Si è aperto ieri a Napoli il 1° Workshop dell’ENEA – European Neuroendocrine Association dal titolo “Nuove intuizioni nella gestione della Sindrome di Cushing”, organizzato dall’Università Federico II di Napoli e che vede la partecipazione di esperti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un evento interamente dedicato alla Sindrome di Cushing, malattia rara che registra un tasso di mortalità pari al 50% dei casi e che colpisce 10 persone ogni milione di abitanti, in particolar modo le donne con un rapporto di 5 a 1 rispetto agli uomini. Gli elevati livelli dell’ormone cortisolo nel sangue, dovuti alla presenza di un tumore che può essere benigno o maligno, rappresentano il 1° campanello di allarme che viene accompagnato da sintomi quali: obesità di tipo addominale, riduzione della massa magra con accentuata debolezza causata dall’ipotrofia muscolare, faccia tonda con gote rosse, accumulo di grasso dietro al collo e facilità alle ecchimosi a causa dell’assottigliamento della pelle,. La Sindrome di Cushing provoca anche pericolose complicanze che comprendono l’ipertensione, anche severa, il diabete, l’osteoporosi e disturbi neuropsichiatrici come la depressione e il disturbo bipolare. “Questo appuntamento molto importante - ha affermato la Prof.ssa Annamaria Colao, Coordinatore Scientifico del Workshop e Ordinario di Endocrinologia presso l’Università Federico II di Napoli – offre l’opportunità di un confronto sulle nuove opportunità terapeutiche per la cura della Sindrome di Cushing rappresentate dall’impiego deifarmaci neuromodulatori messi a punto dopo tanti anni di studi: si tratta di una svolta determinante nel trattamento della malattia, perché apre nuove prospettive di miglioramento per pazienti a cui finora non potevamo dare una cura.” Fino ad oggi, infatti, le terapie mediche farmacologiche sono state “falsarie”, ossia riguardavano solo il contenimento dei sintomi perché erano semplicemente in grado di bloccare l’eccessiva secrezione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali: una soluzione comunque temporanea, in attesa di sottoporre il paziente ad un intervento chirurgico di asportazione del tumore; ma, mentre nella sindrome di Cushing causata dal tumore surrenale la chirurgia può essere curativa - poiché viene asportata la ghiandola surrenale per intero - in quella causata da un tumore ipofisario o che colpisce altri organi l’intervento deve essere circoscritto alla massa tumorale e, nel 50% dei casi, l’operazione non va a buon fine; in questi casi risulta determinante, quindi, poter intervenire con una terapia farmacologica curativa. Nel trattamento della Sindrome di Cushing un’alternativa all’intervento chirurgico, o una terapia coadiuvante l’intervento stesso, è rappresentata da alcuni farmaci neuro modulatori, comecabergolina, pasireotide e dopastatine, che riescono ad agire direttamente sul tumore, controllando la secrezione di ACTH – che stimola la produzione di cortisolo - e contenendo, al tempo stesso, il volume dell’adenoma con buone possibilità che la dimensione della neoplasia si riduca fino a scomparire.

