Nota sottosegretario Eugenia Roccella:
La legge 194 sull’interruzione di gravidanza rende impossibile l’aborto a domicilio. Ci può essere compatibilità fra la normativa italiana e la Ru486 solo se l’intera procedura abortiva viene praticata in una struttura pubblica, con le garanzie sanitarie offerte dalla permanenza in ospedale.
Non si tratta quindi di modalità che possano essere decise dai singoli medici, Asl o regioni, ma che devono essere uniformi sul territorio nazionale.
Nel comunicato del 30 luglio in cui l’Aifa illustrava i contenuti della delibera che verrà stesa oggi, correttamente si spiegava che: “Deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n. 194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza”, quindi in regime di ricovero ordinario. Solo così del resto è possibile rispettare i due pareri emessi dal Consiglio Superiore di Sanità, la massima autorità nazionale in campo sanitario, che affermano che i rischi della Ru486 sono equivalenti a quelli dei metodi tradizionali solo se l’intera procedura abortiva viene completata in ospedale e che la pillola “deve essere somministrata in ospedale pubblico e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto”.










