Tra i disturbi psichiatrici più comuni e potenzialmente devastanti c’è il disturbo bipolare e, in particolare, la sua fase depressiva, associata a un rilevante impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti e all’abuso di droga e alcol. Si stima, infatti, ad esempio, che il 30% circa degli psicotici abusi di alcol e il 15% si droghi[1], ma la percentuale di abuso di sostanze supera addirittura il 50% nei pazienti bipolari[2]. Tuttavia, nonostante l’elevato tasso di disabilità e la rilevanza nella pratica clinica, la depressione bipolare è ancora poco studiata. L’allarme è lanciato dagli psichiatri, riuniti a Napoli per il seminario promosso da AstraZeneca “Advisory opinions of the bipolar depression”: un confronto tra i maggiori esperti nazionali ed internazionali sulle questioni più dibattute della depressione nel disturbo bipolare. Nel corso del congresso verranno affrontate trasversalmente le principali tematiche legate al disturbo bipolare depressivo: sia gli aspetti epidemiologici e diagnostici, sia quelli relativi ai trattamenti più avanzati. Saranno parte integrante dei confronti le tematiche delle ripercussioni legali, la difficoltà di gestione da parte del Servizio Sanitario Nazionale, gli interventi psico-educativi e il loro peso nell’affiancamento a quelli farmacologici. “L’abuso di sostanze è sempre più spesso associato ad un disturbo mentale – spiega Massimo Clerici, presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.Dip) – e questo fenomeno, definito ‘doppia diagnosi’, è in aumento. Una persona su cinque ha provato nel corso della propria vita una droga illecita. C’è, dunque, una gamma potenzialmente vasta di persone con una vulnerabilità non riconosciuta e che rischia, a causa delle sostanze, di diventare paziente psichiatrico. È un problema di mercato e di accessibilità più ampia rispetto al passato che facilita il cosiddetto ‘poliabuso’, diffuso soprattutto tra i giovani: l’assunzione di un mix di sostanze che rende estremamente complesso il quadro clinico e il riconoscimento delle sue possibili radici neurobiologiche”. “Un altro aspetto da considerare – continua Clerici – è che l’abuso aggrava, il quadro psicopatologico di una persona che già soffre di disturbi mentali e, spesso, causa anche un esordio più precoce della psicosi. A volte, inoltre, l’abuso maschera la malattia mentale: si tende a focalizzarsi sul problema 'droga', senza pensare ai disturbi psichiatrici più profondi e latenti. La conseguenza più grave è la scarsa compliance al trattamento, nonché il rischio di ricadute e ri-ospedalizzazioni”. Molte sostanze d’abuso possono, infatti, interagire con gli psicofarmaci, riducendone l’efficacia e aumentandone gli effetti collaterali.
Per guidare i clinici nei percorsi terapeutici più efficaci per la gestione del disturbo bipolare, le recenti linee guida internazionali, elaborate dal Network Canadese per il Trattamento dei disturbi dell’Umore e dell’Ansia (CANMAT) in collaborazione con la Società Internazionale per il Disturbo Bipolare (ISBD), hanno fornito una visione d’insieme bilanciata, esauriente e aggiornata sulle terapie farmacologiche disponibili. Dall’analisi dei maggiori studi di letteratura emerge il ruolo di primo piano degli antipsicotici atipici di nuova generazione; in particolare quetiapina ha dimostrato l’efficacia sia nella prevenzione della componente depressiva che nella stessa gestione della depressione bipolare.
“Le patologie del sistema nervoso centrale, - commenta il dottor Raffaele Sabia, Direttore Medico di AstraZeneca Italia – e, i disturbi mentali in particolare, sono caratterizzate da importanti bisogni clinici ad oggi solo parzialmente risolti, da un forte impatto sulla qualità della vita del paziente e dei familiari e, più in generale, dalle rilevanti ricadute sociali.
Tutto il settore della salute mentale riveste e rivestirà per AstraZeneca un’importante area di impegno, concretizzato anche nelle attività di ricerca e sviluppo. Inoltre, l’azienda è consapevole di quanto sia necessaria un’attenzione specifica alla qualità di vita del paziente, alla sua storia personale e al favorire la reintegrazione sociale e lavorativa. Per questo motivo nel recente passato ci siamo impegnati e fatti promotori di progetti che hanno coinvolto in prima persona il paziente, sostenendo il suo recupero anche attraverso attività sportive e forme di associazionismo”.
[1] European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction
2 Epidemiologic Catchment Area (ECA) Study. Regier et al, 1990; 1998

