Intervento del Ministro del Welfare Sacconi e del sottosegretario Roccella:
"L’Aifa, pur riconoscendo la sua delibera “pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero come raccomandato dal Signor Ministro”, non ha voluto chiarire in modo definitivo se abbia ragione il Presidente dell’Agenzia, professor Pecorelli, che in più occasioni mi ha personalmente ribadito essere necessario il “ricovero ospedaliero ordinario” o se, al contrario, abbia ragione il consigliere dell’Agenzia dottor Bissoni - Assessore della Regione Emilia-Romagna - che ha pubblicamente affermato essere sufficiente il day hospital. Oggettivamente non vedo come il day hospital possa essere coerente con la delibera adottata dall’Aifa, tanto più che l’attività di farmaco-vigilanza dell’Agenzia presuppone il monitoraggio continuo in ambito ospedaliero. Ribadisco in ogni modo che se non si riscontrerà la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad aborto farmacologico, si evidenzierà una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti".
“Ponzio Pilato in confronto all’Aifa era un decisionista. Nel comunicato l’Agenzia italiana del farmaco sostiene che la delibera del 30 luglio scorso è già coerente con il parere espresso dal ministro Sacconi sulla compatibilità tra il metodo chimico e la legge 194 che regola l’interruzione volontaria di gravidanza. L’Aifa però deve spiegare in che modo intende esercitare l’attività di farmacovigilanza sulla pillola Ru486, attività che le spetta e che è prevista dalla stessa legge 194. Se non c’è chiarezza sulle modalità del ricovero e sulla permanenza in ospedale per l’intero percorso abortivo, come si potrà sapere quali sono gli eventi avversi, gli effetti collaterali, i tempi, i modi, i luoghi in cui avviene l’aborto vero e proprio? Se l’Agenzia ha deciso di non decidere, il Governo è però consapevole che è necessario tutelare la salute delle donne in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale fornendo un’assistenza adeguata e continua alle donne, e garantendo ovunque l’applicazione della legge 194”.










