Le “case intelligenti”, dove la tecnologia è in grado di esercitare il massimo controllo su tutti gli aspetti della vita quotidiana, non sono più solo materia di fantascienza. Stanno infatti per arrivare anche in Italia, dopo alcuni progetti pilota partiti nel Regno Unito, per aiutare gli anziani più fragili a vivere meglio nelle loro case. E’ infatti in dirittura d'arrivo il progetto HOPE, smart HOuse for elderly PEople, i cui risultati preliminari saranno presentati durante il 54° Congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, a Firenze dal 2 al 5 dicembre. Il progetto iniziato nel secondo semestre del 2009 coinvolge ricercatori ingegneri ed informatici di alcune aziende specializzate italiane ma anche di Grecia e Spagna con la collaborazione di geriatri italiani dell'Ospedale IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Il progetto è stato finanziato nell'ambito del Programma Europeo Ambient Assisted Living Joint Programme. La nuova “casa intelligente” messa a punto dai ricercatori prevede l'uso di sensori disseminati nell'abitazione dell'anziano, in collegamento con un'unità di controllo centrale che coordina il sistema domotico. “Il progetto è pensato per aiutare soprattutto i pazienti con disabilità cognitive, ad esempio la malattia di Alzheimer in fase iniziale – spiega Alberto Pilotto, Direttore dell’Unità Operativa Geriatria di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – I prototipi dei sensori, che saranno installati nelle case dei primi pazienti a partire da aprile 2010, registrano modifiche dell'ambiente come l'accensione o lo spegnimento di luce e gas, l'apertura e chiusura di rubinetti e porte, i movimenti dell'anziano nell'ambiente. I dati vengono quindi trasmessi al “cuore” del sistema, una Consolle Universale di Controllo che può gestire i vari sottosistemi e apparati presenti in un intero edificio o in una singola abitazione. Finora i sistemi esistenti sul mercato, nella maggior parte dei casi, si limitano ad accendere/spegnere apparecchiature periferiche, dalla luce al riscaldamento, dall'aria condizionata al gas. Il progetto HOPE, invece, ha voluto mettere a punto un sistema in cui ogni operazione verrà decisa considerando le preferenze e le disabilità dell'utente e le condizioni del suo specifico ambiente di vita, prevedendo un sistema di auto-regolazione. Ad esempio è prevista l’istallazione di un monitor interattivo che in caso di necessità cliniche d’urgenza come crisi d’ansia o malore improvviso permetta l’immediato collegamento tra utente e familiare e/o centro medico di riferimento, attivando il sistema di risposta visiva e verbale integrata con eventuali indicazioni specifiche che utilizzano altri supporti tecnologici. E’ prevista infatti l’istallazione di una pill-box “intelligente” per la somministrazione controllata dei farmaci che impedisca errori di assunzione così comuni tra gli anziani con deficit cognitivo scattare allarmi sonori e/o luminosi che invitano il soggetto ad introdurre maggior quantitativi di liquidi. Altri sensori applicati direttamente sul soggeto. Allo stesso modo sensori ambientali permettono di avvertire l’anziano e/o il care-giver del rischio di disidratazione, pensiamo ad esempio al periodo estivo, facendo o rilevano eventi quali sonno agitato o alterazioni della frequenza respiratoria o cardiaca permettendo di attivare sistemi di allerta per il caregiver dell’anziano in modo da prevenire rischio di cadute o altri incidenti domestici”. A oggi sono già stati individuati i bisogni dei pazienti e si stanno configurando i prototipi dei sensori più adatti, che verranno testati sul campo a partire dal nuovo anno. “Il progetto HOPE è partito dagli strumenti tecnologici attuali con l'intento di migliorarli e integrarli in modo da ottenere prestazioni ottimali in ogni ambiente di utilizzo – riprende Pilotto –Il sistema, completamente digitale, è così flessibile e versatile che potrà essere impiegato in case private o anche in edifici di grandi dimensioni e multi-funzione, come cliniche o residenze sanitarie per anziani”. “Le funzionalità del sistema HOPE contribuiranno in misura non marginale alla riduzione del consumo di energia, oltrechè ad una migliore sicurezza: i pazienti e le loro famiglie saranno infatti in grado di ridurre il consumo quotidiano di energia nell’abitazione (ma potenzialmente anche fuori dalla propria casa), e quindi di ridurre il costo della vita, migliorandone la qualità, specie per gli anziani, e per i diversamente abili, attraverso una migliore e più avanzata automazione” - conclude Edoardo Benelli, Coordinatore delle attività delle aziende italiane ed europee coinvolte nello sviluppo del sistema.

