Scambio di esperienze e risultati di ricerca “oltreoceano” per una loro immediata applicazione nella pratica clinica di tutti i giorni. Ma anche una partnership con scambi di docenti, studenti e giovani ricercatori. E’ quanto avverrà tra l’Azienda ospedaliera Sant’Andrea e l’University of California di San Diego (Stati Uniti) previsto nell’accordo scientifico-didattico, che darà anche la possibilità agli studenti romani di effettuare un periodo di studio ed esperienza nella scuola di medicina di San Diego. L’intesa internazionale è stata illustrata dal Preside della Seconda Facoltà di Medicina della Sapienza, Vincenzo Ziparo, insieme al Direttore Generale del Sant’Andrea, Vitaliano De Salazar, al Direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale romano, Salvatore Di Somma, e al Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di San Diego, David Brenner. Il Direttore Generale De Salazar è soddisfatto dell’iniziativa che permetterà all’azienda ospedaliera Sant’Andrea di lavorare in stretta collaborazione con un’Università americana tra quelle con una maggiore consolidata esperienza nel campo della medicina d’urgenza. “Provengo dal 118 - ha sottolineato De Salazar - e so quanto siano importanti i temi dell’ emergenza. Avere un partner così prestigioso ci inorgoglisce”. “E’ una collaborazione già attiva - ha spiegato il Preside Vincenzo Ziparo - che sarà rafforzata in futuro. Lo scambio d’esperienze avverrà specialmente nella ricerca traslazionale, ovvero quella che va direttamente dal laboratorio al letto del malato”. “Diagnosi veloce per una terapia ancora più tempestiva. Cerchiamo di velocizzare la diagnosi - ha sottolineato Di Somma - grazie ai biomarcatori che rendono più rapida l’individuazione di scompensi cardiaci, infezioni acute o polmoniti”. L’accordo prevede lo scambio di docenti tra le due università per fare ricerca, inviti per tenere conferenze ed attività didattica sia in Italia sia negli Usa Anche secondo Brenner il futuro sarà roseo. “L’accordo - conclude il preside americano - consegnerà a entrambe le università un impatto importante nella pratica clinica del futuro”.










