Il professor Minisola resterà in carica per i prossimi due anni (www.siommms.it). E’ stato eletto dal consiglio direttivo della Società riunitosi oggi a Roma, dopo i quattro giorni di congresso nazionale tenutosi a Torino alla fine di novembre con la partecipazione di oltre 1.000 specialisti di tutta Italia.
Nato a Catania, ma romano di adozione, 57 anni, il professor Minisola è docente di medicina interna all’Università ‘Sapienza’ di Roma ed è responsabile dei Servizi assistenziali per le malattie metaboliche dello scheletro al Policlinico Umberto I.
Laureatosi a Roma nel 1977 con una tesi sugli Effetti del trattamento dell’ipertiroidismo sui livelli ematici del calcio e del fosforo, Salvatore Minisola si è sempre occupato di malattie metaboliche dello scheletro, percorrendo tutta la carriera con i professori Gianfranco Mazzuoli, uno dei pionieri del settore, ed Emilio D’Erasmo. Ha inoltre compiuto un lungo stage negli Stati Uniti al National Institute of Health di Bethesda (Washington) e ha pubblicato oltre 140 articoli scientifici su riviste internazionali.
“Nel corso del mio mandato”, spiega, “cercherò per prima cosa di fortificare gli aspetti educazionali della SIOMMMS. Con un doppio obiettivo: da un lato aiutare i medici a conoscere meglio le malattie dello scheletro, dall’altro educare i giovani ricercatori a questa particolare branca della medicina”.
Il problema, aggiunge, è che l’università italiana non offre una preparazione sistematica per queste patologie, benché siano diffusissime. Nei vari atenei, per esempio, l’insegnamento dell’osteoporosi viene suddiviso, in rapporto ai programmi, tra i reumatologi, gli endocrinologi, i geriatri, i ginecologi e via elencando. Una malattia così diffusa e grave avrebbe invece necessità di un approccio didattico specifico e specialistico.
“Spero inoltre”, conclude il professor Minisola, “di riunire nella SIOMMMS tutte le società scientifiche, spesso di piccola o minima entità, che a vario titolo si occupano di questi problemi. E’ un compito non facile, ma vale la pena tentare”.










