La chirurgia del nuovo millennio offre prospettive straordinarie correlate allo sviluppo della genetica, della biologia molecolare, della tecnologia robotica e ai nuovi approcci personalizzati sul paziente. “La chirurgia mininvasiva, specie con le tecniche endoscopiche e laparoscopiche, sta dando ottimi risultati e la chirurgia robotica è già una realtà in molti ospedali italiani“ afferma il Prof. Enrico De Antoni, Presidente della SIC “Le possibilità applicative della nanochirurgia (microrobot programmati per giungere al bersaglio per via endoluminale) e le prospettive dell’ingegneria genetica sono straordinarie, così come l’utilizzo delle cellule staminali nella riparazione tissutale che già oggi, ma ancora di più in un prossimo futuro, consentirà risultati fino a pochi anni addietro impensabili”. Proprio per rendere l’intervento del chirurgo “sempre meno aggressivo” si va affermando la “chirurgia su misura”. “Si tratta di una metodologia innovativa che permette la personalizzazione degli interventi chirurgici: proprio come un sarto che crea un abito su misura, il chirurgo sceglie una tecnica chirurgica tagliata ad hoc sulle esigenze del singolo paziente” aggiunge il Prof. Gianfranco Francioni, Presidente del Congresso Nazionale della SIC “Questa non è operazione messa in campo, sostenuta e validata dal singolo chirurgo, ma solo da un team integrato di professionisti che appartengono a specialità diverse”. Ma a fronte di progressi e risultati eccezionali – un recente report pone la chirurgia italiana al secondo posto al mondo dopo gli Usa per la chirurgia robotica e mininvasiva e dal 2000 su oltre 190 Paesi l’OMS pone il nostro Sistema Sanitario nel rapporto costo-beneficio sempre al secondo posto dopo il Canada - le potenzialità della chirurgia italiana sono condizionate da problemi di natura legale ed istituzionale che stanno sempre più allontanando i giovani dalla professione. Solo nel 2008, infatti, le richieste di risarcimento sono state 30.000 e 12.000 i processi penali. Le statistiche indicano che in media nella propria carriera 4 medici su 5 ricevono almeno una richiesta di risarcimento (ma coloro che hanno più responsabilità vedono questi valori decuplicarsi) e vengono ingiustamente accusati dimalpractice; nell’80% dei casi i processi infatti si risolvono con una assoluzione, dopo un iter processuale che dura anche 7-8 anni. La paura delle possibili conseguenze penali crea la premessa per la medicina difensiva: l’80% prescrive esami inutili o consulenze non necessarie mentre il 20% evita di operare se l’intervento è troppo a rischio. “Il nostro sistema sanitario non può ulteriormente reggere l’impatto con questa dispersione di risorse” aggiunge il Prof. Gianfranco Francioni “Siamo uno dei pochi paesi dove la Sanità è veramente gratuita fino ai più alti livelli di complessità, dal trattamento di chirurgia estetica dopo lesioni traumatiche, alla demolizione oncologica, al trapianto multiorgano. Non è pensabile, che in questi tempi economicamente così difficili, un sistema sanitario pubblico possa reggere contemporaneamente l’impatto della spesa sanitaria per le cure, quella per la medicina difensiva, quella per i contenziosi medico legali e per i giusti risarcimenti. Ci stiamo immettendo su una strada senza ritorno”. “Occorre costituire un sistema che faciliti il reporting degli errori e favorisca la possibilità di apprendere dai fallimenti ma servono anche norme legislative urgenti che equiparino il nostro sistema giuridico in ambito sanitario a quello degli altri Paesi occidentali, con l’introduzione di norme specifiche per il settore medico-chirurgico che oggi sono assenti. Basti pensare che il settore è ancora regolato dal Codice Rocco, risalente al 1930 e quindi necessariamente non più attuale” commenta il Prof. Enrico De Antoni ”Le proposte di legge che affrontano la questione del rischio clinico e della responsabilità civile e penale, invece, sono ancora ferme”. “Oggi l’atto medico non è neppure previsto nella legislazione italiana e quindi i nostri gesti non hanno una codificazione: la stessa incisione della parete, ad esempio, atto preliminare ad ogni intervento chirurgico sull’addome, può essere dalla legge considerata un atto non medico, ma una sorta di aggressione a mano armata (bisturi) fatta con il consenso della vittima” conclude il Prof. Rocco Bellantone, Segretario Generale della SIC “E’ giusto punire chi sbaglia per colpe gravi, ma si deve tener presente che, pur facendo tutto il possibile per il bene del paziente, il lavoro del chirurgo ha per sua stessa natura una dose di rischio ineliminabile”.










