Il ruolo dei
farmaci da banco all’interno del Sistema Sanitario e alcuni dei temi più “caldi”
del dibattito politico quali le prospettive sulle condizioni di equilibrio
economico-finanziario per le regioni e il Patto per la Salute: questi i
contenuti del confronto fra Politica, Categorie e Industria in occasione dell’Osservatorio
2009 sull’Automedicazione promosso da Anifa, Associazione nazionale
dell’industria farmaceutica dell’Automedicazione (che fa parte di
Federchimica). Il dato più significativo è che il Sistema Sanitario Nazionale
potrebbe risparmiare, in via prudenziale, circa 9 milioni di Euro attraverso una maggiore efficienza nell’uso delle
risorse per la cura di alcune delle patologie cosiddette minori, riferite
all’apparato respiratorio e digerente. Il dato emerge da uno studio realizzato
dal CERGAS Bocconi in collaborazione con SIMG – Società Italiana di Medicina
Generale.
L’analisi su
alcune patologie minori - quali il raffreddore e i lievi disturbi
gastrointestinali – mostra, per almeno una parte di tali patologie, l’immagine
di un’Italia caratterizzata da importanti variabilità prescrittive a seconda
del territorio e una prevalenza dell’utilizzo di farmaci rimborsabili nelle
aree del Paese con condizioni socio-economiche meno avvantaggiate e, viceversa,
di medicinali non coperti dal SSN nelle aree più ricche del Paese.
Il principale
risultato dello studio ha evidenziato che un differente comportamento
prescrittivo, nel senso di un grado di esposizione più appropriato ai diversi
farmaci disponibili per classi di rimborsabilità, produrrebbe per il SSN una
riduzione dei costi che in via prudenziale può essere stimato in 9 milioni di
Euro, ma che potrebbe arrivare fino a 16 milioni, a seconda delle metodologie
di stima effettuate, e per il paziente un aumento dei costi tra i 7 e gli 11,7
milioni di Euro nella gestione delle patologie minori. Lo studio mostra che il
maggiore costo a carico del paziente rimane inferiore all’aggravio di spesa a
carico del SSN, in parte perché l’eventuale riduzione del consumo di farmaci
rimborsabili non si traduce necessariamente in un pari incremento di quello per
i prodotti non rimborsabili, e in parte perché i farmaci senza obbligo di prescrizione hanno un prezzo
inferiore a quelli con obbligo di prescrizione. I farmaci Otc, a oggi - con 327 milioni di confezioni vendute
nell’anno mobile Ottobre 2008 – Settembre 2009 - rappresentano quasi il 20% del
totale del mercato farmaceutico a volumi, ma, considerando il prezzo inferiore,
a valori questo rapporto si attesta a circa il 10%.
Ha osservato Sergio Daniotti, Presidente di ANIFA:
“I farmaci senza obbligo di ricetta, di automedicazione, possono svolgere un
ruolo importante nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale perché, come
mostrano i dati elaborati dal Cergas in collaborazione con SIMG, costituiscono
un elemento di ottimizzazione della spesa farmaceutica pubblica, senza
intaccare né i livelli di assistenza garantita a tutti i cittadini, né
l’appropriatezza della scelta terapeutica. E’ importante quindi che tutti gli
attori del sistema sanitario (dai Medici ai soggetti istituzionali – Regioni e Aziende
Sanitarie) collaborino affinché l’approccio terapeutico alle patologie minori
sia più appropriato e orientato a un’efficiente allocazione di risorse che per
definizione sono scarse, ancor di più in un momento come quello attuale di
difficoltà economica”.
Come sopra
specificato e con riferimento, nello specifico, ad alcune diagnosi si osservano
importanti variabilità nei consumi a livello regionale. Ad esempio, per laringite e tracheite
acuta, i pazienti cui è stato prescritto almeno un farmaco in Classe A
(rimborsabile) passano dal 75% al Nord all’84% al Sud e Isole, contro una
contrazione della prescrizione di prodotti senza obbligo di prescrizione (dal
21% all’11%) e un dimezzamento della prescrizione / suggerimento di farmaci di
automedicazione; un fenomeno simile si osserva per la diagnosi di
gastroenterite acuta, con un aumento di quasi 17 punti percentuali della
prescrizione di farmaci in Classe A da Nord a Sud e una contrazione
dell’esposizione dei pazienti a tutti i farmaci non rimborsabili dal SSN.
“Questa
variabilità può dipendere da tanti fattori – commenta Claudio Jommi, Professore Associato di Economia Aziendale all’Università
del Piemonte Orientale e Responsabile Osservatorio Farmaci Cergas Bocconi
- ma uno dei più importanti è la
differenza nelle condizioni socio-economiche, che portano il paziente a
richiedere al medico, anche in presenza di valide alternative terapeutiche, un
prodotto a carico del sistema pubblico. Eppure lo stesso paziente, che
spende mediamente in automedicazione 36 Euro all’anno, sembra disposto ad
accettare forme più rilevanti di esborso finanziario, quali compartecipazioni
alla spesa introdotte dalle regioni su prodotti rimborsati o a subire modifiche
dei cicli di cura, non giustificate da protocolli terapeutici, per farmaci
innovativi e molto più costosi utilizzati in ambito ospedaliero, solo per mancanza
di fondi”.
“Le azioni
mirate e specifiche per il sostegno del mercato dell’automedicazione – continua
Daniotti - che potrebbero portare
a un effettivo allineamento dell’Italia agli altri Paesi Europei, comprendono
un ampliamento della base dell’automedicazione ma anche scelte mirate ad
implementare il riconoscimento dei prodotti da banco. Per concretizzare le
potenzialità del farmaco Otc occorre inoltre dare maggiore fiducia al
consumatore che si conferma consapevole e responsabile delle proprie scelte di
automedicazione.”
I dati del
secondo step di una ricerca realizzata da Eurisko hanno evidenziato, infatti,
che il 60% degli italiani conosce le
caratteristiche dei farmaci di automedicazione. “Un contributo alla
consapevolezza e alla corretta percezione dei farmaci da automedicazione –
afferma Isabella Cecchini, Responsabile
Sanità di GFK Eurisko - viene
dalla campagna informativa sul corretto utilizzo di queste specialità recentemente
promossa da Anifa. In questo quadro rimane fondamentale il supporto di figure
professionali quali il medico e il farmacista a garanzia del corretto impiego
dei farmaci senza obbligo di ricetta, ma anche per trasmettere il loro valore e
la loro comprovata efficacia.”
“Implementare
il riconoscimento dei prodotti da banco e continuare nel percorso di
“educazione” mirata dei cittadini da parte di tutti gli attori, così da
favorire un percorso appropriato di risposta a patologie minori, è a nostro
avviso la via da seguire – conclude Sergio Daniotti. Siamo convinti che i tempi
siano oggi maturi perché l’automedicazione possa essere considerata e trattata
come un elemento concreto a disposizione di Regioni e Sistema Sanitario
Nazionale per garantire la sostenibilità del sistema. Ma abbiamo bisogno di
maggiore attenzione e di nuovi e moderni strumenti.”










