La crisi economica presenta un conto salato a giovani e meno giovani: crescono infatti il senso di insicurezza e precarietà, i malesseri personali e sociali e non mancano gli effetti sulla salute psicologica degli italiani. Secondo le stime presentate dai massimi esperti, riuniti a Roma da domani al 15 ottobre per il XLV Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria, l'incertezza sul lavoro e la minore disponibilità economica tipiche dei tempi di crisi portano a un incremento del 30 per cento dei disturbi d'ansia e del 15 per cento dei casi di depressione. Le vittime sono più spesso i giovani, le donne e le coppie con figli piccoli, ma non mancano gli effetti sugli over 65, nei quali è in agguato un maggior rischio di andare incontro a depressione. I temi della precarietà e della crisi saranno affrontati in due eventi speciali del Congresso, alla presenza di illustri ospiti. Sua Eccellenza Camillo Ruini, Vicario Emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma, e Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, si confrontano sulla precarietà e l’incertezza del mondo moderno; Guido Rossi , Professore Emerito all'Università Bocconi di Milano, e Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia e delle Finanze si interrogano sulle antinomie della crisi economica, che ci vede oscillare fra fiducia e sfiducia, paura e speranza, competizione e isolamento.
La mancanza di un impiego o la paura di perderlo sono fra gli elementi che più destabilizzano il benessere emotivo, soprattutto quando si è giovani: «È stato dimostrato, in uno studio appena pubblicato sull’American Journal of Public Health, che la disoccupazione è un forte fattore di rischio per la depressione nei giovani adulti fra i 30 e 40 anni: quanto più tempo si trascorre fuori dal mercato del lavoro, tanto maggiore è la probabilità di sviluppare sintomi depressivi – spiega Alberto Siracusano, presidente della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Policlinico ‘Tor Vergata’ di Roma–. In questa fascia d'età, quando spesso si sta costruendo una famiglia e si hanno magari figli piccoli, la crisi economica mina le certezze sul futuro: le difficoltà economiche, anche se sono sperimentate in modo intermittente, causano una sensazione costante di pericolo, di vivere in bilico, sul filo del rasoio e moltissimi perdono l'autostima credendo di non essere più in grado di affrontare la vita. Questa condizione di stress quando si protrae nel tempo, sino a raggiungere livelli cronici, determina effetti ‘nocivi’ sulla salute mentale rilevanti nell'immediato e nel futuro: sappiamo infatti che avere sperimentato lunghi periodi di disoccupazione comporta un rischio di sviluppare la depressione più elevato della norma per il resto della vita».
Le donne sono più fragili degli uomini di fronte alla precarietà e alle incertezze. In particolare, le trentenni con figli piccoli sono più a rischio perché la tensione ed il disagio psicologico sono aggravati da un carico familiare unico, determinato dal ruolo di cura ‘prima e sempre di tutto’ nei confronti della prole e da una ‘innata’ maggiore percezione delle necessità familiari: la preoccupazione più alta rispetto agli uomini sul futuro dei figli, una diminuita coscienza dei bisogni personali, un progressivo deterioramento dell’immagine di sé sono un cocktail altamente pericoloso sull’equilibrio psichico.
Così depressione e ansia possono prendere il sopravvento: gli esperti stimano una crescita tra il 30 ed il 40 per cento dei casi di disturbo d'ansia generalizzato nelle donne giovani, contro un incremento del 20-25 per cento negli uomini. E un aumento dei casi di ansia è atteso anche fra i giovani con meno di 25 anni: «In questo caso sono la competizione e il senso di inadeguatezza al mercato del lavoro a portare alla comparsa dei sintomi ansiosi – osserva Siracusano –. Negli over 65, invece, è più probabile che la crisi economica porti a sintomi depressivi, stavolta senza grosse differenze di rischio fra uomo e donna: l'insicurezza è traumatica per chi è in pensione, la preoccupazione per se stessi e per il futuro di figli e nipoti si traduce spesso in una mancanza di speranza che è l'anticamera del male oscuro. I dati reali sull'impatto della crisi attuale sulla salute mentale di giovani e meno giovani saranno disponibili non prima di un paio d'anni, ma anche nel caso degli anziani è ipotizzabile un aumento dei casi di depressione di circa il 15-20 per cento ».
I risultati allarmanti di uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet” sottolineano le ricadute della crisi sui tassi di mortalità: per ogni incremento del 3 per cento della disoccupazione crescono del 5 per cento i suicidi fra gli adulti con meno di 65 anni e aumentano addirittura del 30 per cento i decessi correlati all’abuso di alcol: in Europa, a seguito della crisi, si stimano 3500 morti in eccesso per abuso d'alcol e circa 1700 suicidi in più. «Non tutti i tentativi di suicidio sono però correlati alla presenza di una depressione: il suicidio è infatti un evento complesso che chiama in causa numerosi fattori – specifica Siracusano –. È tuttavia un dato di fatto che ai periodi di crisi economica si associ un incremento dei suicidi: ne sono una prova anche i recenti fatti di cronaca accaduti in Francia, dove numerosi dipendenti di France Telecom si sono uccisi proprio a seguito delle difficoltà lavorative in azienda e dell'incertezza economica. E non bisogna sottovalutare l'impatto sociale di altri disagi personali che si verificano in periodi difficili come questo, in individui già sottoposti allo stress conseguente alle difficoltà economiche e alle incertezze lavorative: in particolare l’aumentata tendenza all'abuso di sostanze, dall'alcol alle droghe, se da un lato accresce il rischio di incidenti e di episodi di criminalità, dall’altro determina devastanti conseguenze sul piano comportamentale, con un aumento dell'irritabilità e della aggressività verbale e fisica, con l’esasperazione di conflittualità, che possono favorire in alcuni soggetti l'esplosione di crisi di rabbia incontrollata, che può spingere a gesti estremi. I più a rischio, di nuovo, sono i nuclei familiari delle classi sociali disagiate, con un basso livello culturale e una scarsa rete familiare e sociale di supporto: in questi casi i genitori sono molto esposti a un disagio mentale che può tradursi spesso in episodi comportamentali drammatici, per lo più confinati nel silenzio delle mura domestiche con ricadute a breve e anche a lungo termine sulla salute emozionale dei figli », dichiara l'esperto.
Quali allora i fattori protettivi nei confronti degli effetti psicologici della crisi? “Poter contare su una rete familiare solida e ampia, l’appartenere a un ceto sociale medio-alto”, spiega Siracusano, “così come anche la fede religiosa e la speranza che accompagna i credenti sono tutti un valido supporto emotivo per non cadere in preda ad ansia e depressione”. Non va trascurato il ruolo degli interventi precoci specialistici: “Chiedere tempestivamente aiuto al medico psichiatra in caso di sintomi è altrettanto importante, per intervenire presto e non andare incontro ai pericoli che ansia e depressione legate allo stress cronico che l'incertezza economica e lavorativa possono comportare, assieme ad altre condizioni di fragilità psicologica” conclude Siracusano.










