Scaduti i brevetti si apre l’era dei biosimilari: farmaci biologici “copiati” dagli originali, già pronti per l’uso anche in Italia. L’oncologia sarà il vero banco di prova perché ben il 40% delle molecole biotech serve per la cura dei tumori. Ma i malati sono preoccupati: il pesante precedente con l’eritropoietina, reazioni avverse causate da un diverso eccipiente, impone norme chiare sulla possibilità di procedere alla sostituzione. “Il processo di sintesi del farmaco biosimilare non è mai del tutto fedele a quello dell’originatore – sottolinea il prof. Francesco Cognetti Direttore dell’Oncologia del Regina Elena – e ciò può comportare problemi di efficacia e sicurezza, che giustamente allarmano i pazienti. Le molecole biologiche sono estremamente complesse e anche il sito produttivo riveste un’importanza determinante. Francia, Spagna e Germania hanno proibito la sostituzione automatica mentre in Italia siamo tuttora in attesa di una norma chiara”. Gli oncologi dell’AIOM sono stati i primi ad attivarsi su questo tema, con il progetto “Problematiche etiche sull’impiego dei farmaci similari e bioequivalenti”, avviato nel 2008 con il sostegno di Roche che ha coinvolto poi la Società Italiana la Fondazione AIOM I sondaggi promossi nei mesi scorsi dalle Società scientifiche su questa materia hanno evidenziato come, anche fra i tecnici, regni ancora molta confusione: il 95% degli oncologi e il 98% dei nefrologi ha ammesso di aver bisogno di più informazioni su queste molecole. Un importante lavoro di divulgazione è già stato svolto da AIOM che ha prodotto un booklet specifico, un sito (www.biosimilari.it), numerosi seminari nazionali e regionali, indagini e tavoli di lavoro. “Il punto fondamentale è la reazione immunogenica che ogni preparato biologico può scatenare - continua Cognetti -. Nei farmaci biotech è stata attentamente valutata mediante appositi studi ed è continuamente monitorata mentre, allo stato attuale i biosimilari godono di una procedura di messa in commercio in base a un numero inferiore di studi clinici rispetto alle molecole originatrici. Bisogna stare in guardia affinché non passi una logica del risparmio a tutti i costi”. Cosa devono sapere i pazienti? “In primo luogo che è sbagliata l’equazione fra biosimilare e generico – spiega De Lorenzo – un concetto troppo semplicistico che potrebbe spingerli a sottovalutare i possibili effetti della molecola. Inoltre, chiediamo di venire inclusi nei gruppi di lavoro che si stanno occupando della materia, dal punto di vista scientifico e legislativo. Crediamo che anche in questo campo, di alta tecnologia, la voce del malato debba essere ascoltata”. Fondazione AIOM e FAVO, dopo il meeting di oggi, avvieranno insieme un percorso di sensibilizzazione che si svilupperà nel corso del prossimo anno.










