogni anno sono 23 i morti per patologie correlate all’obesità. Non solo, un bambino su tre a Milano è obeso e lo rimarrà anche da adulto.
Questa è una situazione da monitorare e contrastare con nuove strategie di comunicazione e nuovi progetti. Milano è una città in cui non è affatto facile condurre uno stile di vita sano, tuttavia si avrebbe un notevole impatto sociale positivo se si riuscisse a limitare tutta la serie di malattie cardiovascolari e tumorali dovute all'obesità. Oltretutto, anche i costi della sanità calerebbero se si intervenisse educando e non solo curando". Dalla ricerca emerge infatti che un altro punto chiave è la mancanza di educazione alimentare: nonostante il buon livello di conoscenza del campione, 3 donne su 4 apprezzerebbero che si facesse ancora più informazione.
La scuola, assieme alla stampa, è il secondo canale di informazione richiesto (entrambe al 25%) preceduto solo dalla televisione (68%). “L’alimentazione – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – permette di assumere le sostanze indispensabili per il proprio metabolismo e il mantenimento delle proprie funzioni vitali e può svolgere un ruolo altrettanto importante sia come fattore determinante la buona qualità della vita, sia come fattore di rischio per l’insorgenza di numerose patologie. L’assunzione corretta di alimenti, sia nella quantità che nella qualità, rappresenta uno strumento di prevenzione e tutela della propria salute. Sotto questo aspetto le donne svolgono un ruolo determinante in famiglia, perché sono punto di riferimento e artefici dello stile alimentare che caratterizza sé e i propri cari".
“La ricerca – ha spiegato Elena Ripamonti di Elma Research – ha messo in evidenza come le donne siano consapevoli che una alimentazione corretta è il punto cardine per la salute propria e dei propri cari, ma, allo stesso tempo, ne ha focalizzato gli impedimenti. A seconda della vita lavorativa e familiare, emergono diversi profili e comportamenti mentre sono meno evidenti le differenze regionali. Gli sforzi crescono quanto più crescono le responsabilità alimentari nei confronti dei propri cari.
Dalla ricerca infatti sono emersi quattro profili di donna: la ‘massaia’ (donna over 50 con famiglia, che prepara i pasti in casa, certa di offrire ai propri familiari una alimentazione sana ed equilibrata), la ‘giovane mamma’ (che legge la lista degli ingredienti e solo secondariamente il prezzo, teme l’eccesso di grassi e calorie e cerca di scegliere per i propri figli alimenti più naturali e leggeri, le piacerebbe migliorare lo stile alimentare della famiglia), la ‘mamma di adolescenti’ (si sente soddisfatta del proprio stile alimentare.
Se casalinga osserva in primo luogo il prezzo, poi la marca dell’azienda produttrice senza però leggere la lista degli ingredienti, non è generalmente interessata a cambiare la propria alimentazione. Se lavoratrice, invece, al prezzo antepone la lista degli ingredienti e l’attenzione alla marca che considera come elemento di qualità del prodotto, è per questo soddisfatta dalle proprie scelte), la ‘donna senza figli’ (lontana dal concetto di alimentazione funzionale alla salute se nubile, ma più responsabile se sposata, con più attenzione agli ingredienti, ai piccoli produttori, pur continuando a preferire il gusto alla leggerezza e alla digeribilità)".
"L’assunzione di alimenti – ha concluso Michele Carruba, professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana dell’Obesità – nella quantità o qualità, influenza le nostre funzioni vitali e può essere uno dei fattori principali nella determinazione di stati patologici come il sovrappeso e l’obesità, l’ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, diabete tipo 2, osteoporosi, steatosi epatica (fegato grasso) e alcune forme di tumori. Le italiane con figli sono più attente a fare una spesa sana. Il 75% delle donne chiede educazione alimentare in tv e a scuola e solo il 10% si sente poco informata sul tema anche se ancora una su quattro non legge gli ingredienti sulle confezioni degli articoli acquistati. Sono questi i dati principali emersi dalla ricerca effettuata su 500 donne, tra i 30 e i 60 anni, dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, con il supporto del Pastificio Rana, e presentata a Milano grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla Salute del Comune.
Secondo gli esperti, un’alimentazione sana ed equilibrata riduce il rischio di molte patologie. “La relazione tra alimentazione e stato di salute – ha ricordato l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna – è riconosciuta fin dalla preistoria. Oggi si sa che modificare il regime alimentare è una delle strategie preventive più efficaci e che corretti stili di vita permettono di combattere obesità e malattie. L’alimentazione insomma ha un ruolo molto importante nel controllo della propria salute. I disturbi alimentari sono tuttavia in aumento e per contrastarli bisogna iniziare dai più piccoli diffondendo principi e abitudini alimentari che nel tempo si consolidano in abitudini e stili di vita salutari, prima forma di prevenzione di molte patologie".
Il 60% delle donne risulta consapevole che un’alimentazione sana ed equilibrata è uno strumento cardine per la tutela e la prevenzione della salute per sé e i propri cari. Il concetto si scontra spesso, però, con impedimenti culturali e sociali molto forti: il poco tempo a disposizione, i pasti fuori casa (in particolare per le donne lavoratrici e single), i limiti culturali (una donna su 4 non legge la lista degli ingredienti) e, in modo particolare, il prezzo dei cibi. “Il 40% dei lombardi è in sovrappeso – ha aggiunto Landi – e ogni anno sono 23 i morti per patologie correlate all’obesità. Non solo, un bambino su tre a Milano è obeso e lo rimarrà anche da adulto.
