Con una relazione sui primi risultati del progetto Proteo-1, la più estesa e completa ricerca sull’osteoporosi mai condotta in Italia, si aprono domani al Lingotto di Torino i lavori del 9° congresso nazionale della Siommms, la Società scientifica cui fanno capo endocrinologi, reumatologi, geriatri e le altre varie specializzazioni legate alle malattie delle ossa.
Sessioni fino a sabato 21 novembre, programma fitto di relatori, oltre mille partecipanti da tutta la penisola. Obiettivo: dar conto dei nuovi progressi della ricerca, della progressiva diffusione di patologie ossee invalidanti e dell’urgente necessità di vaste opere di prevenzione.
Attualmente, in Italia, ogni 60 secondi qualcuno si rompe un osso a causa dell’osteoporosi. Fa 1.440 fratture al giorno, 43.200 al mese, oltre 500 mila all’anno. Per due terzi sono donne. Un fenomeno di insostenibili costi umani e sociali, tanto più drammatico se si calcolano le altrettante fratture non dichiarate, di cui le vittime soffrono, per lo più ignorandone il motivo. Di fatto, Siommms stima in poco meno di 6 milioni gli italiani malati di osteoporosi, che ne siano coscienti o meno.
Questo poco rassicurante scenario è stato presentato oggi alla stampa dal presidente della Società scientifica, il reumatologo genovese Gerolamo Bianchi, e dal presidente del comitato organizzatore del congresso, professor Giancarlo Isaia, primario geriatra all’ospedale torinese delle Molinette. Il quadro è in parte aggravato proprio dai primi dati di Proteo-1, condotto nel corso dell’ultimo anno in 72 centri clinici pubblici del Paese, su un campione di 4173 pazienti donne e con un comitato scientifico composto da alcuni dei più affermati specialisti Siommms: oltre a Bianchi e Isaia, i professori Adami a Verona, Del Puente a Napoli, Di Matteo a Pescara, Minisola a Roma.
“Lo studio”, ha spiegato Isaia, cui domani toccherà anticiparne i risultati al congresso, “dimostra che le reali possibilità di fratturasi sono ampiamente superiori a quanto finora ipotizzabile anche per le donne in postmenopausa non a rischio. Stiamo dunque facendo le necessarie verifiche sui modelli matematici fin qui adottati. Ciò che Proteo-1 mette comunque in evidenza è l’insufficienza della filosofia preventiva adottata al Ministero della Salute che, per paradosso, si rivolge solo a pazienti già fratturati o ad altissimo rischio”.
Al contrario, ha aggiunto il professore, è chiaro che si può fare vera prevenzione solo intervenendo sui pazienti ai primi segni della malattia. E non si tratta solo di contenere umane sofferenze, quanto le spese che minacciano di portare alla bancarotta la sanità pubblica. Limitandoci alle cure ospedaliere delle fratture del femore, siamo infatti già oltre la soglia astronomica del miliardo di euro.
Innovativo per vari aspetti (collaborazione con associazioni affini come Forum in Bone and Mineral Research, Società Italiana di Andrologia Medica e Società Italiana di Geriatria, premi e spazio per i giovani ricercatori, partecipazione al programma ecologico Impatto Zero®), il congresso promette anche non poche notizie positive, in particolare sui progressi della farmacologia. Bifosfonati, ranelato, denosumab, silicio nanoscopico, paratormone, cocktail a base di vitamina D: testate e ritestate, ecco nuove generazioni di molecole e format straordinari, capaci di agire sul metabolismo e sugli stessi meccanismi produttori di osso, fino a ridare vita e solidità a strutture scheletriche svuotate dalla malattia.
In scadenza dalla carica biennale, il presidente Bianchi ha ricordato le novità terapeutiche e organizzative introdotte durante il suo mandato: la revisione delle Linee Guida per l’osteoporosi e la Malattia di Paget, l’accordo con l’associazione dei dentisti (Andi) per la prevenzione dell’osteonecrosi della mandibola, la cartella clinica informatizzata (Osteoclinical Record) che, al settembre 2009, vede la partecipazione di 119 medici con inserimento dei dati di oltre 100 mila pazienti.










