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RICERCA CORONAVIRUS, CHI E' SOVRAPPESO RISCHIA DI PIU'

Con il sovrappeso e l'obesita' il rischio Covid aumenta. La conferma arriva da uno studio promosso e coordinato dall'Emilia-Romagna, in particolare dal centro di Chirurgia Bariatrica dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, in collaborazione con i centri di Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Bologna.

In Emilia-Romagna l'obesita' interessa oltre 350.000 adulti, come emerge dai dati del servizio di prevenzione collettiva e sanita' pubblica della Regione. Seicento i pazienti ammalatisi di Covid-19 coinvolti nello studio, che ha messo a confronto quelli operati con la chirurgia bariatrica (ovvero l'insieme degli interventi chirurgici utilizzati per il trattamento dell'obesita') negli ultimi 12 mesi, con quelli in attesa di intervento. Questi ultimi hanno avuto sintomi piu' severi, e per loro e' stato necessario un maggior ricorso al ricovero in terapia intensiva.

Pubblicato su "Obesity Surgery", rivista di riferimento internazionale del settore e classificata come Q1 (prima posizione per impact factor) tra le riviste chirurgiche, lo studio rappresenta un'ulteriore riprova di come l'obesita' sia fattore di rischio rispetto al Covid, oltre che per la maggior parte delle patologie: da quelle dell'apparato cardiorespiratorio alle oncologiche, al diabete e alle altre patologie croniche. "Ancora una volta, grazie al lavoro di squadra dei nostri professionisti, questa regione puo' offrire un contributo importante alla ricerca", commenta l'assessore regionale alla Sanita' Raffaele Donini.  

E dai dati "emerge anche che l'atteggiamento degli emiliano-romagnoli rispetto ai corretti stili di vita, a partire dall'alimentazione e dal movimento, e' di grande attenzione: c'e' una diminuzione tra le persone in sovrappeso, mentre aumentano quelle che praticano attivita' fisica. Siamo in una situazione migliore rispetto alla media nazionale- prosegue Donini- ma questo non deve farci abbassare la guardia. Le persone obese rischiano la salute, in tante patologie, e ora anche con il Covid-19".

A illustrare lo studio dell'azienda ospedaliero-universitaria di Parma e' il primo firmatario della pubblicazione, il dottor Federico Marchesi, responsabile del programma di Chirurgia Bariatrica e delle prime vie digerenti dell'ospedale Maggiore, che fa capo alla Clinica Chirurgica generale diretta da Paolo Del Rio. "Lo studio e' nato nel momento di massima virulenza del virus, con l'obiettivo di valutare se la chirurgia dell'obesita', gia' protettiva per le patologie correlate, lo fosse anche nei confronti dell'infezione da Covid-19" spiega Marchesi.

"In collaborazione con gli altri centri emiliani, abbiamo confrontato i sintomi della malattia nei pazienti operati da almeno 12 mesi con i sintomi manifestatisi in pazienti obesi in attesa di intervento, e abbiamo riscontrato che i pazienti operati hanno contratto forme di infezione piu' lieve con un minor tasso di ricoveri ospedalieri e un minor ricorso alle terapie intensive".

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