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Farmaci Biosimilari: opportunita' per razionalizzare la spesa farmaceutica

Deficit sanitari e razionalizzazione della spesa impongono maggiore attenzione alle risorse e all’accesso alla cura dei pazienti. In questo scenario si inseriscono i farmaci biosimilari, ossia quei farmaci comparabili in termini di efficacia e sicurezza ad un farmaco biotecnologico già in commercio il cui brevetto è scaduto, ma ad un costo inferiore.

Disponibili in Italia dal 2007, ma con una penetrazione che cambia da Regione a Regione. In particolare guardando ai dati nel Lazio, l’epoetina biosimilare (farmaco per il trattamento dell’anemia causata da insufficienza renale cronica e dell’anemia nei pazienti adulti sottoposti a chemioterapia) ha una penetrazione dell’8%, molto più bassa rispetto alla media di utilizzo in Italia pari al 22%.

Altro farmaco disponibile anche come biosimilare è il G-CSF (ormone della crescita) che ha una quota di mercato pari solo al 24%, rispetto alla media italiana del 48%. Proprio sull’utilizzo di questi farmaci nella regione Lazio, si è fatto oggi il punto a Roma in occasione dell’evento promosso da Sandoz “I biosimilari, ‘best practice’: esperienze a confronto”.

 

Nel resto d’Italia l’utilizzo dei biosimilari è ormai una realtà consolidata” afferma la Dott.ssa Roberta Di Turi - Direttore UOC Farmacia Ospedaliera e UOCI Assistenza Farmaceutica Territoriale, ASL Roma DLa Regione Lazio ha impartito istruzioni con un po’ di ritardo rispetto alle altre regioni ed al resto di Europa invitando (da circa un paio di anni) i clinici prescrittori all’uso dei biosimilari nei pazienti cosiddetti naïve, ma con scarso successo. Nella ASL Roma D, grazie ad un’attenta opera di sensibilizzazione e spirito di collaborazione attiva dei clinici l’uso dei biosimilari è molto cresciuto in termini percentuali”.

Una delle aree terapeutiche, nella quale sono oggi utilizzati i farmaci biosimilari, è la nefrologia, ed in particolare l’area della cura dell’anemia connessa all’insufficienza renale.

 

I farmaci biotecnologici e i loro successori biosimilari hanno rappresentato una terapia risolutiva dell’annoso problema dell’anemia, cambiando lo status fisico dei nostri pazienti, che non solo non dovevano più sottoporsi a frequenti e pericolose trasfusioni, ma godevano decisamente di una migliore qualità di vita” dichiara il Dott. Massimo Morosetti, Direttore UOC Nefrologia e Dialisi, Ospedale Giovan Battista Grassi di RomaDi concerto con il dipartimento del farmaco del mio ospedale, abbiamo analizzato l’impatto farmaco economico derivato dall’impiego dei biosimilari nella terapia dell’anemia. L’analisi dei risultati mostra che i pazienti hanno tutti mantenuto i target della terapia dell’anemia all’interno dei limiti consigliati dalle linee guida, senza incidenza di effetti collaterali se non come già osservato di recente con gli originator”.

 

Molte però sono ancora le questioni irrisolte che influiscono sulla penetrazione dei farmaci biosimilari nelle diverse Regioni e dagli esperti emerge la necessità di oltrepassare le barriere culturali, a vantaggio dei pazienti e del Sistema Sanitario Nazionale, potenziando l’informazione scientifica. Stanno scadendo i brevetti di molti importanti farmaci biotecnologici, che hanno rappresentato una svolta nella cura di patologie come l’artrite e il cancro. Questo sta aprendo la strada all’ingresso di nuovi farmaci biosimilari, anche in altre aree terapeutiche ad alto costo. Importante quindi agire per una maggiore informazione, per adottare soluzioni in grado di promuovere la penetrazione dei farmaci biosimilari come opportunità per la razionalizzazione della spesa farmaceutica e per il potenziamento dell’accesso alle cure per un numero maggiore di pazienti.

 

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