Un esame facile, già in uso ovunque, molto preciso. È il test dell'emoglobina glicata, che stima i livelli di glucosio nel sangue nell'arco di due-tre mesi e oggi viene impiegato per il monitoraggio dei pazienti diabetici. Nel giro di pochi mesi dovrebbe diventare il metodo principale per la diagnosi di diabete: un gruppo di esperti dell'American Diabetes Association, dell'European Association for the Study of Diabetes e dell'International Diabetes Federation ha già stilato un documento di consenso sul tema. Le nuove prospettive sono state illustrate dagli esperti della Società Italiana di Diabetologia, riuniti a Riccione per il congresso Panorama Diabete che si è appena concluso.
“Da 20 anni l’esame dell’emoglobina glicata è lo standard per il controllo della glicemia nei diabetici – spiega Enzo Bonora, uno dei relatori italiani del documento e membro del Comitato Scientifico del Centro Studi della SID –. Il livello è infatti direttamente correlato al rischio di sviluppo delle complicanze. Il test è semplice e, secondo le indicazioni del documento di consenso, consente di fare diagnosi di diabete in modo accurato anche nei bambini senza dover ricorrere a procedure più complesse e fastidiose come la curva da carico o determinazioni multiple della glicemia. Inoltre, può essere utile anche per identificare i soggetti ad alto rischio di diabete: valori immediatamente al di sotto della soglia oltre cui si parla di diabete sono infatti indicativi di un elevato pericolo di sviluppare la malattia”.
Fino a oggi il test dell'emoglobina glicata, che viene eseguito con un semplice esame del sangue, non ha potuto essere impiegato per la diagnosi di diabete perché mancava una standardizzazione internazionale dei metodi per eseguirlo e riferire i risultati. “È necessario un parametro di misurazione standardizzato e affidabile per l’emoglobina glicata – aggiunge Annunziata Lapolla, docente di Endocrinologia all'Università di Padova e componente del comitato per la standardizzazione dei metodi di laboratorio in diabetologia –. Finora non è stato così, perché nel mondo si utilizzano vari esami e metodi di refertazione e anche in Italia laboratori diversi possono produrre risultati dissimili sul medesimo campione di sangue: di recente però le Società Internazionali di Chimica Clinica hanno avviato un processo di standardizzazione che ha portato a definire con precisione come deve essere dosato questo parametro e come deve essere riferito. Così da gennaio 2010 i valori saranno riportati in percentuale, come accade oggi, e anche in millimoli per mole, mentre dal 2012 saranno soltanto in mmol/mol: la modifica della modalità di referto non cambierà in modo assoluto il significato di questo esame, ma l’adozione da parte di tutti i laboratori di una modalità di dosaggio standardizzato lo renderà più riproducibile. Questo significherà avere a disposizione un metodo semplice e molto accurato per identificare tempestivamente i casi di diabete e fornire un miglior servizio al paziente, soprattutto in termini di cura e di valutazione del rischio di complicanze”, conclude Lapolla.