L’influenza A sta rischiando, a Roma e in tutte le province del Lazio, di mettere in ginocchio le corsie di Medicina Interna. A rimetterci soprattutto i malati cronici – non affetti da influenza A - ma sempre più anziani e con sempre più patologie: dal diabete, all’enfisema, all’ictus, all’infarto, all’ipertensione, allo scompenso cardiaco. Lanciano l’allarme gli internisti ospedalieri della FADOI Lazio . <<Se non si trovano subito interventi - dice Dario Manfellotto presidente della FADOI Lazio, società scientifica che riunisce gli Internisti ospedalieri, alla vigilia del congresso allo “Sheraton Roma Hotel” all’Eur, i lavori si aprono venerdì 27 per concludersi il giorno successivo - si rischia il collasso nei reparti di Pronto Soccorso e in corsia. Siamo al limite. Aumentano i malati cronici che hanno grandi difficoltà ad essere ricoverati sia perché le accettazioni in ospedale richiedono lunghe attese, sia perché molti posti letto di Medicina Interna sono riservati, da qualche mese, all’ “emergenza H1N1”. Il paradosso, in alcune realtà, è che molti di questi posti letto rimangono vuoti per giorni e giorni perché le persone con influenza A, o sospettata tale, da ricoverare sono inferiori al temuto. Ci si chiede cosa potrà accadere se l’influenza A dovesse estendersi, se si dovesse verificare la temuta mutazione del virus e se le condizioni del tempo dovessero volgere al peggio. Anche perché questa influenza sta colpendo persone più giovani, con meno di 65 anni. L’influenza stagionale colpirà, invece, pazienti anziani e molto più compromessi. In questa realtà il lavoro dei medici, già molto pesante, diverrebbe improbo>>. La FADOI Lazio ha condotto un’indagine negli ospedali della regione. Dal rapporto emerge che la situazione è ancora sotto controllo e, quindi, c’è tempo per trovare una soluzione. La FADOI Lazio è disponibile ad un confronto. Quel confronto che è stato prezioso al momento di decidere il ruolo dei reparti di Medicina Interna nella Sanità regionale. In particolare la situazione si dimostra preoccupante: in diversi ospedali delle varie province i sanitari sono costretti a ricoverare in altri reparti malati bisognosi di essere assistiti in Medicina Interna. Ogni giorno gli “appoggi” sono: 10-12 a Rieti; 8-9 a Frosinone; 1-2 a Latina; 7-8 a Viterbo; 6-7 a Frascati; 4-5 a Velletri; 6 a Tivoli; 10-12 a Colleferro; 4-5 a Palestrina. A Roma: 6-7 al Pertini, 6-8 al S Eugenio, al S. Camillo e al S. Filippo; 10-12 al S. Giovanni; 4-6 al Fatebenefratelli. Il picco dell’incidenza dei ricoveri più significativa per H1N1 si è registrata, oltre che negli Ospedali di Roma, negli ospedali di Frascati, Velletri, Alatri e Latina. Ancora piccoli numeri, per fortuna. Un dato è comune a tutte le strutture: l’H1N1 sta provocando un notevole aumento del carico di lavoro degli Internisti per consulenze, percorsi terapeutici ecc. e del personale infermieristico. In alcuni ospedali sono state anche bloccate le ferie dei medici fino alla fine di febbraio. «In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo – aggiunge Dario Manfellotto - è necessario agire su tutta la ‘filiera’ del Sistema Sanitario Nazionale e non solo sui Pronto Soccorso e sulle degenze. D’altra parte è sotto gli occhi di tutti come il Sistema Sanitario Nazionale non sia a compartimenti stagni ma a ‘vasi comunicanti’. Gli interventi sono diversi, e tutti importanti. Come FADOI Lazio ci sentiamo di suggerirne alcuni che riteniamo possano incidere in modo positivo in questa situazione: reclutare personale a contratto da chiamare al momento del bisogno con contratti brevi, a seconda delle necessità e del carico di lavoro; non bloccare altri ricoveri ordinari e programmati ma agevolare le dimissioni nel Territorio (con assistenza domiciliare o nelle riabilitazioni o nelle lungo degenze) per liberare i posti per acuti in ospedale». «Le malattie croniche – conclude Dario Manfellotto – non possono passare in secondo piano neppure quando la Sanità si trova in uno stato di preoccupazione o emergenza come nel caso delle pandemie o comunque nelle situazioni potenzialmente a rischio. Perché i malati cronici non possono aspettare, non lo consentono le loro patologie». L’Istat , nel “Rapporto 2009”, rivela che nel Lazio 39,3 persone su cento dichiarano di soffrire di una o più malattie croniche. Nel Lazio le malattie croniche più diffuse sono l’artrosi-artrite che colpisce 19,6 persone su cento, l’ipertensione (15,4), le malattie allergiche (9,9), l’osteoporosi (8,5), la bronchite cronica e asma bronchiale (5,8) e il diabete (4,9). Molti di questi malati cronici sono anziani. Infatti, in Italia – è sempre l’Istat a dirlo- su cento malati cronici 87 hanno più di 75 anni di età. Al Congresso della FADOI Lazio naturalmente un grande spazio è riservato ai dibattiti e ai confronti su temi di pratica clinica con la presentazione di casi, dall’ictus al diabete, alle infiammazioni croniche intestinali. alle infezioni gravi, alle malattie reumatiche e renali. Quando si parla del medico in ospedale non si può certo trascurare il ruolo fondamentale dell’infermiere di medicina interna. In parallelo al congresso della FADOI Lazio, sempre allo “Sheraton Roma Hotel”, il convegno dell’ANIMO, Associazione Nazionale Infermieri Medicina Interna Ospedaliera. Aumentano i malati, specie quelli cronici, e si alza l’età dei pazienti sempre più “grandi vecchi”. Contemporaneamente la Medicina compie progressi. C’è bisogno in ospedale di un infermiere moderno, al passo con i tempi, con una Società e una Salute che cambiano.

