Intervista al prof.
Paolo Bonanni
Professore Ordinario di Igiene, Università
di Firenze
Quali sono le condizioni
di salute già esistenti per le quali contrarre una malattia da pneumococco
rappresenta un grave rischio?
Molte malattie croniche, tra cui sono
particolarmente importanti le patologie cardiache, polmonari, epatiche, renali,
il diabete mellito, possono essere aggravate e complicate da una malattia
pneumococcica.
Tuttavia, specie nella prima infanzia, le malattie
pneumococcihe, tra cui forme di meningite e di setticemia, possono colpire
anche bambini sani, con conseguenze spesso drammatiche.
Una volta contratta la patologia, l’unica arma per
combatterla è una terapia antibiotica mirata. Purtroppo però, proprio lo Streptococcus
pneumoniae o pneumococco è uno di quei batteri che ha sviluppato nel tempo
una forte resistenza. Si calcola che fino a una percentuale del 15-20% dei
ceppi di questo microbo sia resistente agli antibiotici. Il che vuol dire che
in un caso su cinque si hanno notevoli difficoltà a trovare una cura adeguata.
Quali sono le malattie più pericolose che può causare lo pneumococco?
Tutta una serie di importanti patologie
caratterizzate da alta letalità,
come meningiti e sepsi, ed altre
quali polmoniti ed otiti, che pur se meno letali, sono però particolarmente
frequenti, soprattutto fra i bambini (in particolare nei primi mesi ed anni di
vita) e tra gli anziani. Alcuni studi epidemiologici condotti negli USA prima
dell'introduzione della vaccinazione anti-pneumococcica hanno contato ogni anno
3.300 meningiti purulente, 60.000 batteriemie, ben 135.000 polmoniti e oltre 6
milioni di otiti, buona parte delle quali dovute allo pneumococco. L'esperienza
dei Paesi europei insegna come, oltre alle meningiti, siano le sepsi e le
batteriemie occulte in età pediatrica a rappresentare la parte più consistente
delle manifestazioni di infezione pneumococcica invasiva (fino al 70% di tutti
i casi di malattia invasiva da Streptococcus pneumoniae). Al momento
l’infezione che preoccupa di più per l’ampia diffusione e la gravità delle
manifestazioni cliniche è la polmonite, la cui diffusione può peraltro
aumentare notevolmente quando si diffonde l’influenza, in quanto è una sua
tipica complicanza
Per concludere, può
fornire qualche numero sull’incidenza della polmonite?
Secondo i dati
l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno la polmonite uccide più
di 4 milioni di persone in tutto il mondo. Il maggior numero di casi di
polmonite si verifica nei bambini al di sotto dei 5 anni e negli adulti oltre i
65 anni, ma a causa di questa malattia si registra un numero significativo di
morti già a partire dai 45 anni. In Italia dati delle
schede di dimissione ospedaliera (disponibili sul sito del Ministero
della Salute) indicano che nel 2007 si sono verificati circa 120.000 ricoveri
per polmonite, cui andrebbero aggiunti tutti i casi non ricoverati, di cui ad
oggi non esiste alcuna stima nazionale. Nei bambini con meno di 5 anni, la
polmonite può rappresentare un’importante causa di morte. Per prevenire la
polmonite pneumococcica, oltre alle meningiti e alle sepsi, è pertanto sempre raccomandato
vaccinare i bambini con la vaccinazione pneumococcica nelle stesse occasioni in
cui si fa la vaccinazione con vaccini esavalenti (vaccini obbligatori +
pertosse ed Haemophilus influenzae tipo B, altra cause di meningite).










