Quattro posti letto nelle UTIC, turni completi nelle 24 ore per tutto il giorno, almeno due anni di esperienza in strutture cardiologiche per tutti gli operatori, emodinamisti con almeno 300 procedure alle spalle e 150 interventi all'anno. Sono alcune delle caratteristiche che conferiscono agli ospedali il “bollino salvacuore” e che sono contenute in un manuale anti-infarto appena presentato a Bologna, in occasione del XXX Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE) in corso dal 20 al 23 ottobre. Lo hanno discusso e approvato la Società Italiana di Cardiologia Invasiva e la Federazione Italiana di Cardiologia, in collaborazione con il 118 e la Società Italiana di Medicina d’Urgenza (SIMEU) e gli esperti di Joint Commission, l'ente internazionale di certificazione della qualità in sanità che accredita strutture in tutto il mondo secondo criteri rigorosi e severi. Le linee guida indicano, per la prima volta in modo chiaro e condiviso, tutte le caratteristiche che dovrebbero essere proprie dei centri che accolgono pazienti con infarto: dalla tipologia della struttura alla formazione di ciascun operatore, dai trattamenti farmacologici praticati all'educazione e riabilitazione post-infarto da offrire, fino ad arrivare ai risultati clinici ottenibili in termini di vite salvate e di qualità della vita dei pazienti sopravvissuti. “Si tratta di un documento eccezionale perché per la prima volta cardiologi, emodinamisti, medici d’urgenza infermieri e 118, si sono seduti attorno a un tavolo a discutere non in astratto, ma cercando di individuare quali modalità organizzative mettere in atto per generare il miglior servizio possibile per tutti i pazienti – spiega Corrado Tamburino, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Invasiva e Direttore della Divisione di Cardiologia dell’Università di Catania - Ospedale Ferrarotto – Joint Commission, che da anni opera negli Stati Uniti e in tutto il mondo per migliorare la qualità delle strutture e dei servizi in sanità, ha sviluppato programmi e modelli che definiscono i comportamenti e le procedure da adottare per garantire le cure più adeguate ai pazienti. Una volta deciso di voler condividere l'indirizzo e le linee guida da seguire per la gestione dell'infarto nel nostro Paese, abbiamo perciò deciso di non seguire semplicemente il buonsenso o “inventarci” qualcosa, ma di affidarci all'esperienza e al metodo di Joint Commission, che per ogni settore medico ha già pronti protocolli specifici di Disease Specific Care. Gli standard sono molto severi, e oggi finalmente abbiamo parametri definiti e condivisi, che corrispondono ai criteri rigorosi di qualità definiti da Joint Commission”. Il “manuale anti-infarto” verrà offerto al Ministero della Salute, che lo ha commissionato per la programmazione dei Servizi di emodinamica del Paese, alle Regioni, che operano la programmazione sanitaria sul territorio, e soprattutto ai singoli responsabili di Ospedali e Unità Operative, che hanno anch'essi la possibilità di decidere l'organizzazione delle loro strutture. “Ci aspettiamo che queste linee guida vengano prese come riferimento dalle Regioni per l'accreditamento delle strutture ospedaliere, che devono garantire determinati standard di qualità: quelli da noi definiti sono molto scrupolosi e certamente portano a un servizio di buona qualità per il cittadino-paziente”, conclude Antonello Zangrandi, coautore del manuale e docente di Economia Aziendale all'Università di Parma.










