Utilizzato già da anni in chirurgia ortopedica, chirurgia maxillo-facciale, odontostomatologica, oculistica e nella terapia delle ulcere cutanee croniche, negli ultimi anni la ricerca ha consentito l’impiego del gel piastrinico anche in medicina estetica, per la biorivitalizzazione e il ringiovanimento cutaneo. “Il gel di piastrine – spiega la dottoressa Benedetta Palazzotti, Docente della Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fondazione Internazionale Fatebenefratelli (FIF), Roma – è un gel biologico ottenuto dalla combinazione di due componenti del sangue: il plasma ricco di piastrine, contenente numerosi ed importanti fattori di crescita capaci di stimolare meccanismi cellulari implicati nella riparazione e nella rigenerazione tessutale (angiogenesi, chemiotassi dei macrofagi, proliferazione e migrazione dei fibroblasti e sintesi di collagene), e trombina, quale reagente”. Il gel piastrinico è un prodotto per uso topico costituito da piastrine, prevalentemente di origine autologa, attivate prima dell’uso, che viene applicato dove è necessario favorire un processo riparativo. Il gel piastrinico è infatti in grado di stimolare la guarigione delle ferite, accelerare lo sviluppo dei tessuti ossei, ridurre il sanguinamento post-operatorio. Le piastrine attivate, sotto forma di gel, elaborano, immagazzinano e rilasciano numerosi fattori di crescita (PDGF, TGFalfa e beta, IGF I e II, EGF, VEGF) capaci tra l’altro di stimolare la replicazione delle cellule di origine mesenchimale ed esplicano azione chemiotattica verso polimorfonucleati, monociti e macrofagi. “Tra le diverse metodiche impiegate nella riparazione dei tessuti, una nuova tendenza è rappresentata dall’utilizzo di gel piastrinico e fattori di crescita. Il gel piastrinico – spiega il professor Valerio Cervelli, chirurgo plastico di Roma - è una metodica che consente l’utilizzo di fattori di crescita nella forma di Plasma ricco di piastrine (PRP, Platelet Rich Plasma ) per accelerare i processi di guarigione iniziali (attraverso bFGF, PDGF e IGF) e tardivi (attraverso EGF, VEGF, TGF-b, IGF), nell’osso e nei tessuti molli. Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dall’aprile 2007, sono stati trattati 63 pazienti con la metodica di Lipostructure (innesto di tessuto adiposo secondo Coleman dopo centrifugazione), utilizzata in associazione con il PRP. In particolare sono stati trattati con questa metodica 2 casi di sindrome di Romberg, 26 casi di ulcere degli arti inferiori, 6 casi di esiti di ustione e 29 casi di esiti cicatriziali. Grazie alla metodica di Lipostructure, utilizzata in combinazione con il Gel piastrinico, 51 pazienti hanno mostrato una riparazione dei tessuti più rapida mentre 12 pazienti hanno mostrato un tempo di riparazione sovrapponibile al gruppo di controllo. “La biostimolazione ricopre ormai un ruolo fondamentale in tutti gli ambulatori di medicina estetica – sostiene il dottor Antonio Rusciani, dermatologo (Roma) – e negli ultimi anni anche la ricerca si è mossa per garantire agli operatori di questo settore un'arma in più rappresentata da un biostimolante completamente autologo derivante dal sangue dei pazienti”.
L'autologus cellular rejuvenation (ACR) consiste appunto nell'impiego del PRP in campo estetico nella sua forma base, cioè plasma, piastrine e fattori di crescita estratti, attraverso un nuovo e rivoluzionario kit con filtro fisico, sottoforma di gel, dal sangue dei pazienti dopo una breve centrifugazione. “Tra le diverse metodiche impiegate nel ringiovanimento del volto – ricorda Cervelli - un nuovo trend è rappresentato dall’utilizzo di fattori di crescita e gel piastrinico. Con la metodica di Lipostructure (innesto di tessuto adiposo sec. Coleman dopo centrifugazione) utilizzata in associazione con il PRP, abbiamo trattato 15 pazienti, allo scopo di ripristinare i volumi e i profili del volto. 11 delle pazienti trattate hanno 8 mesi, 4 pazienti hanno mostrato un risultato sovrapponibile al gruppo di controllo trattato con solo innesto di tessuto adiposo. I risultati ottenuti e la soddisfazione espressa dai pazienti hanno motivato l’impiego di queste nuove metodiche”. Il lipofilling è una metodica ormai utilizzata da anni con successo sia per fini estetici che ricostruttivi.
“La presenza di cellule mesenchimali adulte nel tessuto adiposo – sostiene il professor Maurizio Valeriani, chirurgo plastico di Roma - ha suggerito nuovi possibili impieghi del lipofilling nella pratica chirurgica. In particolare molto promettente appare una nuova tecnica di lipofilling associata all’infiltrazione di gel piastrinico autologo. Le piastrine, separate mediante centrifugazione dal sangue intero, vengono indotte a degranulare e reinfiltrate nel derma profondo e nell’ipoderma. La liberazione di numerosi fattori di crescita nel tessuto lo prepara a ricevere l’innesto di adipociti maturi e di cellule mesenchimali adulte, inducendone probabilmente la differenziazione”.
“Da tutto questo si evince l’importanza
di questa metodica estremamente versatile e sicura – afferma il Segretario generale della SIME Emanuele Bartoletti -
perché prevede l’uso di materiale estratto dal paziente stesso, e rappresenta
uno dei cardini del futuro dei trattamenti di biostimolazione in medicina
estetica. Come la tossina botulinica, questa metodica viene integrata nella
nostra disciplina da un uso terapeutico e quindi con studi scientifici
rilevanti e una esperienza numerica notevole”

