Anche il piede deve essere perfetto per poter indossare i sandali gioiello dal tacco vertiginoso. L’ultima frontiera della chirurgia plastica è la “foot surgery”, ed è in voga nella California, dove il caldo, costringe a indossare sempre le scarpe aperte. I tipi di intervento più gettonati dal pubblico femminile sono la correzione della lunghezza degli alluci o di forme di inestetismo particolare, come l'alluce valgo, causato da un’anomalia genetica e non dalle scarpe strette come si pensa erroneamente. «La chirurgia del piede richiede la massima attenzione.»,spiega il professor Paolo Maraton Mossa, specialista in ortopedia e traumatologia, direttore del Centro Pilota di chirurgia del piede di Milano e titolare della cattedra di ortopedia all’università di Lugano. «E' pericoloso rimpolpare il tallone, rimpicciolire le dita del piede. Il piede è sensibilissimo al dolore: se tocchi un osso in modo sbagliato possono verificarsi delle serie complicazioni. Quello che si può fare, sotto il profilo estetico, è un lipofilling a un piede ossuto. Ma l’intervento principe per dare armonia al piede è quello dell’alluce valgo, oggi mininvasivo e con un recupero rapido. L’importante è personalizzare l’intervento in base alle alterazioni che sono sopraggiunte in seguito all’alluce valgo».
«L’alluce valgo è un complesso problema di alterazione della funzione del piede», spiega il Professor Mossa. «Infatti, più l’alluce diventa valgo, meno svolge la sua funzione di appoggio. Tutto il peso viene quindi trasferito nella parte centrale del piede che non è nata per sopportare una eccessiva quantità di peso e pertanto il piede inizia a difendersi fondamentalmente in due modi: in un primo tempo la cute si ispessisce per creare una "suola" naturale in una zona del piede che appoggia troppo, in un secondo tempo il piede si difende cercando di aumentare l'appoggio sul polpastrello delle dita atteggiandole ad artiglio od a martello. Quando il piede non riesce più a difendersi compare la grave realtà dell'alluce valgo che alla lunga, nel tempo, non è mai un problema solo di alluce, ma prevalentemente di dolore sotto e sopra la pianta del piede. Nelle forme peggiori ne risentono anche le caviglie, le ginocchia e le anche che tentano di compensare l’errore di appoggio e di postura».
La possibilità di correzione è solo chirurgica.
«L’intervento da ottimi risultati ed è definitivo purché vengano rispettati i seguenti presupposti:
- non bisogna mai standardizzare la tecnica chirurgica, ma PERSONALIZZARE L’INTERVENTO, correggendo contemporaneamente tutte le alterazioni associate delle dita e dell'appoggio. Esistono infatti più di 20 tecniche chirurgiche differenti per correggere l’alluce valgo; senza entrare nel merito dei vantaggi e degli svantaggi di ogni singola tecnica, quasi tutte hanno in comune un concetto: durante l’intervento è utile accorciare la falange basale dell’alluce.
- Se sono colpiti entrambi piedi è sempre meglio l'intervento bilaterale, senza gesso, senza protesi, senza infibuli metallici, con deambulazione fin dalla prima giornata dall'intervento.
Il dolore post operatorio viene perfettamente controllato mediante l’uso di un infusore automatico venoso continuo per le prime 36 ore che dosa automaticamente opportune associazioni farmacologiche preparate da specialisti dopo lo studio della soglia del dolore di ogni singolo paziente.
A fine intervento, il paziente deve avere piedi esteticamente perfetti e funzionalmente deve appoggiare in modo stabile, morbido ed indolore su tutto l'avampiede.
Vi piace ballare? Attenzione al morbo di Morton
Il morbo di Morton, dal nome del medico nordamericano Thomas Morton, si manifesta con un dolore lancinante che colpisce all’improvviso l’avampiede. È un acuto e improvviso dolore al piede, che compare nelle vicinanze del TERZO O quarto dito. E’ frequente nelle ballerine e in coloro che sottopongono il piede a sforzi notevoli, che possono produrre anche piccoli ma continui stress dell’avampiede
Il dolore è talmente intollerabile da essere obbligati a fermarsi e a liberarsi persino della scarpa. Si tratta di una lesione di un piccolo nervo che è localizzato tra il terzo e il quarto metatarso e che, per una serie di circostanze non ancora del tutto conosciute, subisce un ingrossamento anatomico della propria struttura, divenendo particolarmente voluminoso tondeggiante e dolente. Tale trasformazione è dovuta spesso a piccoli traumi causati da un cattivo appoggio del piede stesso oppure senza giustificazione alcuna rientra nella classificazione dei tumori benigni dei nervi periferici. Infatti, si manifesta molto frequentemente in concomitanza con la presenza di un alluce valgo o altre deformità dell’avampiede. Ma può anche trovare concause dal prolungato uso di calzature troppo strette, comunque inadatte e con tacchi troppo alti.
Diagnosi
Diagnosticare il «morbo di Morton» è abbastanza facile: il dolore acuto è simile ad una scossa elettrica, parte dal terzo-quarto dito e coinvolge poi tutto l’avampiede, può comparire anche a riposo, durante la notte e quasi sempre si associa a una parziale perdita dei tatto sulle dita interessate. Oltre alla visita dello specialista, per una diagnosi sicura è bene effettuare alcune indagini quali l’ecografia a colori tridimensionale o la risonanza magnetica, che aiutano ad evidenziare la lesione.
Terapie mediche
All’inizio è consigliata una terapia farmacologica (a base di anestetici locali ) e applicazioni di onde corte peraltro con modesti risultati transitori. Nelle forme di modica-entità può essere utile l’uso di un plantare «di scarico», purché perfetto. Le infiltrazioni con sostanze anestetiche possono essere di parziale transitorio aiuto al paziente.
Le cure mediche e fisiche possono offrire un benessere momentaneo al paziente,ma raramente i risultati sono completi e definitivi
Le terapie chirurgiche
La risoluzione definitiva è solamente chirurgica. L’intervento, in questo caso, deve consentire di esplorare non solo il nervo interessato ma di valutare anche gli altri rami nervosi vicini ed eventuali altre lesioni associate. Questa possibilità è offerta solamente da una via chirurgica “plantare” all’attaccatura delle dita,tale via di accesso non impedisce la possibilità di poter camminare subito senza bastoni o stampelle utilizzando semplicemente una scarpa di panno con chiusura in velcro,
Origine del morbo di Morton
Il nome di questa dolorosa manifestazione deriva da quello di un medico nordamericano del secolo scorso, il Dottore Thomas Morton vissuto tra il 1833 ed il 1903, che ne studiò in modo approfondito le caratteristiche insieme al medico italiano Dottor Cividini. La sua descrizione è testualmente questa: «Dopo sforzi e marce prolungate, oppure talvolta anche in pieno riposo, compare un fulmineo dolore in prossimità del terzo o quarto dito che non consente più di camminare e costringe il soggetto a togliersi la scarpa e a massaggiarsi il piede».


