Tra le conquiste della civiltà, una
delle più importanti è senza dubbio la trasformazione del significato del
lavoro, che è occasione per aumentare le proprie possibilità ed esperienze, le
relazioni sociali e la capacità di incidere nel processo democratico.
L’evoluzione dei tempi e modi di lavoro ha indotto la nascita e spesso anche il
rapido declino di nuove modalità produttive e organizzative.
Uno
dei temi che in modo sempre più forte si sta affacciando oggi è quello relativo
a realizzare condizioni di benessere nei luoghi di lavoro. Ed è a questo tema
che è dedicato il convegno internazionale che si svolgerà giovedì 10 dicembre 2009, inizio ore 9, presso l’Auditorium
dell’Università Cattolica di Roma, intitolato “Lavoro
Umano: il benessere nei luoghi di lavoro”, promosso dall’Istituto di Medicina del Lavoro della
Cattolica di Roma diretto dal prof. Antonio
Bergamaschi.
Saranno
messe a confronto metodologie ed esperienze per consentire alle aziende, ai
servizi di prevenzione e ai medici competenti di valutare correttamente i
livelli di benessere lavorativo e di programmarne la promozione, con
l’eventuale supporto di consulenze specialistiche.
Tra
i relatori: Nicola Magnavita (Istituto
di Medicina del Lavoro della Cattolica di Roma), Marko Elovainio (Università di Helsinki, Mario Gallo
dell’Università degli studi di Cassino), Lucilla
Livigni e Andrea Magrini (Università
degli Studi di Roma Tor Vergata), Sergio
Isolani (Ispesl).
“La
medicina tradizionale di impostazione diagnostico-terapeutica - spiega il ricercatore di medicina del
lavoro Magnavita -, ha mostrato
qualche difficoltà a comprendere tempestivamente l’evoluzione dei bisogni
correlata a questo processo. La maggior parte degli studi sono puntati sulle
valenze negative che si generano nel processo di trasformazione: lo stress da
lavoro, il mobbing, il burn-out, il disagio e il disadattamento. Tali
distorsioni del rapporto di lavoro sono spesso identificate, qualche volta
quantificate ma raramente prevenute”.
“La
medicina del lavoro, per sua natura – prosegue Magnavita -, ha sempre
affrontato il tema opposto: la definizione e il potenziamento del benessere nei
luoghi di lavoro. La gestione dei rischi professionali è racchiusa in un
insieme di operazioni che devono garantire non solo l’assenza di danni, ma
l’accrescimento materiale e morale dei lavoratori e dell’azienda. La promozione
della salute, che solo di recente la nostra legge ha incluso tra gli atti della
sorveglianza sanitaria, rappresenta da molti anni l’obiettivo dei migliori
servizi di medicina del lavoro. Umanizzare il lavoro significa aumentare il
benessere umano, più che la produttività”. Studi recenti indicano che la percezione del grado di giustizia
dell’organizzazione del lavoro influenza fortemente la salute dei lavoratori.
È stato dimostrato che i lavoratori in
aziende con bassa giustizia lavorativa soffrono di una maggiore frequenza di
sintomi e di malattie cardiovascolari, digestive e nervose, hanno un alto tasso
di assenteismo e bassa produttività. Al contrario, chi lavora in una
organizzazione che percepisce ispirata a criteri di giustizia presenta una
maggiore resistenza verso gli eventi sfavorevoli della vita.
“Queste
importanti considerazioni – conclude Magnavita - , maturate sulla base di studi
condotti soprattutto in Finlandia e in altri Paesi del Nord Europa e America,
sono messe a confronto per la prima volta con le esperienze condotte in un Paese
mediterraneo come l’Italia da diverse equipe di ricercatori, che da anni si
impegnano per migliorare il livello di benessere dei lavoratori”.