Questa è una situazione da monitorare e contrastare con nuove strategie di comunicazione e nuovi progetti. Milano è una città in cui non è affatto facile condurre uno stile di vita sano, tuttavia si avrebbe un notevole impatto sociale positivo se si riuscisse a limitare tutta la serie di malattie cardiovascolari e tumorali dovute all'obesità. Oltretutto, anche i costi della sanità calerebbero se si intervenisse educando e non solo curando". Dalla ricerca emerge infatti che un altro punto chiave è la mancanza di educazione alimentare: nonostante il buon livello di conoscenza del campione, 3 donne su 4 apprezzerebbero che si facesse ancora più informazione.
La scuola, assieme alla stampa, è il secondo canale di informazione richiesto (entrambe al 25%) preceduto solo dalla televisione (68%). “L’alimentazione – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – permette di assumere le sostanze indispensabili per il proprio metabolismo e il mantenimento delle proprie funzioni vitali e può svolgere un ruolo altrettanto importante sia come fattore determinante la buona qualità della vita, sia come fattore di rischio per l’insorgenza di numerose patologie. L’assunzione corretta di alimenti, sia nella quantità che nella qualità, rappresenta uno strumento di prevenzione e tutela della propria salute. Sotto questo aspetto le donne svolgono un ruolo determinante in famiglia, perché sono punto di riferimento e artefici dello stile alimentare che caratterizza sé e i propri cari".
“La ricerca – ha spiegato Elena Ripamonti di Elma Research – ha messo in evidenza come le donne siano consapevoli che una alimentazione corretta è il punto cardine per la salute propria e dei propri cari, ma, allo stesso tempo, ne ha focalizzato gli impedimenti. A seconda della vita lavorativa e familiare, emergono diversi profili e comportamenti mentre sono meno evidenti le differenze regionali. Gli sforzi crescono quanto più crescono le responsabilità alimentari nei confronti dei propri cari.
Dalla ricerca infatti sono emersi quattro profili di donna: la ‘massaia’ (donna over 50 con famiglia, che prepara i pasti in casa, certa di offrire ai propri familiari una alimentazione sana ed equilibrata), la ‘giovane mamma’ (che legge la lista degli ingredienti e solo secondariamente il prezzo, teme l’eccesso di grassi e calorie e cerca di scegliere per i propri figli alimenti più naturali e leggeri, le piacerebbe migliorare lo stile alimentare della famiglia), la ‘mamma di adolescenti’ (si sente soddisfatta del proprio stile alimentare.
Se casalinga osserva in primo luogo il prezzo, poi la marca dell’azienda produttrice senza però leggere la lista degli ingredienti, non è generalmente interessata a cambiare la propria alimentazione. Se lavoratrice, invece, al prezzo antepone la lista degli ingredienti e l’attenzione alla marca che considera come elemento di qualità del prodotto, è per questo soddisfatta dalle proprie scelte), la ‘donna senza figli’ (lontana dal concetto di alimentazione funzionale alla salute se nubile, ma più responsabile se sposata, con più attenzione agli ingredienti, ai piccoli produttori, pur continuando a preferire il gusto alla leggerezza e alla digeribilità)".
"L’assunzione di alimenti – ha concluso Michele Carruba, professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana dell’Obesità – nella quantità o qualità, influenza le nostre funzioni vitali e può essere uno dei fattori principali nella determinazione di stati patologici come il sovrappeso e l’obesità, l’ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, diabete tipo 2, osteoporosi, steatosi epatica (fegato grasso) e alcune forme di tumori.
E’quindi importante leggere sempre le etichette per verificarne i contenuti privilegiando gli ingredienti leggeri e di qualità, non fritti e poco elaborati. Un altro punto focale della ricerca è che le donne chiedono una maggiore partecipazione all’educazione alimentare da parte della scuola. È assolutamente vero. Le istituzioni devono adeguarsi con iniziative dedicate. Con Milano Ristorazione, ad esempio, abbiamo ideato menù equilibrati e gustosi per i pasti nelle scuole, trasformando la refezione in un momento educativo. Nelle scuole materne è in atto il progetto ‘Più frutta, più verdura’ che educa i bimbi a coltivare l’orto scolastico abituandoli a ‘conoscere’ carote, zucchine o mele".
E’quindi importante leggere sempre le etichette per verificarne i contenuti privilegiando gli ingredienti leggeri e di qualità, non fritti e poco elaborati. Un altro punto focale della ricerca è che le donne chiedono una maggiore partecipazione all’educazione alimentare da parte della scuola. È assolutamente vero. Le istituzioni devono adeguarsi con iniziative dedicate. Con Milano Ristorazione, ad esempio, abbiamo ideato menù equilibrati e gustosi per i pasti nelle scuole, trasformando la refezione in un momento educativo. Nelle scuole materne è in atto il progetto ‘Più frutta, più verdura’ che educa i bimbi a coltivare l’orto scolastico abituandoli a ‘conoscere’ carote, zucchine o mele".