Verona è stata per tutta la scorsa settimana la capitale mondiale della medicina tropicale e salute internazionale. Il VI Congresso Europeo, ospitato nella prestigiosa sede del Palazzo della Gran Guardia, organizzato dalla Federazione delle Società Europee di Medicina Tropicale e Salute Internazionale (FESTMIH), assieme alla Società Italiana di Medicina Tropicale (SIMET) e al Centro per le Malattie Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar (Verona), ha visto la partecipazione di circa 1200 delegati provenienti da oltre 45 paesi dei cinque continenti. Il congresso si è concluso con la lettura di una “Dichiarazione di Verona” sul diritto alla salute come diritto umano fondamentale per tutte le persone, indipendentemente dalla loro origine, etnia e stato legale. Il congresso si è caratterizzato per l’alto profilo scientifico: oltre ottocento i contributi scientifici, tra lezioni magistrali, relazioni, dibattiti, tavole rotonde, comunicazioni e poster.
Fra i temi di particolare rilievo:
- La “Nuova Influenza” (A H1-N1): assieme alla “influenza dei polli” o aviaria (per ora scomparsa dai media ma ancora minaccia reale) è stata trattata da uno tra i massimi esperti mondiali, il Prof. Ab Osterhaus (Erasmus University di Rotterdam, Olanda), secondo il quale l’attuale presentazione benigna della nuova influenza si spiega fra l’altro con l’assenza, nel nuovo virus, di alcuni specifici marker correlati con la gravità clinica. Tuttavia, sostiene Osterhaus, l’evoluzione futura potrebbe essere sia quella di una pandemia “lieve”, sia quella di una pandemia a elevata mortalità, in seguito a ulteriori mutazioni del virus o a riassortimento del suo genoma con quello del virus stagionale. Vanno comunque precisate due cose: a) il virus non ha presentato mutazioni significative dall’inizio della pandemia; b) nei paesi dove è già circolato assieme all’influenza stagionale, non ha finora mostrato un riassortimento (o rimescolamento genetico) con lo stesso, tale da causare un aumento della virulenza. Potremmo concludere che ci troviamo certamente in una situazione di pandemia, che è giusto mantenere alta la guardia e cercare di proteggerci con il vaccino, ma che i rischi non vanno eccessivamente enfatizzati, perché attualmente lo scenario più probabile rimane quello di un’influenza benigna.
- Le notizie sono meno rassicuranti su altri fronti. Il Dr. Mario Raviglione, direttore del programma Stop Tb dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci ricorda che la tubercolosi causa da sola, ogni giorno, oltre due volte il numero totale di morti che la nuova influenza ha provocato in oltre quattro mesi. In totale, circa 1.700.000 morti all’anno. Perché questo tema non è di moda? Il problema della resistenza agli anti-tubercolari, dovuto essenzialmente al cattivo uso e agli abbandoni terapeutici (ricordiamo che la terapia è efficace ma deve essere proseguita per almeno sei mesi), sta diventando una vera emergenza in alcune parti del mondo, a cominciare dai paesi dell’ex-Unione Sovietica. Se questi ceppi multi resistenti si dovessero ulteriormente diffondere sarebbe una vera catastrofe planetaria, incomparabilmente più grave dell’influenza A. Come la nuova influenza, la TB non è una malattia tropicale. Certamente però, il problema è particolarmente grave in Africa, dove almeno mezzo milione di morti all’anno sono dovuti alla presenza contemporanea della tubercolosi e del virus HIV. È urgente assicurare il trattamento completo e efficace a tutti i nuovi casi, e al tempo stesso promuovere la ricerca di nuovi farmaci, vaccini e mezzi diagnostici.
- Venendo alla più tipica delle malattie tropicali, la malaria, che uccide ogni anno circa un milione di persone, in gran parte bambini africani, ci sono luci e ombre. Joe Cohen, il padre del vaccino antimalarico più vicino a essere approvato per l’uso umano, ci ha ricordato che il vaccino RTS,S/AS è arrivato finalmente alla fase 3 di studio clinico, quella che precede la registrazione e l’entrata in uso. Il vaccino ha un’efficacia di quasi il 50% contro la malaria grave. Siamo certamente lontani da un’efficacia ottimale, ma il vaccino deve essere considerato un’arma di lotta da affiancare alle altre: il trattamento efficace dei casi, la distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida, la lotta contro le zanzare. Auspicabile un aumento di investimenti per la ricerca, non solo nel campo dei vaccini, ma anche di insetticidi efficaci e non tossici, di mezzi diagnostici semplici e da mettere alla portata di tutti. Il vaccino, secondo Pedro Alonso, del CRESIB di Barcellona, dovrebbe entrare in uso al più tardi fra sei anni (secondo Cohen ce la potremmo fare anche in quattro anni). Secondo Christian Lengeler (Svizzera), Richard Feachem (USA) e lo stesso Pedro Alonso, il vaccino, assieme agli altri strumenti di controllo, renderà possibile nei prossimi anni l’obiettivo ambizioso dell’ eliminazione della malaria in molti paesi endemici. Feachem ci ricorda come la trasmissione della malaria sia già fortemente diminuita in molte zone. In altri paesi però la malaria non accenna a diminuire, come in Africa dell’Ovest.
