Chi ha subito un attacco cardiaco può prevenire un ulteriore infarto e inaugurare una nuova vita di buone e sane abitudini. Purtroppo non sempre gli italiani ci riescono: dopo sei mesi, appena il 40 % di chi ha avuto un infarto, segue ancora le terapie prescritte dal cardiologo. Se invece medici e pazienti non abbassano la guardia ma si impegnano insieme il rischio di un secondo evento cardiovascolare si riduce della metà; soprattutto, i controlli clinici frequenti e programmati e un intervento educativo continuo e strutturato, permettono ai pazienti di acquisire finalmente uno stile di vita sano e li motivano a seguire con costanza le terapie. Lo dimostrano per la prima volta i risultati dello studio GOSPEL (GlObal Secondary Prevention strategiEs to Limit event recurrence).
La ricerca è stata condotta presso 78 Centri cardiologici ospedalieri italiani su 3241 pazienti con un’età media di 57 anni, che avevano subito un infarto del miocardio nei tre mesi precedenti l’ingresso nello studio. Dopo le prime 3-6 settimane dalla dimissione dall’ospedale, i partecipanti sono stati divisi in due gruppi per seguire due diversi programmi: la strategia standard che prevedeva nel primo anno visite di controllo una volta ogni sei mesi, seguite poi da richiami annuali e il programma di intervento intensivo che richiedeva controlli mensili nel primo semestre, seguiti da una visita ogni sei mesi nei tre anni successivi. Ogni visita prevedeva una o più sedute di allenamento fisico e soprattutto un programma breve (due, tre sedute) di educazione alla salute per incoraggiare i singoli pazienti a proseguire la terapia raccomandata, acquisire e mantenere abitudini alimentari corrette e un buon controllo del peso, smettere di fumare, gestire al meglio lo stress e aumentare l’attività fisica. In poche parole, ogni incontro è stata l’occasione buona per ribadire l’importanza di uno stile di vita sano, anche e soprattutto dopo un infarto. Dopo tre anni i pazienti che hanno avuto i medici alle costole si sono rivelati molto più ligi alle regole e hanno guadagnato in salute, prima di tutto dimezzando il rischio di un nuovo infarto.









