Qual è la situazione della lotta all’Aids in Italia? Il rapporto Euro Hiv Index 2009 colloca il nostro paese al terzultimo posto in Europa in quest’ambito: come reagire a questa situazione? Anlaids lo ha chiesto direttamente al viceministro Ferruccio Fazio, che ricopre anche il ruolo di presidente della Commissione nazionale Aids.
Il rapporto Euro Hiv Index 2009 (www.healthpowerhouse.com), presentato ad ottobre a Bruxelles, analizza l’impegno dei 27 paesi dell’Unione Europea più Svizzera e Norvegia nel campo della lotta all’Aids. L’Italia è al 27° posto nella classifica generale, seguito solo da Grecia e Romania; al primo posto, il Lussemburgo seguito da Malta, Svizzera, Finlandia e Paesi Bassi. Delle quattro sottocategorie in cui sono state suddivisi i 28 indicatori scelti per valutare gli sforzi nella lotta alla malattia, l’Italia figura ultima nel campo degli “outcomes”; pessima posizione anche nel campo della “prevenzione” (peggio di noi solo Grecia e Lituania), poco per quanto riguarda l’“accesso” e l’“impegno e i diritti”.
Nell’intervista che appare in occasione del 1° dicembre sulla newsletter dell’associazione (scaricabile sul sito www.anlaids.org) il viceministro Ferruccio Fazio esprime tutte le perplessità dell’attuale esecutivo rispetto alle politiche di prevenzione basate sulla riduzione del danno, soprattutto in ambito carcerario e tra le popolazioni vulnerabili. “Alcuni di questi interventi – spiega Fazio – risultano poco fattibili, presentando diverse controindicazioni, e in molti casi non esistono evidenze di efficacia degli interventi stessi nel ridurre la trasmissione dell’infezione da Hiv”. Affermazione che suscita qualche perplessità: “In Italia si è mai attuata una siffatta politica nelle carceri e su questa se ne è valutata l’efficacia? – si chiede Daniela Lorenzetti, sociologa dell’Università di Cassino e di Roma, collaboratrice di Anlaids – E poi, perché al termine prevenzione il viceministro risponde con esempi su detenuti, tossicodipendenti, prostitute: la trasmissione del virus è da molti anni soprattutto per via eterosessuale e, direi, trasversale, va dai salotti-bene alle periferie, perché allora non pensare un po’ in grande?”.
Rispetto all’area degli outcomes, anche Fazio riconosce finalmente che è “necessario assicurare la disponibilità di dati attendibili e aggiornati sulle infezioni da Hiv e sull’Aids da parte delle istituzioni italiane”. Il nostro paese, infatti, è l’unico in Europa con la Spagna a non avere ancora attivato un servizio di sorveglianza delle nuove infezioni da Hiv, anche se il decreto che lo istituisce è già stato approvato da più di un anno.