- Il congresso non ha trascurato le cosiddette “Neglected Diseases” (malattie dimenticate o appunto trascurate): la “malattia del sonno”, la lebbra, la leishmaniosi, la schistosomiasi e le altre malattie parassitarie. La ricerca su queste malattie vede in primo piano anche l’università scaligera: la Prof. Marina Bentivoglio è tra i massimi esperti sugli aspetti neurologici della tripanosomiasi africana, più nota come malattia del sonno. Assieme agli altri partner di un progetto di ricerca europeo, Neurotryp, coordinato dallo svedese Krister Kristensson, Marina Bentivoglio sta mettendo a punto nuove tecniche di monitoraggio dello stadio di malattia e della risposta alla terapia, che potrebbero sostituire metodi invasivi come la puntura lombare, e aprire la strada anche allo sviluppo di nuovi farmaci. L’altra tripanosomiasi è quella americana, la cosiddetta “Malattia di Chagas”, che colpisce il cuore, l’intestino e altri organi e causa decine di migliaia di morti. Limitata all’America Latina, colpisce anche però migliaia di latinoamericani immigrati in Europa.
Il congresso ha organizzato, assieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, una tavola rotonda sul tema, da cui sono emerse linee guida condivise da rappresentanti della maggior parte dei paesi europei. L’Italia è probabilmente il secondo paese europeo, dopo la Spagna, per numero di casi, ma finora quelli diagnosticati (principalmente dal Centro di Negrar e dalla Clinica di Malattie infettive dell’Università di Firenze) sono solo la punta dell’iceberg. Poiché la malattia si può trasmettere dalla madre al feto, oltre che con le trasfusioni e il trapianto di organi, una strategia efficace di controllo si impone anche nel nostro paese, in coordinamento con gli altri paesi europei e con l’OMS. La Dr.ssa Giuseppina Napoletano, del Centro di riferimento regionale dell’USL 20 per la Medicina dei Viaggi, che ha recentemente concluso un accordo formale di collaborazione e
conslulenza con il centro di Negrar, ha espresso, anche a nome della Regione Veneto, l’auspicio che questa collaborazione contribuisca a implementare efficaci strategie di controllo.
- Malattie dimenticate o pazienti dimenticati? Il tema principale del congresso era proprio quello dell’equità, dei diritti umani e dell’accesso alle cure. Il comitato organizzatore ha voluto portare questi temi all’attenzione dei cittadini con due serate aperte al pubblico, che ha risposto numeroso all’appello. Il film “Come un uomo sulla terra” ha aperto uno squarcio su come vengono trattati gli immigrati africani, spesso sfuggiti alla repressione e alla fame, prima di riuscire (i più fortunati) a raggiungere le nostre coste.
Il dibattito su “Diritto alla salute o obbligo di malattia? L’accesso alla salute, dal Sud del mondo all’ immigrazione”, moderato da Gad Lerner, partendo da esempi di diritti negati in Congo e nell’Amazzonia brasiliana, è infine approdato anche ai temi “caldi” dei nostri giorni e nel nostro paese, con un dibattito sul tema scottante dei respingimenti di massa in Libia.
- Le due serate pubbliche vengono citate dal British Medical Journal.
Sul blog di quella che è una delle più prestigiose riviste mediche al mondo, uno degli “editors”, Domhnall Mac Auley, scrive tra l’altro: “Questo confronto tra la conferenza e la città è un esempio, e certamente un precedente, che può e deve essere copiato. Crea un legame tra salute e aspetti sociali, crea dialogo e partenariato, e coinvolge la popolazione locale. Il messaggio della conferenza è stato più che semplice retorica. È facile chiedere di ridurre il carico di sofferenza per malattia da dietro le porte chiuse di una comunità medica privilegiata. In questo caso la porta è stata in parte aperta, incoraggiando l’attivismo sociale a beneficio della salute”. (L’intero documento è scaricabile a questo link.










