Dai 350 casi di meningite del 2006 ai 108 casi del 2008: questo è il risultato ottenuto grazie alla raccomandazione della vaccinazione contro il meningococco C inserita nel calendario delle vaccinazioni dell’infanzia nel 2005. Lo dimostrano i dati SIMI-ISS commentati nell’incontro di aggiornamento scientifico “Meet The Expert” svoltosi grazie al supporto incondizionato di Novartis Vaccines durante il Congresso Nazionale della SIP (Società Italiana di Pediatria) che si conclude oggi a Padova. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come questo decremento rappresenti un passo importante verso la sconfitta della meningite, una malattia poco nota ma molto grave perché spesso mortale, e che nei casi di sopravvivenza può portare alla persona colpita menomazioni irreversibili.
In Italia sono attualmente diffusi prevalentemente due ceppi di meningite, il meningococco B e C. Per quest’ultimo sierogruppo è disponibile un vaccino coniugato che agisce in modo mirato ed efficace contro il meningococco di questo tipo.
Bambini e adolescenti sono i gruppi più a rischio, in quanto presentano un’immunità naturale particolarmente più bassa nei confronti della meningite - soprattutto la meningite meningococcoccica C.
L’infezione da meningococco ha un’evoluzione molto rapida, è spesso causa di decesso e in caso di associazione della patologia a sepsi può causare la morte del 14,5 percento dei pazienti non vaccinati. In particolare la mortalità è alta in alcune fasce di età: il 20 percento dei decessi colpisce soggetti da 1 a 4 anni e il 25 percento da 5 a 14 anni.
Altrettanto significativa l’incidenza delle sequele, cioè dei danni gravi e permanenti che la meningite può causare all’organismo. Il paziente sopravvissuto alla meningite potrà nel 30 percentodei casi presentare più di una sequela, come cicatrici, amputazioni, riduzione dell’udito e insufficienza renale.
In Italia la meningite meningococcica di tipo C è endemica con focolai sporadici. Negli ultimi cinque anni uno dei focolai più importanti è stato registrato proprio in Veneto, dove nel 2005 si sono registrati 26 casi, esponendo al rischio di contagio l’intera popolazione.
La gestione efficace dell’offerta vaccinale condotta in Veneto ha permesso che i casi in questa regione si riducessero nell’arco di tre anni di ben il 54 percento. Le previsioni per l’anno in corso fanno prevedere un ulteriore decremento dei casi di meningite al 77 percento. Questo risultato rende l’esperienza condotta in Veneto una vera e propria best practice nell’introduzione efficace e sostenibile di strumenti di prevenzione primaria come i vaccini, presidi fondamentali per la salute della collettività.
Il vaccino coniugato sviluppato da Novartis Vaccines ha dato ad oggi una protezione sicura ed efficace, garantendo altresì una forte immunità di gruppo (herd immunity), in quanto estende i suoi vantaggi anche ai soggetti non vaccinati. Sulla base dell’esperienza maturata in questi anni si è notato, infatti, che quando la copertura vaccinale raggiunge l’80-90 percento il meningococco C non ha la possibilità di diffondersi nella popolazione.
Rimane tuttora aperto invece il fronte relativo al ceppo B del meningococco, responsabile dei residui 108 casi registrati sul territorio nazionale. Per questo ceppo è in corso di finalizzazione un nuovo vaccino, sviluppato nei laboratori del Centro di Ricerca Novartis Vaccines di Siena, che sarà disponibile nel corso dei prossimi due anni.
L’epidemiologia del meningococco è un’epidemiologia che può variare temporalmente e geograficamente, infatti nell’ultimo periodo sono stati registrati in Italia alcuni casi, isolati e sporadici, di altri gruppi di meningococco, come il tipo Y, che insieme al tipo A e W135è prevalentemente diffuso negli Stati Uniti e in Africa.
Per questi siero-gruppi è stato sviluppato un nuovo vaccino tetravalente coniugato, che conterrà i siero-gruppi A C W135 Y, e che sarà disponibile a partire dalla metà del prossimo anno.