Si è chiusa al Centro Congressi in corso Stati Uniti a
Torino la due giorni organizzata dalla Conferenza delle Regioni e delle
Province Autonome, “La Governance nel settore delle dipendenze. Il ruolo
delle Regioni e P.A. Scenari attuali e prospettive”.
«Questa occasione – ha affermato Eleonora Artesio, assessore alla tutela
della salute e sanità della Regione Piemonte all’inizio dei lavori –
rappresenta la volontà degli enti istituzionali, delle società
scientifiche, del privato sociale e delle organizzazioni sindacali di
proseguire lungo un cammino intrapreso insieme nei mesi scorsi, che
consenta di individuare le responsabilità di ciascun attore sociale nella
lotta e nella cura delle dipendenze. L’assenza di rappresentanti del
Governo, oggi, ci stupisce, perché le rispettive competenze sono molto
chiare: le Regioni devono concretizzare sul territorio i livelli essenziali
di assistenza (Lea) definiti dal Governo. E’ importante continuare a
lavorare in un clima istituzionale, capace di tutelare e comprendere il
ricco patrimonio di esperienze sul tema del contrasto alle dipendenze che
offrono le singole Regioni».
«E’ fondamentale – ha proseguito Artesio – considerare sempre quello che è
il compito che siamo chiamati a svolgere, che non riguarda la cura di un
sintomo, ma la presa in carico di tutta la persona, tenendo conto anche
dell’impatto che le dipendenze hanno su temi come il lavoro, la sicurezza e
le relazioni sociali».
Quello delle dipendenze è un problema che non riguarda soltanto i giovani e
i giovanissimi o i soggetti considerati fragili, ma coinvolge un’ampia
fetta della popolazione, senza discriminanti economiche o sociali. I dati
relativi alla diffusione dei consumi in Italia sono stati presentati questa
mattina e sono il frutto di due ricerche realizzate dall’Istituto di
Fisiologia Clinica del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche).
Tra i soggetti di età compresa fra i 15 e i 64 anni le sostanze più diffuse
sono la cannabis, la cocaina e gli allucinogeni.
270 mila persone hanno fatto uso, almeno una volta, nel 2008 di
allucinogeni. Tra questi, 17 mila sono consumatori abituali. La classe
d’età maggiormente esposta è quella tra i 15 e i 34 anni, con una
prevalenza di maschi rispetto alle femmine. I dati piemontesi sono in linea
con quelli nazionali.
I principali luoghi di acquisto della sostanza sono la discoteca e i bar, i
parchi e le piazze, la casa dello spacciatore o di amici, la rete internet
e la scuola.
Dall’indagine è emerso che fa uso di allucinogeni l’1,3% degli artigiani e
agricoltori, l’1,2% degli imprenditori e dirigenti, l’1% degli studenti, lo
0,9% dei disoccupati e lo 0,9% dei militari.
Tra gli studenti di età compresa fra i 15 e i 19 anni, l’uso degli
allucinogeni – almeno una volta nell’ultimo anno - riguarda il 3%. Mentre
nelle Regioni del nord Italia è più diffuso il consumo occasionale, in
quelle del sud è più alto il numero dei consumatori abituali.
Il Piemonte non fa eccezione e conferma il trend.
Uno degli allucinogeni più diffusi è la ketamina, in particolar modo tra
gli studenti. La crescita è avvenuta a partire dal 2003. Il 3,2% dei maschi
diciannovenni ne ha fatto uso almeno una volta nel 2008. In Piemonte, tra i
giovani di 15-19 anni la ketamina è consumata dal 2% circa. Questa sostanza
viene acquistata prevalentemente in discoteca, in strada e presso
l’abitazione dello spacciatore.
La cannabis viene maggiormente consumata tra i 15 e i 34 anni (25% circa
dei maschi e 15% circa delle femmine). Nel 2008 ne hanno fatto uso – almeno
una volta – 5 milioni e 600 mila italiani, dei quali 500 mila ne consumano
giornalmente.

