La denuncia è pesante. I dati sono allarmanti. Al punto che Raffaele Bugiardini, Coordinatore del 70° Congresso della Società Italiana di Cardiologia, in conferenza stampa afferma che: «Il miglioramento nella percentuale di aderenza ai farmaci salvavita richiede uno sforzo con “continuative raccomandazioni” da parte del sistema di assistenza pubblico e continui controlli sull’attività di prevenzione secondaria svolti sul Territorio. Ci sono terapie valide con farmaci salvavita nel dopo infarto evidenziate dalle scoperte scientifiche ma che tardano in Italia ad essere applicate nella pratica clinica. Non è una questione di economia perché la spesa per questi salvavita è bassa. «I cittadini- prosegue Raffaele Bugiardini, Coordinatore della Commissione per il Congresso e Membro del Consiglio Direttivo SIC - devono essere informati che, nonostante il S.S.N spenda circa il 10 per cento interno lordo per la Sanità, non sempre ricevono le cure che l’evidenza scientifica avrebbe suggerito e che essi dovrebbero sapere». Raffaele Bugiardini parla delle terapie, non date ai pazienti nel post infarto. «Il Centro Studi della SIC in associazione con CINECA ha preso in esame - aggiunge - le prescrizioni di quattro farmaci salvavita. Lo scopo era quello di verificare la corretta applicazione delle linee guida terapeutiche nazionali ed internazionali nella cura del paziente. I risultati sono stati negativamente sorprendenti: c’è un trenta per cento di scollamento dal trattamento ottimale osservato in campo internazionale. In pratica, i quattro farmaci salvavita- l’Aspirina, i Beta-bloccanti, le Statine e gli Ace-inibitori- vengono prescritti in Italia in misura inferiore alle linee guida e agli standard internazionali». «Bisogna subito intervenire - conclude Bugiardini- . La via corretta è quella di monitorare l’aderenza farmacologica alle linee guida, mettendo in campo modelli e mezzi di controllo telematico quali ad esempio quelli forniti dal Centro Studi SI-CINECA».










